Primarie USA: Edwards il diplomatico, ma anche un po’ guerrafondaio

di Paolo Riva Commenta

Dopo la straripante vittoria ottenuta da Hillary Clinton in West Virginia era normale, quasi scontato, aspettarsi dal Democratic National Committee una mossa per ristabilire quell’equilibrio interno al partito che dovrebbe vedere Obama leader fino al termine delle elezioni.

Cosi per dissipare le speranze della bionda candidata ecco che John Edwars, altro candidato alle elezioni presidenziali sempre di fede democratica, decide di abbandonare la sua candidatura, sostenendo apertamente un candidato.

Di quale candidato si potrà trattare? Di Hillary Rodham Clinton o dell’ Illinois senator Barack Obama?

So che sapete già la risposta, intesa probabilmente da quel senso di acidità che la mia domanda vi ha portato, ma non toglietemi la soddisfazione di dovervelo dire io. Naturalmente Edwards andrà a sostenere il candidato democratico Barack Obama.

Attualmente Edwards era riuscito a strappare ai due schiacciasassi democratici ancora in gara addirittura 16 delegati, divisi equamente tra Iowa e New Hampshire (4 a testa) e 8 in South Carolina.

Un sostegno, quello che arriva da Edwards, già annunciato da tempo, ma mai divenuto ufficialmente dichiarato. Le parole di Edwards sono chiare, eppure non sembra nemmeno poi così lontano dalle posizioni della Clinton:

Esiste un solo uomo in grado di creare una America e non due divise e quel uomo è Barack Obama. […] Hillary Clinton è una donna fatta d’acciaio ed è leader nel suo paese non grazie al proprio marito ma grazie a ciò che ha fatto.

Viva tutti e viva nessuno insomma. Edwards non solo espone la propria posizione, ma allo stesso tempo cerca di fare ciò che attualmente nessun democratico è riuscito ancora a fare, ovvero cercare di unire un partito che si è completamente spaccato tra pro-Obama e pro-Hillary.

Una situazione che sembra avantaggiare Obama, se non che le parole di Edwards valgano ben poco. Infatti il suo appoggio ad Obama non costringe i suoi delegati a sostenerlo. Saranno singolarmente i 16 delegati a decidere da che parte stare. Un loro eventuale, e clamoroso, appoggio ad Hillary potrebbe risultare ancora più pericoloso per le coronarie del DNC.

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