Silvio Berlusconi Superstar. Ovvero: Voto is… now!

di IsayStaff 1



20 e 43 minuti del 24 gennaio 2008. Suona la campana fine per i 617 giorni del governo Prodi. E scoppia il putiferio. L’incertezza avanza, e neanche gli osservatori riescono a delineare un dopo plausibile o più probabile di altri.


Clemente Mastella, ieri sera, fino all’ultimo, anche dopo l’annuncio di Marini che ha ufficializzato la caduta del Governo, di fronte ai numeri di una crisi da lui voluta, provocata e interpretata, continua ad elargire commenti e dichiarazioni sull’inchiesta, sulla moglie, sul figlio, sulla concussione, sulla famiglia, forse anche sulla fede. Perchè no. Non si può dire che non abbia le idee chiare. Peccato che il complemento oggetto poi sia un altro.


L’unico, che come sempre, e con proverbiale savoir faire, si muove a suo agio e sa già tutto è Nostro Signore della Televisione. Il Redentore di Arcore sa già ogni cosa. Un quadro preciso si è delineato nella sua illuminata mente.

Ha tutti gli elementi, persino la data: Il 13 aprile e con questa legge elettorale, senza ritocchi. Ieri sera Silvio era a palazzo Grazioli , a seguire il dibattito lontano dalla marmaglia. Raggiunto da Fini e Schifani, ha lasciato Bonaiuti a fare la guardia al Senato con Cicchitto.


Il Redentore emana sapere e saggezza. Il Redentore è sapere e saggezza. Elezioni subito, no a manovre di palazzo. Il voto del Senato porta a tutti gli italiani una sensazione di sollievo perché il Paese ha bisogno di un governo operativo. Il più grande putiferio politico che si potesse immaginare, nella congiuntura economica peggiore che si potesse concepire e con una legge elettorale assassina e ancora intonsa porta proprio a tutti sollievo?


Silvio Superstar è anche magnanimo. Però che coraggio sottoporsi a una giornata del genere sapendo di non avere alcuna garanzia… Credevo avesse qualche carta scoperta, qualcosa, invece nulla. Parla di Romano Prodi, quello che è appena entrato per l’eternità nel girone dei caduti per suicidio. 161 no e 156 sì, tra l’altro, è anche peggio di quanto si immaginasse. Ma le parole di Prodi erano state: Io vado fino in fondo….


Nel girone, non dei suicidi ma dei deceduti per morte violenta, c’è ora anche l’Unione. Disintegrata. Ed è inutile che in queste ore Rutelli si stia profondendo nella ricerca dei Pugnalatori. Sapendo perfettamente di dovercisi annoverare.


Veltroni, scaricato sa Silvio, con una velocità proverbiale (altro che intesa e grande centro, qui abbiamo la strada di nuovo libera. O, più finemente: Con Veltroni non ci sono più margini di trattativa ), ci prova: Ora occorre evitare le elezioni anticipate che precipiterebbero il Paese in una situazione di crisi drammatica. Si affida ai Santi, pardon, alla saggezza di Napolitano, la cui posizione, in verità, è ben poco invidiabile.


Goffredo Bettini, il coordinatore del Pd, (certamente è un neofito, certamente uno sprovveduto) si ritrova a correre dietro al Redentore e quasi sfidarlo: Adesso accetti la sfida di un esecutivo per le riforme.


Romano Prodi, dal Girone, non parla più. Stordito. Oggi, nel suo uiltimo discorso al Senato, ha avuto parole dure per il Quirinale, palesemente dalla parte di un’ipotesi di governo per le riforme. Ricordando, invece, che prima di tutto è necessario rispettare, applicare, rileggere la Costituzione nello spirito dei padri costituenti del ’48. Dove non vi si troveranno la debolezza dell’esecutivo che paralizza chiunque segga a palazzo Chigi o l’ammissibilità di voti di sfiducia individuali nei confronti di singoli ministri o la prassi delle crisi extraparlamentari o l’asservimento dell’informazione pubblica al potere politico. Basta, fine delle trasmissioni. O game over.


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