Governo Letta tra contrari e favorevoli

di Roberto Rossi Commenta

 Il presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta, sta avviando le consultazioni che potrebbero (o dovrebbero) condurlo a formare il nuovo esecutivo a larghissima maggioranza. Nonostante i buoni propositi, non mancano tuttavia i primi ostacoli che il futuro premier dovrà cercare di aggirare nel brevissimo termine, come i primi distinguo all’interno del Pdl.

“Non intendiamo pagare altri prezzi per la nostra lealtà e ribadiamo che o il Governo è forte, politico, duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure, se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, di tecnici lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo” – ha esordito non troppe ore fa il segretario Pdl Angelino Alfano, secondo cui la nomina di Letta (e non quella di Amato, che pur pareva favorito) dovrebbe essere interpretata come una conferma delle difficoltà interne del Pd, evidentemente incapace di poter garantire la tenuta sulla fiducia di un uomo “esterno” (qui il nostro approfondimento sulla precedente decisione di Napolitano).

Come sottolineava correttamente Il Sole 24 Ore nelle ultime ore, la posizione del Pdl è quella di chi “non vuole sporcarsi le mani senza ottenere nulla in cambio, anzi magari dovendo subire anche il veto su questo o quel nome (vedi il prodiano Gozi su Gelmini e Quagliariello). E quando Alfano dice che «non ci sarà un caso Marini 2», che il Pdl non appoggerà un governo se il Pd «non darà un un sostegno reale», invia un messaggio chiaro a Letta: scordati di mettere su una bella squadra primavera, magari con qualche tecnico di fama, per consentire al tuo partito (leggasi Renzi), di tenersi le mani libere”.

Per quanto concerne il ruolo di Angelino Alfano, sembra invece sempre più probabile che – contrariamente a quanto si potesse inizialmente immaginare – il segretario Pdl possa rimanere all’interno del partito, andando così a rinunciare al ruolo potenziale di vice premier, o a un ministero.