Napolitano in pausa di riflessione

di Angela Gennaro 1



A questo punto, avrà una poderosa emicrania. Sarà confuso, stonato, e soprattutto senza la minima, lontana idea del dafarsi. Dieci anni sono passati in pochi giorni. Si ripete una considerazione sciocca: avesse ancora un numero idoneo di capelli, saprebbe dove mettere le mani.


Giorgio Napolitano, Capo di Stato di fronte a Governo caduto, ha preso tutti gli appunti possibili e immaginabili. Ha dichiarato, stanco, che farà un riscontro nei suoi appunti e poi farà sapere dopo una pausa di riflessione, com’è nella tradizione e come io sento il bisogno di fare.


Un giorno, due? In realtà la decisione dovrebbe già arrivare questa sera. 4 giorni di consultazioni e 19 colloqui con altrettanti gruppi politici: l’unica cosa che a questo punto il Presidente della Repubblica può commentare, è il trovarsi di fronte ad una situazione molto frammentata e complessa.

Non gli hanno reso la vita facile. Il quinto giorno di crisi vede come scenario sempre più plausibile lo scioglimento delle camere e del voto anticipato. E’ stato il cambiamento di decisione di Pier Ferdinando Casini, da Gerusalemme, a cambiare le previsioni. Prima del suo A questo punto meglio elezioni subito di ieri sera era sembrata possibile l’ipotesi del governo del Presidente, a tempo e con obiettivi specifici, primo fra tutti le riforme. Ma Casini, in una prospettiva a lungo termine, non può lasciare la Cdl. E La Cdl vuole le elezioni.


Napolitano si fa due conti: Il fatto è che quelli che non vogliono andare subito al voto sono la maggioranza, sia numerica che come peso politico. Ma poi chi lo sente, Silvio? E poi, un eventuale governo del presidente su quali e quanti voti può contare al Senato? Perchè è sempre lì il nodo cruciale.


Il fronte del no al voto, capeggiato da Walter Veltroni, ha appoggi di spessore: Confindustria, il Vaticano, la Confcommercio. Veltroni ci sta a fissare la data delle elezioni nella primavera del 2009 e usare questo tempo per cambiare la legge elettorale, fare la riforma dei regolamenti parlamentari e approvare quelle riforme – taglio dei parlamentari, più poteri al premier, una sola Camera con la fiducia – che sono già in discussione a Montecitorio. Oppure, la seconda ipotesi prevede di fissare una data del voto più vicina, entro il semestre per fare tre cose: la riforma delle legge elettorale partendo dalla prima bozza Bianco; revisione dei salari e aiuto ai redditi; riduzione dei costi della politica.


E’ dall’Udc che dipendono i conti di Napolitano: con Casini, il partito delle urne avrebbe una netta maggioranza, 161 contro 152. Le altre variabili e tutti gli incroci sono sul quadernetto del diligente Capo dello Stato. Con variabili come quella di Turigliatto, l’ex di Rifondazione espulso dal partito. Che però tanto variabile non è, giacchè dichiara: Non ho votato l’altra non vedo perchè dovrei votare questa fiducia.


Insomma Napolitano ci deve pensare su. Voto o transizione? Marini o Amato? Ieri sera D’Alema si è appellato alla buona volontà di tutti, chiedendo di nuovo un esecutivo per affrontare i grandi problemi del paese. E Marini sarebbe perfetto: uomo del dialogo e dell’equilibrio tra le forze politiche. Lo scopriremo solo vivendo.


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