Letta incontra leader europei

di Roberto Rossi Commenta

lettaIl presidente del Consiglio Enrico Letta è reduce da una serie di primi contatti diretti con i principali leader europei. All’interno dei dialoghi avuti con la cancelleria Angela Merkel, il premier francese Francois Hollande, quello belga Elio Di Rupo, il presidente UE Herman Van Rompuy e il numero 1 della Commissione Josè Barroso, è emersa la piena conferma degli impegni che l’Italia ha assunto sul deficit pubblico, e la richiesta di maggiori spazi per la crescita.

“Il quadro dell’azione italiana che si sta definendo” – sottolineava Rai News 24 in un suo speciale – “non prevede la richiesta di ‘sforamento’ del 3% del deficit/pil. L’obiettivo di mantenere il deficit/pil sotto il 3% quest’anno (per l’esattezza al 2,9%) e l’anno prossimo non viene messo in discussione dal momento che è la condizione necessaria per uscire dalla procedura per deficit possibile perché il disavanzo nel 2012 è arrivato al 3%. Solo se nei due anni successivi, cioè nel 2013 e nel 2014, il deficit è previsto sotto la soglia del 3%, è possibile chiudere la procedura” (questo il nostro precedente speciale sulla formazione del governo Letta).

Per quanto concerne le opinioni della Commissione, è emersa una valutazione sostanzialmente positiva – pur preliminare, anche perché i vertici di Bruxelles avrebbero avuto sufficienti rassicurazioni sul fatto che la manovra sui pagamenti ritardati alle imprese non contribuirà a distaccare il rapporto deficit/pil dal 2,9 per cento.

Per quanto invece attiene le principali previsioni programmatiche diramate da Letta, il premier si sarebbe mantenuto su una posizione di sostanziale prudenza, ricordando come le modalità di reperimento dei fondi verranno affrontate con Barroso in un incontro successivo, e confermato che l’Imu di giugno verrà sospesa, garantendo così più tempo per poter definire le modalità di superamento della tassa.

Bruxelles intanto insiste nel ritenere inderogabile il mantenimento degli impegni assunti dall’Italia, con ipotesi di flessibilità sulla valutazione contabile della spesa per investimenti che potrà essere praticata solo se l’Italia esce dalla procedura.