Walter e Silvio, questo matrimonio non s’ha da fare

di IsayStaff Commenta



Sarà una considerazione più umana ed estetica, eventualmente, che politica, ma per me questi due ci guadagnano a stagliarsi l’uno di fronte all’altro come nemici, e non come coppia falsamente felice per esigenze strategiche.


L’idea del Grande Centro stile DC di altri tempi forse, per esigenze numeriche, a un certo punto li ha colti. Ma con la caduta del Governo Prodi, il problema e la prospettiva sono sfumate immediatamente. Neanche aveva Marini terminato di leggere la condanna a morte in Senato, che già il Silvio nazionale gongolava il suo Veltroni chi????


Ora bisogna raccogliere i cocci di una politica che non c’è, e capire la direzione da intraprendere. E questa, come coppia, è in verità male assortita. Uno più alto dell’altro, l’altro abbastanza igienicamente risentito nel porgere la mano.


Ora, siccome qui a questo punto la lotta è sulla contrapposizione, nonché sulle promesse fatte in maniera più convinta, anche Walter, che molto avrebbe da imparare dall’unico uomo che ha fatto la storia della comunicazione in Italia, ci prova a modo suo.

Walter Veltroni ha incontrato l’aancora per poco ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, in piazza Santa Anastasia, prima della conferenza stampa che ha permesso al Sindaco di Roma di fare il punto programmatico della situazione, e di rinnovare l’appello ad un governo di unità nazionale per le riforme, da realizzare in 8-12 mesi. Un rinvio sarebbe incomprensibile. Il leader del PD ha insistito sulla necessità della riforma elettorale e su quella delle riforme istituzionali, soprattutto per il superamento del bicameralismo perfetto. Un processo che, a suo avviso, non porterebbe via più di un anno di tempo per essere realizzato.


E poi risponde all’ormai acerrimo nemico, nell’ottica della sfida che ormai da una parte vede l’everlasting e sempre chirurgicamente perfetto uomo di Arcore e dall’altra i fantocci della sinistra, che nella scelta dei leader non si è mai distinta per brillantezza.


La berlusconiana avversione all’eventualità di un governo per le riforme fa parte dei bizantinismi incomprensibili della politica italiana. Per Veltroni, quel no opposto da Berlusconi non è comprensibile, ancor più perchè l’opposizione dichiara che le riforme saranno fatte dalla prossima legislatura, mentre i cittadini chiedono perchè non farle adesso. C’è un’occasione unica per fare le riforme che sono già incardinate in Parlamento. Se ci fosse l’intelligenza sulla necessità di farle, potremmo dare al nostro Paese quelle riforme di cui ha bisogno.


Silvio, comunque, fa sapere e ribadisce che non vi è disponibilità di sorta al dialogo: Non c’è nome che tenga. L’unica strada è lasciare la parola agli elettori. Un no nobile e motivato: Non è un problema di persone, il fatto è che non ci sono alternative. Ecco perchè siamo tutti certi che in questo momento, salito al Quirinale, Berlusconi sta ribadendo al povero Napolitano con emicrania che non c’è spazio per un governo di riforme. Berlusconi ha fatto inoltre sapere che qualsiasi accordo con il Pd di Veltroni è ormai un’offerta scaduta. Noi avevamo teso la mano subito dopo le elezioni, ci hanno risposto di no, quindi…. Quindi l’avete poi vopi esplicitato quando Marini ha dichiarato Prodi e i suoi caduti. A occhio e croce, giovedì scorso.


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