Rassegna Critica – Vengo dopo il Tiggì. I patti Lateranensi

di Angela Gennaro Commenta




il mio Governo non può che compiacere il Pontefice e la Chiesa

Brrr. Che vuol dire, esattamente? Perchè nessuno ha chiesto numi al Premier. Accipoffarbacco.


I Patti lateranensi. Vengono in mente, o forse dovrebbero tornare alla mente. Storia del secolo scorso che però non rientra nella gestione e nelle ricostruzioni dei fatti contemporanei del mainstreaming. Un peccato: capire da dove si viene non è esattamente inutile. In tempi di incontri tra Silvio e il Pastore Tedesco.


I Patti Lateranensi, insomma. Che c’entrano? C’entreranno, no, se l’Italia è stata definita da più parti il Giardino del Papa??? Non di pipponi storici si vorrà tediare il lettore, ma di causa-effetto virtù.

I Patti Lateranensi sono su Wikipedia, quindi a ognuno si lascia iniziativa. Saliente sarà qui rimembrare ai più che furono sottoscritti l’11 febbraio 1929 dal cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri per conto della Santa Sede e Benito Mussolini, capo del Fascismo, come primo ministro italiano. Si ricordi anche che durante il Fascismo l’Italia era fascista, appunto. Non democristiana, ma fascista.



il mio Governo non può che compiacere il Pontefice e la Chiesa


I Patti Lateranensi constavano di due distinti documenti: il Trattato che riconosceva l’indipendenza e la sovranità della Santa Sede e fondava lo Stato della Città del Vaticano; con diversi allegati, fra cui, importante, la Convenzione Finanziaria; e il Concordato che definiva le relazioni civili e religiose in Italia tra la Chiesa ed il Governo.


il mio Governo non può che compiacere il Pontefice e la Chiesa


Dopo 28 giorni dal giuramento del nuovo Governo, il primo ministro Silvio Berlusconi è stato ricevuto dal Papa, da Benedetto XVI. Romano Prodi aveva atteso 5 mesi – e dire che non gli mancano caratteri democristiani al Romano. Comunque. Berlusconi, dal canto suo, ha posto l’accento sulla collaborazione esistente fra la Santa Sede e lo Stato italiano. Una

speciale sintonia tra gli indirizzi dell’Italia e gli obiettivi morali e religiosi della Chiesa cattolica nel mondo


Libera Chiesa in Libero Stato.

il mio Governo non può che compiacere il Pontefice e la Chiesa

Si tratta di un’affermazione fatta da Silvio prima di recarsi in Vaticano, telefonicamente su Canale 5 alla trasmissione “Panorama del giorno”.



Che fine ha fatto la suddetta frase nei Tg di ieri sera? Perchè è quella che più è suonata storta all’opinione pubblica. Alle analisi e ai commenti. Colloquio cordialissimo, piena sintonia, sacralità della persona e della famiglia. Nei titoli del TG5 nun c’è.


Edizione delle 18.55.

Buonasera dalla Redazione del TG4

da Marina Dalcerri, bella donna, voce dolcissima. 40 minuti di colloquio fitto e cordiale con tanti argomenti. L’inviato Fabrizio Falcone, manufattore del servizio di apertura, la frase, il giorno prima, nun l’ha sentita (forse?). In compenso conosciamo il percorso fisico che ha portato i due all’incontro, e l’ora precisa del fatto, le 11.10. L’incontro a porte chiuse, la durata dello stesso – 33 minuti.

Vengono affrontati molti temi di attualità

La descrizione dei quali è quanto mai generica. A uno viene da chiedersi: quali, esattamente? Cosa implicano per me, ultima ruota del carro? Dove sarà la sorpresa? In compenso, la descrizione tempestata di diamanti dei doni scambiati non manca. Pacato il tono del servizio. I contenuti che rimangono nell’anima dopo la visione non possono che essere altrettanto candidi.

Un clima di costruttiva collaborazione, quello che si è instaurato

fa sapere il Vaticano. Vabbè, andiamo oltre.


OHHHH. Si intravede la luce, il divertimento: i commenti dei politici. Un bel servizio di valutazione dall’alto della vita politica. Qualcuno avrà rimembrato la frase, no, tra i nostri parlamentari intervistati…? Ascoltiamo: Daniele Capezzone, PDL. Niente frase. Tutta armonia. La Marianna Madia, PD.

Quando ci sono incontri, quando c’è dialogo, si arriva sempre a delle situazioni migliori

Fondamentale intervento. Niente frase, è giovane. Gasparri, PDL. Frase? Quale frase? Però pronuncia la parole differenza. Infine, Maurizio Lupi, PDL.

Come dice il Presidente Berlusconi…

Sulla par condicio, poi, non ci si faccia caso. Non è attualmente in vigore, no?


Il servizio di Studio Aperto è correlato dalla voce di un inviato un tantinello più vivace, quantomeno. Anche qui, sappiamo tutto dei percorsi e dei doni e dei tempi. E’ il terzo incontro tra i due, si dice. Ma non era il secondo? (secondo Rete4). Eh sì, lo è. Rete4 batte Studio Aperto: è il secondo. Silvio avrà incontrato il Papa più di due volte, certo. Ma non era lo stesso. A parte la svista, neanche qui vi è traccia della benedetta frase.


Sul sito del TG1, ancora oggi, il Papa e Berlusconi campeggiano. Anche l’edizione di ieri delle 20 apre con l’incontro. La Maria Luisa Busi, quanto ci piace. La cronaca dei fatti è sempre quella, ma com’è istituzionale la Busi. Siamo speranzosi di trovare la frase. Ci si sorbisce il solito racconto dei doni e dei movimenti, sìsì. La frase ci sarà. Qui si approfondisce un tantinello anche il lato dei contenuti, uno si fa un’idea – sempre generica, non sia mai.

Saluto un vecchio amico

ha detto il Papa a Gianni Letta. Nessuno, però, ci spiega perchè.

Noi siamo dalla parte della Chiesa

dice Silvio. Battute a profusione, il ricordo dell’estinta mamma del Premier. Niente frase, però!!! La Busi mi passa all’Associazione Nazionale Magistrati sul reato di clandestinità. Niente. Eppure è recente, eppure sarebbe pregnante. Delusi, si passa al Tg2.


Edizione delle 20.30. Che sorpresa, Silvio & Ratzinger come primo titolo. Si attende fiduciosi. Dario Laruffa. Vediamo i servizi. Sappiamo anche qui che il Premier era leggermente in anticipo, e quantifichiamo finalmente quante volte Silvio ha visto un Papa: 4. Letta viene definito

grande tessitore dei rapporti d’oltretevere

quindi, sibillinamente, sappiamo perchè lo saluta con affetto. Altro non si dice. I servizi del Tg2 si profondono anche un po’ di più sui contenuti dell’incontro, che è vero che è stato a porte chiue, ma, si ripete, anche l’ultima ruota del carro vorrebbe capire.

Gentiluomo del Papa

Letta è stato insignito anche del suddetto titolo. La frase, la frase! Sembrereste essere sulla via giusta… state aggiungendo informazioni… la frase… è solo di ieri… un qualche politico avrà commentato… Nada. Prossimo servizio, prego.


Il Tg3. E’ l’ultima sponda, l’ultima speranza. L’edizione è quella delle 19. Parte col naufragio degli immigrati proveniente dalla Libia. Poi con i magistrati. Che lusso, Berlusconi e il Papa vengono declassati solo al terzo titolo. La frase ci sarà. E se non la frase, uno straccio di polemica che apra gli orizzonti. Un’altra visuale. Lo si percepisce. Sìsì, questi comunisti daranno quantomeno una visuale differente? Chiesa scuola famiglia. Se ne parla. Si specifica la faccenda del secondo incontro. I doni, benedetti doni. Una battuta sibillina su Letta, dal tono della voce dell’inviato.

Vecchio amico

L’ha chiamato il Papa. Il giornalista lo ricorda con toni inopinabili. Fa anche altro: Legge e lascia al confronto del telespettatore stralci dei comunicati ufficiali delle due parti in causa, Palazzo Chigi e Santa Sede. E’ il massimo del coraggio che ci si può permettere? Niente frase, manco a dirlo.



Il Concordato (ma non il Trattato) fu rivisto, dopo lunghissime e difficili trattative, nel 1984. Tra l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, per lo Stato italiano, ed il cardinale Agostino Casaroli, in rappresentanza della Santa Sede. Che cambiò? Che il clero cattolico venisse finanziato da una frazione del gettito totale IRPEF. L’8 per mille. L’ora di religione da obbligatoria a facoltativa. Il matrimonio cattolico, con le clausole da rispettare perché possa essere trascritto dall’ufficiale di stato civile e produrre gli effetti riconosciuti dall’ordinamento giuridico italiano. Secolarizzazione in salsa democristiana, insomma.


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