Super Martedì: la prima donna contro il primo afroamericano. Agli elettori l’ardua sentenza

di Angela Gennaro 1



Il leggendario Super Martedì è arrivato. Così come la resa dei conti, finalmente. La sfida Hillary-Barack alla svolta. Forse.


Hanno ultimamente fatto i fidanzatini sulla Cnn. Deliziosi e delicati uno nei confronti dell’altra, con alcune tematiche ancora lì a dividerli ma con un approccio assai differente dalla rissa, che pure li aveva visti protagonisti. Uno stil novo che ha fatto parlare della possibilità di dream ticket.


Alla vigilia della resa di oggi, il Washington Post ha pubblicato i contributi di due famosi scrittori made in USA sui due contendenti del partito democratico. Michael Chabon ha detto la sua su Barack Obama, mentre Erica Jong ha appoggiato Hillary Clinton.

Nell’editoriale Obama contro il potere della paura, Chabon scrive: Un candidato come Obama, in questo mondo di serpenti e sorrisi vuoti, capita una volta nella vita. In un mondo migliore non avremmo bisogno di un candidato come Obama così disperatamente come ne abbiamo bosogno oggi. Ma è colpa nostra, noi abbiamo aperto le porte ai serpenti e ai bugiardi, e in America ha preso piede il potere della paura. Sostenendo Obama ci consentiamo il diritto di sperare. Possiamo farcela. Andiamo, non abbiate paura.


In Hillary contro il patriarcato, invece, la Jong dà così il suo contributo: Ho fiducia in lei per quanto ha fatto nel corso di tutta la sua vita. Ha sempre lavorato il doppio per ottenere la metà dei riconoscimenti rispetto agli uomini che le stavano accanto. Ha supportato il marito nella sua carriera politica, è stata un brillante avvocato, ha cresciuto una figlia meravigliosa e ha salvato un matrimonio nonostante l’umiliazione pubblica. Queste sono cose che sarebbero state grandemente ammirate in qualsiasi figura politica. Ma lei è stata messa alla gogna, solo perché è una donna.


La prima donna contro il primo afroamericano. A pensarci, la scelta è dura per gli elettori democratici. Ben riassume il marito della Signora, il quasi casalingo Bill Clinton: Ho sognato per tutta la vita di poter votare per un presidente nero o per una presidente donna, ma in questa domenica mi sento come se l’Onnipotente si stesse divertendo a giocare a carte con i nostri cuori e le nostre menti. Dobbiamo trovare un modo di scegliere senza dividerci.


Pensare che è anche martedì grasso. Oggi si vota in 24 Stati (oltre 1600 delegati alla convention in palio). E’ il punto sarà capire se il ciclone Obama riuscirà a spazzare via la pur ordinata struttura della saga dei Clintons. Agli elettori l’ardua sentenza. Di lui Maria Shriver, nipote del presidente Kennedy e moglie del governatore Schwarzenegger, ha detto: Più ci penso più sono convinta che se Barack Obama fosse uno Stato sarebbe la California. Voglio dire, pensateci: diverso, aperto, intelligente, indipendente, innovativo, d’ispirazione, sognatore e, ovviamente, leader.


Obama, nelle proiezioni e nei sondaggi, se la cava alla grande. Sarebbe, secondo alcuni, addirittura in vantaggio in California e nel Massachusetts. A New York sarebbe solo di poco dietro la Clinton, mentre nel New Jersey sembrerebbero pari. Ma i sondaggi, si sa, hanno collezionato non poche figure miserrime, in questa lotta. Secondo la Cnn, addirittura, facendo la media di tutte le principali rilevazioni statistiche, Hillary rosicchierebbe la vittoria di un soldino: 45 a 43.


Testa, coda o mezzo, qui la faccenda è un altra, e si chiama John McCain. E’ in testa in tutti o quasi i 20 Stati dove si tengono le primarie repubblicane. Inoltre, ma è una sensazione, Barack for President continua a non piacere ad alcune parti fondamentali degli Usa. Che faranno, plausibilmente, la differenza. L’America, in fondo, non è ancora pronta a tanto.


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