Referendum, missione quorum: il popolo dell’acqua in piazza

Il popolo blu si prepara alla battaglia, al grido di “si scrive acqua e si legge democrazia”. Primo appuntamento sabato prossimo a Roma, con tanto di manifestazione nazionale. Per chiedere che il voto referendario non sia previsto, come deciso dal Governo, per il 12 giugno e il 13 giugno, ma accorpato alle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio. E per chiedere, prima del referendum, la moratoria ai processi di privatizzazione del servizio idrico portati dal decreto Ronchi.

Proprio mentre il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani porta invece in consiglio dei ministri un’altra moratoria, quella sul nucleare. Con sospensione per un anno dell’installazione delle centrali e della ricerca dei siti. “Anche noi stiamo chiedendo da tempo la nostra moratoria per l’acqua”, spiega Luca Faenzi del del Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune. “Evidentemente non era così difficile farla. Ma la decisione presa per il nucleare è dettata solo dalla necessità di togliere forza al referendum e attaccare il quorum. Una presa in giro dei cittadini”.

Report, come tu m’insegni

Report. Oggi, cari ragazzi, si parla di scuola. La puntata di stasera, infatti, porta il titolo: “Come tu m’insegni” e il servizio è firmato da Stefania Rimini. Protagonista: la scuola. Un mondo dove sopravvivere, in termini di strutture e di fabbisogni economici, non è sempre agevole. Soprattutto di questi tempi. Un mondo dove molto si è sprecato, certo, soprattutto in Italia.

La riforma Gelmini torna in scena. Risparmio e merito sono stati dichiarati il grande target della famosa riforma, ma, scrive Report, per il momento i lavativi e gli incapaci non corrono grandi rischi, basta che siano di ruolo. Invece 18 mila precari, anche i più bravi, rischiano di rimanere a casa.

Chi ben comincia è a metà dell’opera

I sondaggi hanno sempre parlato chiaro: da molte settimane a questa parte è sempre stato Barack Obama a stare davanti con diversi punti di vantaggio dai 2 ai 12 punti. Ai dati attuali, basandosi sulle possibili promesse di voto e su come la gente si è registrata per la votazione, Obama è intorno ai 280 electoral votes.

Il punto cardine di questa sfida sarà sugli stati “contesi”, ovvero quelli dove i sondaggi non permettono di dire, con una sicurezza quasi assoluta, chi sarà il vincitore. Il fatto è che se McCain dovesse riuscire a vincere in tutti questi stati, comunque, dovrà conquistare uno degli stati che, secondo le previsioni, è in mano ad Obama.

Una sfida insomma che si preannuncia più che impossibile e che potrebbe definirsi chiusa già alle 2, se il North Carolina e la Florida dovessero finire nelle mani dei democratici. Ovviamente rimanete collegati con noi per saperne di più sui risultati di queste presidenziali live on PoliticaLive.com.

Segui in diretta le presidenziali USA su PoliticaLive

Ore 19:00 ET, ovvero ore 01:00 in Italia. Questa sarà l’ora in cui si chiuderanno ufficialmente i seggi dei primi stati della costa est degli Stati Uniti e che regaleranno i primi voti elettorali ai candidati premier. Naturalmente alcuni seggi sono già chiusi, come nel New Hampshire, dove una piccola cittadina di 21 abitanti, Dixville Notch, ha già chiuso dando il primo risultato: 15 voti per Obama e 6 per McCain.

Una prima vittoria per Obama che poco conterà nel risultato finale. Potrete però seguire l’evoluzione del voto qui, in diretta, su PoliticaLive con aggiornamenti flash ogni 30 minuti a partire dalle 23.30, con le prime notizie e i primi commenti a caldo dei due candidati presidente.

Ovviamente potrete partecipare anche voi, con i vostri commenti alle flash, a queste presidenziali USA 2008, esprimendo in diretta i vostri pareri, le vostre opinioni e perché no anche le vostre “voci di corridoio”, per rendere PoliticaLive la pagina di riferimento per quanto riguarda l’Election Day. Non mi resta che rinnovarvi l’appuntamento a tra qualche ora con i primi risultati ufficiali delle presidenziali USA.

Obama vs McCain: La sfida di Halloween

Ci siamo quasi finalmente, il 4 novembre è ormai alle porte e con se le elezioni presidenziali degli USA. Stati Uniti che oggi vivono, come molti altri paesi del mondo, la notte di Halloween, la notte in cui gli spiriti ridiscendono sulla Terra, “evocati” da gente in maschera con le fattezze di mostri, di diavoli o di un qualunque tipo di spirito maligno.

Legge 81 del 25 marzo 1993, ovvero la legge elettorale per comuni e province

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Come molti di voi avranno notato dal numero spropositato di manifesti elettorali presenti nelle città (a proposito, ma non sarà il caso di smetterla con questo spam elettorale?!?), oggi e domani non si voterà solo per il rinnovo del parlamento nazionale. Il dimissionario ministro dell’interno, Giuliano Amato, ha comunicato ufficialmente che il 13 e 14 aprile sarà “Election Day”, si voterà cioè per le elezioni politiche e per le amministrative comunali e provinciali.
Fa eccezione la Sicilia nella quale, in virtù dello statuto speciale, le amministrative 2008 non saranno svolte in contemporanea alle politiche. Il Governo Regionale della Sicilia non ha ancora deciso la data per le consultazioni locali. Oltre che per le politiche e le amministrative, si andrà alle urne per il rinnovo dei consigli regionali in Valle d’Aosta, in Friuli Venezia Giulia ed in Sicilia dopo le dimissioni del governatore Cuffaro.
La legge 81 del 25 marzo 1993 inserisce per la prima volta l’elezione a suffragio universale del sindaco e del presidente della provincia.
Tradotto, si vota il sindaco o presidente della provincia esprimendo direttamente la preferenza sul candidato scelto. A seconda poi della popolazione residente nel comune di appartenenza, ci troveremo di fronte ad un sistema maggioritario o proporzionale.

La dignità non ha prezzo. Per tutto il resto… c’è Mastelcard

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Il dado è tratto. Con la dichiarazione di ieri, Berlusconi sembra avere definitivamente chiuso la porta in faccia a Mastella.

“Non c’è sincronia tra l’immagine rappresentata da un certo modo di rappresentare la politica e quello che è il sentimento del popolo delle libertà”

Si dirà: Ma non aveva già rotto lo stesso Mastella, alcune ore prima? Si risponderà: Vuoi mettere?
Questi i fatti.

Va ora in onda… la campagna elettorale

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Con le scelte definitive per la candidatura in Sicilia e per la poltrona di sindaco di Roma da parte del Piddielle, si possono dire conclusi i test invernali dei partiti italiani, chiamati a scaldare i motori in vista di Aprile. La campagna elettorale – sarebbe meglio dire le campapagne elettorali visto l’election day – entra dunque nel vivo, e immancabili cominciano a scandire le nostre serate televisive i dibattiti politici.
Quelle che, inesorabilmente, durante l’anno sembrano essere occasioni buone per andare al cinema – a causa dell’ovvietà delle affermazioni che i presenti si scambiano in interminabili ed inutili forme di propaganda manifesta – durante la grande corsa elettorale vivono il loro momento d’oro. Chi li spulcia come bignami nella convinzione di arrivare alle urne con le idee chiare (ottenendo sistematicamente il risultato opposto), chi li vive come una partita di calcio, con tanto di coretti ed entusiasmo, chi li cita in ufficio atteggiandosi a maitre a penser.
Ieri era il turno di Ballarò.

UDC: We’ll always walk alone

Un titolo diverso onestamente non mi viene proprio in mente. La sconfitta nerazzurra in Champions di ieri sera mi ha portato a riprendere il famoso coro dei “reds” del Liverpool, che inneggiano alla loro squadra, sia che le cose vadano bene sia che le cose vadano male, con il famosissimo “You’ll never walk alone!”, ovvero non camminerete mai soli.

Con qualche piccola modifica fatta ad hoc al coro ecco pronto per voi, direttamente dalla mia testolina, un possibile spot pubblicitario elettorale per il partito di Casini e compagni; un bel “We’ll always walk alone”, ovvero cammineremo sempre soli.

Casini non ne vuole proprio sapere. Ormai è diventato completamente riluttante all’idea di avere qualcuno al suo fianco. Lo posso capire assolutamente. Ha passato dal 1994 i suoi anni di governo a fare gavetta dietro a uno che di gavetta in politica non ne ha mai fatta e che al massimo gli permetteva di lucidargli le scarpe. Ed è giusto, se il momento ai suoi occhi è quello propizio, cercare di farsele lucidare lui le scarpe ora.

Se An e la Lega dicono sì all’election day

Election Day
In verità si dica. Non si capisce più nulla. Arriva oggi il sì di An e della Lega all’election day. La politica italiana si sta arrovellando anche su quando spendere, quando anche alla meno aggiornata massaia dell’interland salentino è assolutamente chiaro che fare tutte le elezioni che s’hanno da fare – perchè proprio si hanno da fare – in un solo giorno è meglio che in due o tre. Per le disperate e piangenti casse dello Stato, si intende.
Spendere il doppio quando si potrebbe risparmiare la metà. A Silvio, l’idea di fare tutto insieme non ha mai sconfifferato. Non sia mai che poi la gente si confonda drammaticamente. La questione delle tre settimane a casa da scuola? E che importa. Cominciamo con l’autoapprendimento. Oppure, perchè no. Con delle lezioni in tv. Sui canali Mediaset, ad esempio?
A un certo punto della favoletta, però, arriva oggi un fulmine a ciel sereno. Fulmine che si chiama sostanziale (e sostanzioso) consenso di An e della Lega a questa faccenda dell’election day.

L’Uomo di Arcore ha detto NO!

Un po le fattezze le ha. Chi non ricorda la famosa pubblicità di qualche anno fa, dove il famoso uomo “dalla montagna” (non possiamo dire che è del monte altrimenti potremmo incappare in qualche problema di messaggio promozionale) vestito di tutto punto scendeva verso i suoi campi e confermava la qualità del prodotto con un silenzioso annuire con la testa. Bastava solo questo per fare urlare il contadino nelle sue vicinanze con le parole che tanto hanno reso famosa questa pubblicità: “L’Uomo “della Montagna” ha detto SI!”.

Ma questa volta non parliamo di uomini della montagna, ma di Arcore, che in montagna proprio non sta, anzi siamo in collina proprio a ridosso della bassa Brianza, e l’uomo in questione non sembra proprio intenzionato a dire di Si, anzi tutt’altro. L’argomento della famosa negazione è l’election day e l’uomo del NO, se qualcuno ancora non lo avesse capito, è il cavalier Silvio Berlusconi.

Nella giornata di ieri infatti, Berlusconi ha deciso di porre il suo veto sull’approvazione del decreto legge che permetterebbe l’unificazione della data delle elezioni politiche e amministrative. Una specie di supermartedì alla italiana insomma. Una proposta, quella dell’election day, che richiedeva massima convergenza come da parole del Capo dello Stato, che però rischia di cadere ancora prima di vedere la luce.

Gianfranco Fini e la coerenza

Fini

Ricevo e divulgo una raccolta pregiata di aforismi del leader di AN (di quale partito? AN chi????), Gianfranco Fini, giuntami pronta e gustosa tramite newsletter de Il Tafanus. Da condividere.

Si tratta, in verità, di una serie di affermazioni già prepotentemente balzate agli onori delle cronache e della stampa italiana. Alcune affermazioni, infatti, sono state fatte ad una distanza di tempo così ridotta da non poter essere ignorate. Da non poter non scottare, soprattutto alla base elettorale di Alleanza Nazionale. Che si sente tradita, abbandonata, storicamente calpestata.

Donna Almirante l’ha già sgridato. E invero, Fini e la sua strategia appaiono indifendibili.

Fini-Berlusconi: ovvero, come Renzo e Lucia

cuore infranto
Oggi a Roma splende un sole commovente. La città si staglia, leggera e primaverile, e sembra non curarsi del suo incerto futuro, orfana di Walter e in balia di Rutelli Redux e/o Franco Frattini ricevuto oggi in pompa magna dal Silvio. Oppure un Bordon neocadidato ufficialmente (ha deciso, nei tempi) sul suo blog.
Roma specchio del casino su scala nazionale? Problematiche, modalità e realtà non sono parallele, ma emblematica risulta questa corsa contemporanea al Paese e alla sua Capitale. Anche oggi 11 giornali quotidiani al mio vaglio, e su tutti, nessuno escluso, lo strapotere della notizia del neonato (e vecchio come il mondo) matrimonio Berlusconi-Fini.
Il Manifesto – non me ne vogliate, sulla scelta delle fotografie del quotidiano in oggetto, si dovrebbe essere bipartisan con tanto di cappello – apriva in prima pagina con la foto dell’agenzia fotografica Emblema, raffigurante il duo in oggetto, di spalle, che si tiene per mano e sale le scale. Bologna, 04/07 aprile 2002 2° Congresso Nazionale di “Alleanza Nazionale” Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini foto di © Luca Nizzoli / emblema.
La Stampa, invece, ha deciso di riderci su, con una PhotoStory degna delle miglioro puntate di Blob, con la ricostruzione della love story tra Silvio e Gianfranco. Mi sono sbellicata per l’intelligente ironia utilizzata. Tra Bossi che mangia la pizza napoletana per farsi perdonare del grande tradimento e il richiamo a sarkò e kapò.

Mickey Mouse for President

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Sono ben 11, ma solo di quattro di loro si può dire di ricordare il nome – e probabilmente non è solo un problema divisuale dall’estero. Hillary Clinton e Barack Obama per i democratici, Rudy Giuliani e John McCain per i repubblicani. Ognuno ha una storia ma nessuno può vantarne la trasparenza. E dire che gli aspiranti presidenti USA hanno tutti, nessuno escluso, l’obbligo di rendere pubblica la ”fonte” dei finanziamenti ricevuti in campagna elettorale.