Fini-Berlusconi: ovvero, come Renzo e Lucia

di Angela Gennaro 1



Oggi a Roma splende un sole commovente. La città si staglia, leggera e primaverile, e sembra non curarsi del suo incerto futuro, orfana di Walter e in balia di Rutelli Redux e/o Franco Frattini ricevuto oggi in pompa magna dal Silvio. Oppure un Bordon neocadidato ufficialmente (ha deciso, nei tempi) sul suo blog.


Roma specchio del casino su scala nazionale? Problematiche, modalità e realtà non sono parallele, ma emblematica risulta questa corsa contemporanea al Paese e alla sua Capitale. Anche oggi 11 giornali quotidiani al mio vaglio, e su tutti, nessuno escluso, lo strapotere della notizia del neonato (e vecchio come il mondo) matrimonio Berlusconi-Fini.


Il Manifesto – non me ne vogliate, sulla scelta delle fotografie del quotidiano in oggetto, si dovrebbe essere bipartisan con tanto di cappello – apriva in prima pagina con la foto dell’agenzia fotografica Emblema, raffigurante il duo in oggetto, di spalle, che si tiene per mano e sale le scale. Bologna, 04/07 aprile 2002 2° Congresso Nazionale di “Alleanza Nazionale” Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini foto di © Luca Nizzoli / emblema.


La Stampa, invece, ha deciso di riderci su, con una PhotoStory degna delle miglioro puntate di Blob, con la ricostruzione della love story tra Silvio e Gianfranco. Mi sono sbellicata per l’intelligente ironia utilizzata. Tra Bossi che mangia la pizza napoletana per farsi perdonare del grande tradimento e il richiamo a sarkò e kapò.

Eccetera eccetera. Il giornalismo italiano, oggi, si è sbizzarrito sull’argomento, anche con una certa presenza analitica. Ci sono stati due altri punti che hanno colpito il mio cervello, certo stanco, durante l’odierna rassegna stampa. La vignetta di apertura del Corriere della Sera. Con Fini e Berlusconi in Chiesa a celebrare le nozze (sì, era la sposa a venire da Arcore con tanto di velo) e il commento – più o meno, vado a memoria – Pensare che avevano anche mandato un sms a Pier Ferdinando, dicendogli se torni annulliamo tutto. L’altra, è stata l’intervista a Donna Almirante. Neanche poco adirata con l’erede, Gianfranco Fini. Non può mettere la fiamma in soffitta, riunisca la gente di An. Spero che ci ripensi.


Punto 1. La vignetta del Corriere apre un discorso infinito, che è quello sul presente, sul passato e sul futuro di Pier Ferdinando Casini. In fondo, lui ci aveva sempre sperato nel fatto che i suoi giochi politici lo portassero ad una condizione di delfino, non più giovincello ma insomma, del Silvio. D’altro canto, ora è senza eufemismi, un po’ un Casino (la battuta è facile ma efficace).


Inizio glorioso della campagna elettorale berlusconiana – probabile che al Presidente, in fondo, sia la fase che più piace e che non dura mai abbastanza. E il Pdl, nuovo simbolo da votare per gli italiani, sogno nel cassetto di sempre del magnate Silvio – è stato immediatamente ben attento a non chiudere tutte le porte in faccia a Casini e al suo partito. Da Milano, il primo comizio elettorale di Berlusconi è stato oggi una perla della politica moderna e della retorica, intesa nel senso etimologico del terine. Dal greco rhetoriké téchne, arte del dire. Tanto è stata arte del dire, che Casini ha prontamente raccolto: siamo pronti al dialogo.


Ho tentato prima di creare la federazione, poi l’officina, e poi ho pronunciato parole di sconforto nei confronti della coalizione, ma ho continuato pervicacemente a unirla. Lo ha spiegato Silvio dalla sua città. Sottolineando quanto siano pericolosi tutti quei voti dispersi, e che cioè, nella tornata elettorale, non andranno ai due grandi partiti: Pd e Pdl. Anche l’Udc, dunque, disperde.


Pierferdinando Casini ha raccolto: Oggi non è momento di alimentare polemiche con Silvio Berlusconi. Io faccio polemica con Walter Veltroni e il Pd, ma sia chiaro a tutti che sono disponibile a ogni dialogo purché avvenga nella chiarezza e nella serietà. Agli italiani deve essere chiaro che Casini lavora per unire i moderati e non per dividere. Se lavoriamo tutti nella stessa direzione, ci potremo incontrare.


Ma scusate. Va bene l’essenza stessa del centro. Va bene la composizione e la posizione intermedia. Va bene il dialogo. Va bene la critica. E va bene anche il trasformismo politico, sostanza stessa di strategie centriste. Ma non era Casini quello che solo ieri mandava invettive a vario titolo gridando Mai!???


C’è qualcuno che questa domanda non se l’è fatta ripetere due volte. Baffetto, dismessi – quasi – i panni del Ministro degli Esteri, commenta: Casini cerca disperatamente di rimanere aggrappato a Berlusconi anche a costo di umiliazioni piuttosto gravi che ha dovuto subire. Contesto (tanto per ribadire quotidianamente la comunicazione politica che sta cambiando): una videochat con i lettori del L’Unità. O Casini ha il coraggio di scegliere la libertà o lo faranno i suoi elettori e l’offerta della Rosa Bianca diventerà competitiva. Non so se il suo elettorati potrà accettare questa subalterneità, con l’Udc che funziona da ruota di scorta di Berlusconi.


Punto 2: Donna Almirante. La Signora, venerata dai nostalgici e non solo, moglie dello storico fondatore del Msi, questa volta a Gianfranco non la fa passare liscia. Fini non è il padrone del simbolo di An: se vuole ammainare le bandiere e mettere la fiamma in soffitta, lo dica chiaramente al popolo di destra. Riunisca la gente di An e chieda il permesso agli elettori, bisogna vedere se saranno d’accordo.Sostiene di essere in uno stato di confusione totale e- assicura- come me lo saranno molti elettori che sulla scheda elettorale non troveranno più il simbolo della fiamma. Possibile che Fini, di cui tutto si può dire tranne che sia uno stupido, non abbia vagliato più attentamente la situazione prima di prendere questa scelta?.


Parola di un’istituzione e di un’icona, insomma. Fini-DelFini avrebbe preso una decisione forse azzardata. E comunque non attinente, forse, alle necessità e alle velleità delal sua base elettorale e della sua storia. Se Fini ha veramente intenzione di mettere il simbolo in soffitta, ci sarà sicuramente qualcuno che si alza in piedi e dice: Bene, se la fiamma non t’interessa, allora me la prendo io. Ci sarà eccome quel qualcuno….


Una donna, una storia vivente. Che lancia un appiglio alla pecorella smarrita, dopotutto ancora in tempo a tornare indietro e ricomporre una coerenza. Spero che sia una decisione momentanea, provvisoria. Dettata dalla consapevolezza che il Pd si può sconfiggere solo uniti. Insomma, se si tratta di usare Silvio, allora va bene. È stato sbagliato chiedere di andare in fretta e furia al voto. Prima andava fatta la riforma della legge elettorale: è questo che vuole veramente il popolo. Le elezioni le vogliono solo i partiti e i politici.


Il Partito delle Libertà, un matrimonio dei nostri tempi. Al momento, un partito incagliato nel cuore infranto di Pier Ferdinando Casini e osteggiato ontologicamente dalla storia – anzi, dalla Storia – dello Sposo, Gianfranco.


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