Discorso Fini [VIDEO]: le reazioni della politica

di IsayStaff Commenta

Gianfranco Fini ha raggiunto l’obiettivo: Mirabello è stato teatro in cui il Presidente della Camera, attraverso un discorso determinato e trasversale, ha posto la propria candidatura (e quella di Futuro e Libertà) quale alternativa concreta nei confronti di Silvio Berlusconi (“metodi tipici del peggiore stalinismo”) e del PdL (“Non c’è più: imposssibile tornare in qualcosa che ha smesso di esistere”). Stoccate importanti agli ex alleati e all’informazione che fa capo al Premier (“aAttacchi personali infami ma lo stile Boffo non fa paura”, “I telegiornali sembrano fotocopie dei fogli d’ordine del Pdl”), frecciate ai compagni di una vita dentro Alleanza Nazionale (“I colonnelli hanno cambiato generale”), ridimensionamento politico della lega Nord (“Appiattirsi sulle posizioni di partito regionale non ha motivo di essere”), apertura alle opposizioni (“Cerchiamo di fare le riforme coinvolgendo tutti”) ed ennesima conferma del fatto che Fli non volterà le spalle alle indicazioni elettorali e sosterrà l’Esecutivo rispetto ai cinque punti programmatici (“Ma nel merito ci deve essere un confronto”).

Non solo: Fini si issa a paladino di etica e morale riaffermando la priorità di alcuni punti (onestà, pluralismo, difesa dell’operato dei giudici e della magistratura) dai quali occorre ripartire. Non sono mancate le indicazioni più squisitamente politiche (“Giusta protesta di precari della scuola e forze di polizia rispetto alle decisioni del Governo, inammissibile un Paese dove un giovane su quattro è disoccupato, impensabile una Nazione che possa fare a meno del Ministro dello Sviluppo economico, codice etico per gli amministratori, Federalismo che tenga conto delle esigenze del Paese”) e non potevano venire meno neppure le reazioni partitiche rispetto alle frasi del Presidente della Camera.

L’attacco degli esponenti del PdL è scontato: la sensazione è che Fini punti al voto senza addossarsi le colpe della rottura, la strategia è di bocciare in toto le parole della terza carica istituzionale e rimarcare l’astio nei confronti della figura del Premier.

Le frasi di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl (“L’antiberlusconismo costante e quasi ossessivo; insulti e offese contro il Pdl e contro la stampa che a Fini non piace. Con queste provocazioni non si va lontano”); Ignazio La Russa, Ministro della difesa (“Non sono i colonnelli che hanno cambiato generale ma è il nostro generale che ha cambiato bandiera: è stato lui ad indicarci Berlusconi come leader”); Fabrizio Cicchitto, capogruppo PdL alla Camera (“Stalinisti noi? Fini quando dirigeva An non è che ci andava con la mano morbida, addirittura ha estromesso alcuni esponenti per una chiacchiera al bar…”); Roberto Maroni, Ministro dell’Interno (“La situazione è difficile, perchè è come se Fini avesse detto non voglio accordi con la Lega. Anzi, peggio: io ce l’ho con il Nord. Così non si va lontani); Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale a cui va ricondotta la campagna “infame” lamentata da Fini (“Infame è quello che dice Fini: reclama per sè il diritto al dissenso nel Pdl e poi non consente ai giornali, il mio e Libero, di criticare lui”). Il più duro è Francesco Storace, leader de La Destra: “Berlusconi cacci Fini senza alcuna esitazione”. Pleonastico sottolineare tutt’altro senso nelle frasi dei maggiori esponenti delle opposizioni. Dall’UdC Pier Ferdinando Casini: “L’unico vero dissenso con Fini è che oggi ha fatto una analisi che noi facemmo due anni fa prevedendo che il Pdl sarebbe stato Forza Italia allargato. L’errore di Fini è stato di salire sul predellino, oggi la sua analisi invece è condivisibile specialmente quando parla di quoziente familiare e di necessità della riforma elettorale”. L’invito diretto è quello di Antonio Di Pietro: il leader di Italia dei Valori esorta Fini (“Ha fatto un discorso che io faccio tutti i giorni”) a non fare il furbo e scegliere (“O stai all’opposizione o al governo”). Laconico il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (“Il partito dell’amore è finito a schiaffoni”), ottimista Francesco Rutelli, Api (“Oggi il nuovo polo è piu vicino”).

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