Napoli (Fli): “Le prostitute della politica” – AUDIO. Putiferio, poi le scuse

Angela Napoli è nel novero dei parlamentari eletti nelle file del Popolo delle Libertà e trasmigrati in Futuro e Libertà: membro della Commissione parlamentare Antimafia, da qualche anno vive sotto scorta per l’impegno a contrastare la criminalità organizzata.

Ha fatto della lotta alla legalità sostenuta (quantomeno nella teoria) con intransigenza da Gianfranco Fini un cavallo di battaglia irrinunciabile: quando c’è stato da scegliere in che schieramento proseguire il proprio operato politico, non ha avuto dubbi. E l’ex An si è accodata ai finiani.

In tal senso, è da qualche mese al centro di polemiche politico-istituzionali nè più nè meno di Italo Bocchino e degli altri sostenitori della linea programmatica del Presidente della Camera ma un’intervista concessa oggi a Claus Davi le ha fruttato le prime posizioni delle home pages dei maggiori siti nazionali.

Che avrà mai detto? Effettivamente, il senso delle frasi pronunciate dalla Napoli è tale da provocare una reazione veemente. Dice la dirigente scolastica parlando delle ex colleghe di partito (PdL): “Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite“.

Bossi – Di Pietro: “ELEZIONI”

Le dichiarazioni di Umberto Bossi e Antonio Di Pietro, pur differendo in maniera notevole nella forma e nei contenuti, portano allo stesso obiettivo: elezioni anticipate. Lega Nord e Italia dei Valori hanno dalla loro il supporto dei sondaggi, che danno entrambe le forze politiche in crescita di consensi, e vivono l’attuale crisi dell’esecutivo nella convinzione che un processo di appianamento delle divergenze in corso sia oramai impensabile.

Il leader di IdV, intervenuto in chat a repubblica.it analizza lo stato delle cose e non risparmia critiche feroci ad alcuna componente del centro destra, puntando il dito anche sul Presidente della Camera – Gianfranco Fini – per un atteggiamento da leggersi come cerchiobottista: “Berlusconi e Bossi devono andare al Colle ma per dimettersi. Non hanno la loro maggioranza, hanno tradito il mandato ricevuto dagli elettori. Hanno fatto solo leggi personali e per la cricca, e oggi se ne accorge anche Fini. Il presidente della Camera fa il mio stesso discorso la differenza è che io sto all’opposizione, mentre lui riconferma la fiducia a Berlusconi. Ecco perché non gli faccio sconti“.

Iran – Sakineh, lapidazione sospesa

Tam tam, manifestazioni, appelli, proclami, richieste ufficiali e – soprattutto – l’incessante presenza di una società civile unita, compatta, determinata. Sposare un obiettivo – quello di salvare la vita di Sakineh Ashtiani (43 anni e madre di due figli), condannata a morte con la formula della lapidazione dal Governo dell’Iran per il reato di adulterio – in nome di un riferimento imprescindibile e universale – quello dei diritti umani. Capita spesso (l’ultimo caso che viene in mente è quello del Presidente della camera, Gianfranco Fini) di fare ricorso all’espressione “tanto rumore per nulla” al fine di indicare la staticità di un evento. Che non evolve.

Invece stavolta tanto clamore (ci eravamo lasciati alla punizione di 99 frustate che sarebbe stata eseguita qualche giorno fa) pare sia servito per un piccolo (o grandissimo, diranno gli sviluppi) passo in avanti: l’annuncio odierno, per bocca di un portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, è che la lapidazione nei confronti di Sakineh è stata sospesa. “Il verdetto riguardo la vicenda di tradimento extraconiugale è stato bloccato ed è stato sottoposto a revisione”.

Telebavaglio: Pd, io speriamo che me la cavo

La nuova puntata di Telebavaglio, in onda su ilfattoquotidiano.it e su Current, canale 130 di Sky, fa le pulci al Partito Democratico. Ospite della redazione del Fatto Quotidiano e di Carlo Tecce e Stefano Feltri – nonché di un’agguerritissima ragazza di 18 anni, Roberta Covelli, attivista di Qui Milano Libera, è Nicola Latorre, dalemiano e piddino pugliese.

A sorpresa, apre a Nichi Vendola: “è una risorsa imprescindibile per noi”. La priorità resta comunque quella di cacciare Berlusconi. E si dice non della stessa opinione di Piero Fassino, che ha definito squadristi i contestatori di Schifani. Anche se sul presidente del Senato non si bottona.

Fini risponde a Mentana – VIDEO

Provate a dirlo, a Gianfranco Fini, che la presidenza della Camera è diventato un problema politico tale da giustificare la richiesta di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi – inoltrata al Presidente della repubblica – di risolvere l’inghippo.

Vi risponderebbe nella stessa maniera in cui ha deciso di farlo a La7, ospite nella serata di martedì 7 settembre del telegiornale diretto da Enrico Mentana: “Tanto rumore per nulla: da Napolitano non ci andranno perché dimostrerebbero di essere degli analfabeti in diritto costituzionale. Nessuno può indurre quelle dimissioni. Se vedranno il presidente della Repubblica sarà per parlare della situazione politica e questo mi sembra ben doveroso. Nessuna dimissione a meno che non si dimostri che sono venuto meno all’unico dovere che ha il presidente della Camera, ossia rappresentare la Camera e assicurare il buon andamento dei lavori“.

Se il patrimonio della Sinistra sbarca ad Atreju

La notizia è a pagina 6 del Corriere della Sera di oggi. Ed è di quelle che fanno fare (ad alcuni) un salto sulla sedia. “I giovani ex An puntano su Guccini e De Gregori”. Non si può fare a meno di leggerla. Lo staff di Atreju, la Festa nazionale della Giovane Italia – dei giovani del Pdl, organizzata da Giorgia Meloni ed ex festa dei giovani di An – che partirà domani a Roma, ha scelto, tra le altre, due canzoni. E due artisti, di conseguenza. Viva l’Italia di Francesco De Gregori, e  Dio è morto di Francesco Guccini.

Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, spiega: “Ho solo visto i titoli. E ho preso quelli che si abbinavano meglio ai temi delle tavole rotonde. Perché, Viva l’Italia è antifascista? Ma non lo sapevo. Comunque a me il contenuto non interessa. Non credo che nè Berlusconi né De Gregori si offendano. E che, allora se io sono di destra non devo sentire Guccini? E poi non so, magari nel caso del premier non la metteremo… Ma davvero, nessun problema”.

Qui il testo di Dio è morto, e qui quello di Viva l’Italia.

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Pollica, omicidio Vassallo: l’Antimafia indaga, Napolitano chiede chiarezza

Trafitto il cuore, centrato il petto, aperta la gola. Angelo Vassallo, ucciso con una quantità imprecisata di colpi di pistola (proiettili calibro 9×21: si dice siano arrivati nove colpi ma non si ha ancora certezza in tal senso) nelle prime ore della serata di domenica 5 settembre, di mestiere faceva l’imprenditore nel settore ittico e conciliava la sua attività con quella di Sindaco di Pollica, comune del cilentino in provincia di Salerno.

Di rientro a casa (ubicata ad Acciaroli, piccola frazione del comune), non ha fatto in tempo a scendere dalla macchina (Audi Grigia, trovata con il freno a mano tirato) per evitare la ferocia del/degli aggressore/i. Morto sul colpo in seguito a quella che ha assunto sempre più – col passare delle ore, dei minuti, con l’intensificarsi delle indagini – le fattezze di una vendetta (o una punizione) di stampo camorristico.

PRIME RIFLESSIONI. 57 anni dei quali gli ultimi 5 da primo cittadino – esponente del Partito Democratico, a cui tuttavia non risparmiava critiche – contraddistinti da una attività incessante rispetto a tematiche quali legalità, rispetto ambientale, autosostentamento economico del comune di appartenenza attraverso l’investimento turistico.

Si parte da qui – l’impegno morale e civico volto al rispetto della legalità – per trovare una motivazione e riempire di contenuti un omiciio che rientra ancora nei casi irrisolti. Il Pubblico Ministero Alfredo Greco, cui erano state affidate le indagini (prima che la competenza diventasse dell’Antimafia), fa il punto della situazione: “Esecuzione cattiva con troppi colpi per un omicidio. Negli ultimi tempi era preoccupato e mi teneva costantemente informato sugli sviluppi di alcune vicende. Era un uomo che si batteva contro l’illegalità, sempre in prima linea. Quando accadeva qualcosa di particolare sul suo territorio, me lo segnalava“. Vassallo, quindi, era per la comunità cilentina un riferimento importante: simbolo di giustizia, fautore di legalità.

Arcore, Berlusconi – Bossi a Napolitano: “Fini non sia più Presidente della Camera”

E’ il primo passo verso le elezioni: a novembre (difficile) o a marzo, quando il bell’assist garantito dalle amministrative consentirebbe di prendere due piccioni con una fava. Il vertice di Arcore tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi si è concluso con una linea strategica che – pur avendo le urne quale momento decisivo – passa attraverso l’estremo tentativo al fine di scongiurare la tornata elettorale.

Nel corso dell’incontro tenutosi ad Arcore, le dichiarazioni dell’on. Gianfranco Fini sono state unanimemente giudicate inaccettabili. Le sue parole sono la chiara dimostrazione che svolge un ruolo di parte ostile alle forze di maggioranza e al governo, del tutto incompatibile con il ruolo super partes di presidente della Camera“: il da farsi è sancito. Richiesta di incontro con Giorgio Napolitano per chiedere che si interfacci con la terza carica istituzionale e lo convinca a lasciare la Presidenza della Camera: “Il presidente Berlusconi e il ministro Bossi nei prossimi giorni chiederanno di incontrare il presidente della Repubblica per rappresentargli la grave situazione che pone seri problemi al regolare funzionamento delle istituzioni“.

E Fini parlò

E va bene. Gianfranco Fini ha parlato. E si sono verificate scene inedite, nel panorama dell’opinione pubblica italiana. Sono stati organizzati incontri per assistere all’evento. In molti hanno guardato a quel palco di Mirabello accompagnati da patatine e vino bianco in quantità. Non per festeggiare, o almeno non necessariamente: ma per ascoltare. In perfetto stile finale di calcio.

E ora, che faremo? Nell’attesa di nuove emozioni – condivisibili o meno che siano, emozioni (che mancano, in questo scenario italicissimo. Ma che forse non sono più così lontane) – ci consoliamo analizzando la tag cloud del discorso del leader di Futuro e Libertà a Mirabello. Quella delle parole chiave è un’analidi che è stato portata avanti da più parti. E con una battuta di Spinoza.it tratta dall’ultimo, ottimo post.

“Fini ha tradito i suoi elettori”, ha dichiarato l’ex segretario del Partito Radicale, ora portavoce del Pdl.

Lega Nord, Bossi – Maroni a Berlusconi: “Voto subito”

Non solo i colonnelli dell’allora An: non è piaciuto neppure a Umberto Bossi l’intervento di Gianfranco Fini, anzi: la Lega Nord non l’ha digerito affatto e – nelle parole: tra le righe, in maniera diretta – pronunciate dal Presidente della Camera a Mirabello hanno ritrovato un attacco diretto nei confronti del Carroccio.

Tanto basta per surriscaldare gli animi e infiammare il popolo leghista, a partire dai vertici dello stesso. Il Senatur e Roberto Maroni hanno parlato a nome del partito e, in attesa dell’incontro che in serata vedrà Silvio Berlusconi faccia a faccia con il leader della Lega per studiare il da farsi, hanno preso posizione rispetto alle accuse trasversali dell’ex An.

Ad aprire le danze della dialettica ci pensa il Ministro dell’Interno: “Si vada al voto anche domani, non c’è alternativa. Mi pare evidente che sia rinata Alleanza Nazionale, un partito che assicura gli interessi del sud più che quelli della Padania che per Fini non esiste ma per noi esiste eccome“.

Arlacchi autosospeso da Italia dei Valori: “Di Pietro, perchè la corsa su Grillo?”

Pino Arlacchi, sociologo ed eurodeputato di Italia dei Valori, decide di autosospendersi dal partito: non rappresenterà più IdV per un periodo di tempo non precisato. “Occorrerà che vi sia una inversione di tendenza, fino a quel momento non torno indietro“.

A indispettire il politico – legato da rapporti di amicizia con i compianti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – sono state le parole di Antonio Di Pietro in occasione della contestazione al Presidente del Senato – Renato Schifani – alla festa del Partito Democratico (Torino). Nella circostanza – in seguito all’azione di disturbo di popolo viola e grillini – il leader di IdV si era espresso in sostegno dei manifestanti: “Sono semplicemente difensori del legalità, della democrazia e degli onesti cittadini. E’ ora di dire basta a questa ipocrisia imperante“.

E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di casa Arlacchi: “Mi autosospendo dal partito, così non si va avanti. La deriva estremista del partito mi preocccupa e l’ultima presa di posizione di Di Pietro va oltre“. Storie politiche e personali – quella di Arlacchi e quella di Schifani – a tal punto differenti che riesce difficile individuare nella figura dell’esponente PdL il motivo di rottura tra l’IdV e l’ex magistrato.

Ex An del PdL: da La Russa ad Alemanno, tutti contro Fini

Lo strappo di Mirabello, la vendetta del generale, il primo passo verso un nuovo partito, l’ufficializzazione della diaspora dei finiani, l’addio di Gianfranco Fini: comunque la si metta, ciascuna delle definizioni arriva a tradursi in una evidente crisi di Governo che rischia di non essere accantonata neppure dalla volontà di sostenere l’Esecutivo attraverso un accordo elettorale strutturato su cinque punti programmatici.

Le parole del Presidente della Camera sono di lettura lineare: nella personalissima sfida con Silvio Berlusconi (a chi riesce ad addossare all’altro l’esaurimento dell’esperienza governativa), Fini ha optato per la rottura definitiva con il Premier (il cui colpo da maestro era stato quello – il giorno pecedente a Mirabello – di rinunciare al processo breve per scaricare ogni responsabilità del divorzio sul cofondatore del PdL) rendendo conto non più al Presidente del Consiglio ma ai soli elettori del Popolo delle Libertà, verso i quali ha cercato di manifestare le proprie ragioni e il dissenso rispetto all’esperienza politica recente.

Senza trascurare – anzi, intenzionato a togliersi qualche sassolino dalla scarpa – la plemica nei confronti degli ex alleati di Alleanza Nazionale. In quel “I colonnelli hanno cambiato generale, il PdL non c’è più ma si è trasformato in una estensione di Forza Italia” il rimando più significativo è nell’allusione a chi – figure di spicco dell’allora An – ha scelto di restare fedele a Berlusconi.

E, per un Mirko Tremaglia che alla veneranda età di 84 anni decide di stare di fianco a Fini in uno dei passaggi politici più significativi per la storia della terza carica istituzionale, c’è un Ignazio La Russa con il dito puntato verso l’ex segretario che rigetta ogni accusa e la rispedisce al mittente. I passaggi più significativi dell’intervista concessa dal Ministro della Difesa a Il Giornale di Vittorio Feltri meritano di essre riproposti. Il coordinatore del PdL non si rispramia nell’invettiva: “Fini non ha avuto il coraggio di usare il termine traditore, ma ha detto di peggio, una bugia: che abbiamo cambiato generale e siamo pronti a cambiarlo ancora. Il generale ce l’ha indicato lui, la scelta di fare il Pdl noi l’abbiamo condivisa ma l’ha decisa lui. Vedere il proprio generale cambiare bandiera è una tristezza: noi siamo andati avanti sul progetto che ci era comune su immigrazione, sicurezza, identità nazionale. Sulla legge elettorale e sulle riforme è Fini che ha cambiato bandiera: non ho ascoltato l’intervento perchè ero sicuro di cosa avrebbe detto. Il discorso? Solo un tentativo di tenere insieme i vagoni a velocità variabile di chi in questo momento è vicino a lui con ragioni spesso contrastanti. Il Pdl non è morto, è vivo così come non è morta An quando è uscito Storace o quando al primo congresso uscì Rauti. I progetti sopravvivono alle scelte degli uomini. Ai finiani direi di uscire dalla strategia dell’ambiguità: se il Pdl è morto, dimettetevi dal Pdl. Di Mirabello 2010 mi resta la sensazione di sapere che Tatarella e Almirante si rivoltano nella tomba“.

Discorso Fini [VIDEO]: le reazioni della politica

Gianfranco Fini ha raggiunto l’obiettivo: Mirabello è stato teatro in cui il Presidente della Camera, attraverso un discorso determinato e trasversale, ha posto la propria candidatura (e quella di Futuro e Libertà) quale alternativa concreta nei confronti di Silvio Berlusconi (“metodi tipici del peggiore stalinismo”) e del PdL (“Non c’è più: imposssibile tornare in qualcosa che ha smesso di esistere”). Stoccate importanti agli ex alleati e all’informazione che fa capo al Premier (“aAttacchi personali infami ma lo stile Boffo non fa paura”, “I telegiornali sembrano fotocopie dei fogli d’ordine del Pdl”), frecciate ai compagni di una vita dentro Alleanza Nazionale (“I colonnelli hanno cambiato generale”), ridimensionamento politico della lega Nord (“Appiattirsi sulle posizioni di partito regionale non ha motivo di essere”), apertura alle opposizioni (“Cerchiamo di fare le riforme coinvolgendo tutti”) ed ennesima conferma del fatto che Fli non volterà le spalle alle indicazioni elettorali e sosterrà l’Esecutivo rispetto ai cinque punti programmatici (“Ma nel merito ci deve essere un confronto”).

Non solo: Fini si issa a paladino di etica e morale riaffermando la priorità di alcuni punti (onestà, pluralismo, difesa dell’operato dei giudici e della magistratura) dai quali occorre ripartire. Non sono mancate le indicazioni più squisitamente politiche (“Giusta protesta di precari della scuola e forze di polizia rispetto alle decisioni del Governo, inammissibile un Paese dove un giovane su quattro è disoccupato, impensabile una Nazione che possa fare a meno del Ministro dello Sviluppo economico, codice etico per gli amministratori, Federalismo che tenga conto delle esigenze del Paese”) e non potevano venire meno neppure le reazioni partitiche rispetto alle frasi del Presidente della Camera.

L’attacco degli esponenti del PdL è scontato: la sensazione è che Fini punti al voto senza addossarsi le colpe della rottura, la strategia è di bocciare in toto le parole della terza carica istituzionale e rimarcare l’astio nei confronti della figura del Premier.

Mirabello, Fini: “Il PdL non c’è più. Berlusconi come il peggior stalinista: fedeli a elettori, ripartire da etica e onestà”

LE DICHIARAZIONI
Roberto Maroni, Ministro dell’Interno: “Governo, oggi si decide”
Angelino Alfano, Ministro della Giustizia: “Processo breve sottratto dai punti programmatici”
Italo Bocchino, portavoce Futuro e Libertà: “Qui invocano un nuovo partito”. “Fini inaggirabile”. “E’ il popolo di un leader, Fini”
Gianfranco Fini (a pranzo con i deputati Fli): “Siate granitici e utilizzate una lingua sola”. “Rispetteremo il patto con gli elettori”
Carmelo Briguglio (Fli): “Nuovo partito quando lo dirà Fini”
Francesco Storace, La Destra: “Montecarlo, Fini chiarisca”

LE PREMESSE
Alle 18 di domenica 5 settembre Gianfranco Fini prende la parola da Mirabello (Fe) nel corso della Festa del Tricolore. L’attesa per le parole del leader di Futuro e Libertà (gruppo parlamentare creato dai dissidenti del PdL) cresce con il passare dei minuti anche perchè – da ciò che dirà il Presidente della Camera – sarà poi possibile ricomporre i tasselli e capire. In primo luogo, se l’Esecutivo attuale ha margini per proseguire il lavoro iniziato lo scorso aprile 2008.

Delle divergenze tra Fini e Silvio Berlusconi (ma anche tra i finiani e i berlusconiani) si è detto abbondantemente: un rapporto che si è incrinato con il passare dei mesi e che ha avuto l’apice negativo nella decisione assunta dall’Ufficio di presidenza del Popolo delle Libertà lo scorso 29 luglio, quando Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio vennero deferiti al collegio dei probiviri e le posizioni di Gianfranco Fini dichiarate di fatto incompatibili con i principi ispiratori del Pdl.

Nella conferenza stampa del giorno dopo, Fini sfidò a muso duro gli artefici di quella decisione sostenendo: “In 2 ore sono stato espulso dal partito che ho contribuito a fondare…Nessuno mi ha permesso di difendermi“. Sono succeduti giorni di scontri e polemiche vissute in primo luogo sulle pagine dei giornali, dove non è mancato il tentativo di screditare la terza carica istituzionale attraverso una campagna mediatica volta a colpirne l’inataccabilità morale ed etica (vedi caso Tulliani-Montecarlo) e nei quali le parti hanno delineato in maniera sempre più evidente le proprie differenze.

Però: nè il PdL nè Fli hanno intenzione di rompere l’allenaza sottoscritta in sede elettorale senza motivo concreto, comprensibile e spendibile (tradotto: senza che sia l’altra delle due parti a causarne oggettivamente la rottura). Si sta discutendo da tempo sulla opportunità di consentire al Governo di completare il mandato attraverso la sottoscrizione di punti programmatici (cinque) da condividere: riforma tributaria e federalismo fiscale, sicurezza, immigrazione, rilancio del Sud e giustizia.

A tenere distanti le parti, il tentativo del PdL di inserire nel novero delle cose da fare anche la cosiddetta legge sul “processo breve”: i finiani non l’avrebbero avvallata, pareva motivo di rottura annunciata e invece. Solito colpo a effetto di Berlusconi a scombussolare i piani: a poco più di 24 ore dall’intervento di Fini, il Premier cancella dall’elenco proprio il processo breve. Non rientrerà nei punti di programma: “Adesso la rottura sarà solo colpa sua: questa Fini non se l’aspettava proprio eh?“, avrebbe confidato Berlusconi ai più fidati. Non c’è che attendere, a questo punto, la replica di Fini.

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