L’uomo di Arcore ha detto no

di Angela Gennaro Commenta



Non che sia un gran colpo di scena, a dirla tutta. Le consultazioni sono andate come da programma. Attendiamo solo tutti che il buon Marini salga al Quirinale a dire Ah Napolità, te l’avevo detto io….


L’uomo di Arcore non ha mai avuto le idde così chiare, probabilmente. Dialogo sì, ma dopo le elezioni. Una pacca sulla spalla a questi avversari politici ormai disperati, si direbbe. Dopo la caduta del governo Prodi, per Silvio continuano ad esserci solo le elezioni. In realtà c’erano anche prima. Il leader di Forza Italia, si sa, è un ottimista di natura: Non è una tragedia, né un salto nel buio. Questo il suo efficace sunto dopo l’incontro odierno con Franco Marini, in cui ha ribadito la sua posizione immutata.


A non essere d’accordo, ma anche questo è l’esatto contrario del concetto di colpo di scena, è il Partito Democratico. L’Italia che produce non vuole precipitare verso le elezioni, visto il rischio di ingovernabilità e instabilità, ma preferisce una nuova legge elettorale per avere governi capaci di governare. Parola di Walter Veltroni, che giura di avere anche la ricetta vincente. Quale? Un esecutivo a scadenza, col timer, tanto per capirsi, che in tre mesi riscriva le regole del gioco. In caso contrario sarebbe un’altra occasione mancata.

Colui che alcuni hanno definito l’Obama italiano – ma non ci può provare, per mere ragioni estetiche prima di tutto – è, giunti a questo punto di svolta decisiva nella crisi di governo, silenziosamente disperato. Silvio, invece, gongola per la sua posizione. Buono o meno che questo sia, è lui che ha in mano tutto il gioco e che ne deciderà – ha già deciso – il destino del paese. Secondo l’uomo di Arcore, questa legge elettorale può dare ottimi risultati. Va bene che ha in mano le sorti della partita, ma questa affermazione non è esattamente delle più felici.


Comunque Silvio sembra molto convinto e convincente quando ribadisce che formare un governo che abbia l’unico scopo di modificare il sistema di voto o che permetta di celebrare il referendum è un’inutile perdita di tempo. Voto is now continua ad essere il motto.


Voto is now perchè, fatti due calcoli, il leader di Forza Italia – e Gianfranco Fini, oggi, a Marini ha riportato per An un’analoga posizione – ritiene che la distanza in termini percentuali (tra dieci e sedici punti percentuali, secondo le sue fonti) permetterà anche con la legge in vigore ampia libertà agli schieramenti. Decisamente, Silvio è certo di vincere. Spera, per una banale questione di buon senso, che a questo punto Giorgio Napolitano indica subito le elezioni e pensa bene di smentire il suo stesso giornale di partitp, la sua voce quotidiana, il morigerato Il Giornale, quando parla di un suo possibile patto elettorale con Veltroni. Un’utopia, di un’ipotesi irrealistica, taglia corto. Perchè? Per tutti i tentativi di delegittimarci che arrivano sempre dall’altra parte, prima di tutto.


Certo è che neanche l’altra campana – Veltroni – vedrebbe a questo punto l’ora di accordarsi con Silvio e i suoi. Un conto è trovare l’intesa per scrivere le regole, un conto è parlare di grossa coalizione. Noi restiamo alternativi al centrodestra. Appunto. viene da chiedersi su cosa potrebbero o riuscirebbero le due parti a trovare un qualche punto d’accordo.


Mentre a Silvio, in fondo, va bene anche questa legge elettorale, Walter si cruccia della frammentazione del sistema politico italiano. La nostra è stata la ventisettesima delegazione che ha sfilato davanti al presidente Marini. Ventisette tra partiti e movimenti politici fotografano una situazione che non esiste in alcun paese europeo. Si direbbe che la parola frammentazione decisamente ci azzecca. Al presidente Marini abbiamo detto che per noi rimane valida l’ipotesi di un governo che in tre mesi, non in trent’anni, faccia una nuova legge elettorale per dare agli italiani la possibilità di scegliere, un intervento su salari e produttività e un intervento per la riforma della politica.


Alle ormai (quasi) certe elezioni primaverili, il Pd si presenterà con un programma e un partito. Potrebbe, dice Veltroni, esserci qualche convergenza (e non sarebbe, in verità, un’ipotesi strategicamente stupida, ammesso e non concesso che nella sinistra si riesca mai a convergere). Convergenza che potrà, per il sindaco di Roma, realizzarsi solo a partire dal programma. Sulla Cdl, Veltroni ha una sua interpretazione: Credo che dietro certe valutazioni ci sia la consapevolezza che uno schieramento di 14 partiti difficilmente può governare il Paese. Si rinnova l’invito: rispolverare le tessere elettorali.


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