Ex An del PdL: da La Russa ad Alemanno, tutti contro Fini

di Joel 2

Lo strappo di Mirabello, la vendetta del generale, il primo passo verso un nuovo partito, l’ufficializzazione della diaspora dei finiani, l’addio di Gianfranco Fini: comunque la si metta, ciascuna delle definizioni arriva a tradursi in una evidente crisi di Governo che rischia di non essere accantonata neppure dalla volontà di sostenere l’Esecutivo attraverso un accordo elettorale strutturato su cinque punti programmatici.

Le parole del Presidente della Camera sono di lettura lineare: nella personalissima sfida con Silvio Berlusconi (a chi riesce ad addossare all’altro l’esaurimento dell’esperienza governativa), Fini ha optato per la rottura definitiva con il Premier (il cui colpo da maestro era stato quello – il giorno pecedente a Mirabello – di rinunciare al processo breve per scaricare ogni responsabilità del divorzio sul cofondatore del PdL) rendendo conto non più al Presidente del Consiglio ma ai soli elettori del Popolo delle Libertà, verso i quali ha cercato di manifestare le proprie ragioni e il dissenso rispetto all’esperienza politica recente.

Senza trascurare – anzi, intenzionato a togliersi qualche sassolino dalla scarpa – la plemica nei confronti degli ex alleati di Alleanza Nazionale. In quel “I colonnelli hanno cambiato generale, il PdL non c’è più ma si è trasformato in una estensione di Forza Italia” il rimando più significativo è nell’allusione a chi – figure di spicco dell’allora An – ha scelto di restare fedele a Berlusconi.

E, per un Mirko Tremaglia che alla veneranda età di 84 anni decide di stare di fianco a Fini in uno dei passaggi politici più significativi per la storia della terza carica istituzionale, c’è un Ignazio La Russa con il dito puntato verso l’ex segretario che rigetta ogni accusa e la rispedisce al mittente. I passaggi più significativi dell’intervista concessa dal Ministro della Difesa a Il Giornale di Vittorio Feltri meritano di essre riproposti. Il coordinatore del PdL non si rispramia nell’invettiva: “Fini non ha avuto il coraggio di usare il termine traditore, ma ha detto di peggio, una bugia: che abbiamo cambiato generale e siamo pronti a cambiarlo ancora. Il generale ce l’ha indicato lui, la scelta di fare il Pdl noi l’abbiamo condivisa ma l’ha decisa lui. Vedere il proprio generale cambiare bandiera è una tristezza: noi siamo andati avanti sul progetto che ci era comune su immigrazione, sicurezza, identità nazionale. Sulla legge elettorale e sulle riforme è Fini che ha cambiato bandiera: non ho ascoltato l’intervento perchè ero sicuro di cosa avrebbe detto. Il discorso? Solo un tentativo di tenere insieme i vagoni a velocità variabile di chi in questo momento è vicino a lui con ragioni spesso contrastanti. Il Pdl non è morto, è vivo così come non è morta An quando è uscito Storace o quando al primo congresso uscì Rauti. I progetti sopravvivono alle scelte degli uomini. Ai finiani direi di uscire dalla strategia dell’ambiguità: se il Pdl è morto, dimettetevi dal Pdl. Di Mirabello 2010 mi resta la sensazione di sapere che Tatarella e Almirante si rivoltano nella tomba“.

Amare le parole di Gianni Alemanno, sindaco di Roma, che ha preso atto del pensiero di Fini e ha chiosato: “Nel suo discorso ha fatto parlare più il risentimento verso Berlusconi e il Pdl che la politica. Quello che c’è di politico è che è oramai irreversibile la fuoriuscita di Futuro e Libertà dal Pdl“.

Chiude Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl in Senato, e – tra i tre – pare il più incattivito nei confronti di Fini: “Affermazioni ridicole. Noi non abbiamo cambiato le nostre idee; Fini invece sì, a partire dall’immigrazione e dalle coppie di fatto di cui non ha parlato. La gente giudicherà l’incoerenza delle sue affermazioni ridicole. Comunque meglio i colonnelli che i cognati“.

Commenti (2)

  1. Caro Ignazio, condivido in toto le tue parole. Peccato che io invece, a differenza di te, il discorso l’abbia ascoltato tutto dall’inizio alla fine; e mi sono anche vergognato per lui. Ha cercato di mascherare la sua invidia e odio per Berlusconi dietro una finta fedeltà alle Istituzioni. Ha accusato d’infamia “Il Giornale” e “Libero” per l’appartamento di Montecarlo, senza dare spiegazione alcuna. Ha difeso i magistrati per proprio tornaconto. Ha strizzato l’occhio a Casini e alla sinistra, preparandosi il terreno per una possibile allenza, il tutto vergognosamente continuando a rimanere all’interno del Governo per continuare a logorarlo facendo credere che questa scelta sia per il bene del Paese e per coerenza e fedeltà agli elettori. Doppiamente bugiardo e farabutto.
    Cacciatelo e selezionate gli amici dai nemici, il Pdl di questo ha bisogno in questo momento e senza indugi.

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