Super Martedì, Super pareggio tra Obama e la Clinton

di Angela Gennaro Commenta



L’hanno chiamato tsunami, terremoto, onda anomala. Barack Obama, secondo alcuni – ma è sempre suonato strano, per i meno frettolosi e i più morigerati – doveva, secondo alcuni soldaggi, travolgere e stravolgere.


I sondaggi sono la vera anima nera di queste presidenziali infinite targate USA. Per quanto, spezzando una lancia a favore, l’utilizzo mediatico degli stessi sia plausibilmente un’insana ricerca dello scoop. Fatto sta – e l’avevano detto, anche questo – che il tanto atteso Super Martedì non ha ribaltato una beata fava. Lo stesso Barack aveva pronosticato il sostanziale pareggio poi verificatosi. Mentre Hillary, ora, ancora per un attimo, allontana i suoi incubi peggiori.


Nelle più grandi (e più esposte all’overdose mediatica) primarie della storia presidenziale Usa, con tanto di 24 Stati con in palio più di 3000 delegati, il singolar tenzone ha portato a casa un sostanziale pareggio.

A fare clamore è soprattutto la gara tutta democratica. La lotta, forse un po’ ingiusta, tra il primo afroamericano e la prima donna. Tutti quei buoni sentimenti che confondono gli elettori della parte in causa, probabilmente. Hillary Clinton, la Rodham, ha vinto in otto stati, tra i più dotati di delegati. Ha portato a casa 299 voti, e si è accaparrata California, New York, Connecticut, New Jersey.


Poi anche il Massachusetts, con buona pace dei Kennedy pro-Obama e dell’appoggio anche di John Kerry (candidato presidenziale nel 2004) all’afroamericano. E Hillary si è portata a casa anche il Tennessee (roccaforte del Nobel Al Gore), Oklahoma, Arizona e Arkansas, luogo di sua decennale firstladytà. A Barack Obama sono andati 12 stati e 225 delegati. Alabama, Alaska, Colorado, Connecticut, Delaware, Georgia, Idaho, Illinois, Missouri, Kansas, Utah, Nord Dakota, Minnesota hanno detto sì al bello e giovane. Barack spopola tra giovani, afroamericani, ricchi e istruiti. Hillary piace a donne, operai, ispanici ed asiatici.


Quel che deve realmente preoccupare i due, più che questa eterna e poetica rivalità cortese, è ormai, realisticamente, l’altro lato dell’elettorato. Per cui l’ipotesi di dream ticket tra Obama e Hillary potrebbe rivelarsi l’unica modalità di sopravvivenza possibile. Il senatore John McCain, e qui i sondaggi ci azzeccano, continua a vincere. California, Connecticut, Delaware, Illinois, New Jersey, New York, Oklahoma, Arizona, Missouri repubblicani sono suoi.


Una battuta di arresto l’ha subita, sì: da un lato a causa di Mitt Romney. Il miliardario si è portato a casa 6 stati. Dall’altra a mettere i bastoni tra le ruote è stato colui che ha fatto impazzire tutti i polls: Mike Huckabee. Zitto zitto, ha avuto un risultato di tutto rispetto: 5 stati. E la corsa per la nomination va avanti. Il Super Tuesday è stato meno Super delle aspettative. E i nostri, tutti, affilano le armi per marzo. Sembra una soap.


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