Mickey Mouse for President

di Angela Gennaro Commenta

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Sono ben 11, ma solo di quattro di loro si può dire di ricordare il nome – e probabilmente non è solo un problema divisuale dall’estero. Hillary Clinton e Barack Obama per i democratici, Rudy Giuliani e John McCain per i repubblicani. Ognuno ha una storia ma nessuno può vantarne la trasparenza. E dire che gli aspiranti presidenti USA hanno tutti, nessuno escluso, l’obbligo di rendere pubblica la ”fonte” dei finanziamenti ricevuti in campagna elettorale.

Mancano 313 giorni all’Election Day. E c’è ancora molto da dipanare. I sondaggi danno Hillary in testa, trend confermato e mai mutato, al 46%. Ha raccolto più di 37 milioni di dollari. Ha all’attivo molti scandali e aneddoti a non finire. Lewinsky gate, naturalmente, escluso, dato che è di competenzadel consorte. Frase di riconoscimento: “Bill è un cane troppo feroce per lasciarlo sciolto”.De gustibus. Barack Obama, dal canto suo, ha raccolto fondi per 192 milioni di dollari (di cui 5.000 “iti” in addobbi floreali). Parola d’ordine: “ammetto di aver commesso degli errori”. Bontà sua. Di lui non si sa molto – o comunque meno di altri candidati – e la stampa, naturalmente, non smette per questo di parlare di lui.

Rudolph Giuliani ha raccolto un gruzzoletto di 2,093,992 dollari. Ha in vestito in gadgetericordini per l’elettorato, e la sua vita privata è da sempre affollata. “Devo tutto a mio padre” è il sunto della sua personalità. John McCain potrebbe invece – questo quel che si dice in giro – essere appoggiato da Sua Maestà George Bush in persona. Il suo tesoro ammonta a 8 milioni di dollari. Si dice anche – così sottolinea McCain stesso – che abbia combattuto in Vietnam e che sia rimasto prigioniero dei vietnamiti per due anni. La notizia non è verificata e non risulterebbe neanche molto credibile. I reduci, però, non lo amano.

La legge americana sui finanziamenti durante la campagna elettorale ha poi un preciso, diretto, intelligentissimo divieto: gli stranieri non possono versare fondi a favore dei candidati. Non un centesimo di provenienza estera, dunque. Intelligentemente, la legge impedisce di fare in America quello che l’America ha fatto, fa e farà all’estero.

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