Montezemolo: sì a un Governo istituzionale, perchè questa legge elettorale cambi

di IsayStaff 2



E meno male che ha dichiarato che non ha intenzione di scendere in politica. Intenzione no, ma presa di posizione sì, sempre. Sulla crisi di governo, e sull’Italia, arriva il rombo di tuono di Luca Cordero di Montezemolo. Il Presidente di Confindustria è a Siena, intervenuto all’assise regionale dell’industria toscana. E prende chiara e diffusa posizione nell’ambito della crisi di governo, della cronaca di queste ore e della situazione politica italiana tutta.


Montezemolo non ha in verità molti peli sulla lingua. Può farlo, dopotutto. Il suo cavallo di battaglia di oggi, assolutamente – personalmente – condivisibile, è : varare una nuova legge elettorale prima di tornare al voto.


Tutti, nei momenti di crisi, soprattutto dopo avere assistito al triste spettacolo da suk di questi giorni e alle scene vergognose di ieri in Senato, desideriamo che la parola torni a noi cittadini attraverso le elezioni. E’ naturale ed è giusto. Tutti vogliamo dire basta e le elezioni ci sembrano l’unico modo per poterlo fare.

Elezioni, novità, cambiamento, governo di popolo, per potere finalmente affrontare una realtà affatto facile come quella italiana. Ma Montezemolo avverte, e pone il suo veto. Così, non s’ha da fare. Attenzione, lo sappiamo per esperienza, con questa legge elettorale la parola non torna ai cittadini ma alle segreterie dei partiti con liste pre-confezionate per consentire altri giri di giostra a chi non vuole un vero rinnovamento.


Che gli si può dire? In verità, solo la cecità porterebbe a elezioni immediate ancora con questa legge elettorale che letteralmente tritura ogni stabilità possibile. Ma lui, decisamente, lo dice meglio: Vogliamo davvero credere che un’altra stagione fatta di coalizioni forzate e di patti traditi il giorno dopo le elezioni metteranno in grado il prossimo governo di affrontare una situazione di crisi di sistema come quella in cui versiamo? Non possiamo rassegnarci a questa deriva.


L’effetto senza peli sulla lingua si estende nel lungo periodo: almeno per tutti gli ultimi 6 anni. L’Italia, per Montezemolo, dall’entrata dell’euro in avanti, non è stata governata, è mancato un grande progetto paese, una vera missione, una sfida. Il capo di Confindustria ce l’ha anche con le migliaia di società a controllo pubblico, dolcemente descritte come discariche per politici trombati.


Mastella, la sua vicenda e la sua famiglia? Una politica sempre più concentrata sulla spartizione di posti e poltrone che sta invadendo ogni settore della vita del Paese. Primari, direttori delle Asl, professori; oggi nell’enorme macchina della pubblica amministrazione italiana, merito e concorrenza sono valori che continuano ad essere troppo spesso sconosciuti mentre contano di più raccomandazioni e appartenenze di partito.


Voglio dire alle forze più avvedute e responsabili di entrambi gli schieramenti – e lui può farlo, lui può dirlo, a magari essere anche ascoltato – che prima di andare al voto serve una nuova legge elettorale che consenta agli elettori di decidere chi mandare in Parlamento e che limiti il potere di veto dei micro-partiti. Mettete da parte gli egoismi di partito, ricordate che siete in Parlamento per fare il bene del Paese. Una breve ed efficace stagione di riforme condivise nell’interesse generale e’ non solo indispensabile ma e’ anche possibile. E consentirà poi a chi vincerà le elezioni di poter governare davvero. Più chiaro di così.


Dobbiamo cambiare almeno i regolamenti di Camera e Senato, per evitare la nefasta frammentazione e proliferazione dei gruppi, dobbiamo ridurre il numero dei parlamentari, dobbiamo correggere quel bicameralismo perfetto che paralizza l’Italia da troppi anni. Sono riforme che un Governo, di scopo, istituzionale, tecnico, lo si chiami come si vuole, potrebbe fare molto rapidamente. Trovando una immediata sintonia con il comune sentire della società italiana. Quindi, Signor Redentore di Arcore, se si potesse accogliere questa ragionevole richiesta, forse l’Italia qualcosa ci guadagnerebbe.


Commenti (2)

  1. Con Prodi al governo ho cominciato ad apprezzare Berlusconi, forse per la speranza di veder cadere il primo, forse perchè il tempo addolcisce i ricordi e la nebbia si insinuava nella mia mente non permettendomi di vedere con chiarezza i grandi errori del passato. Fatto sta che speravo in una caduta del governo e che Berlusconi potesse darmi una mano. Ora però, sono deluso ancor prima di ricominciare, in quanto, nessun italiano obiettivo potrebbe negare che la riforma elettorale non è solo auspicabile, ma necessaria.
    Come si fa a sostenere che questa italia (senza il maiuscolo) è governabile, dando la possibilità a micropartiti di decidere il nostro futuro? E perchè dovrebbe essere giusto che io non possa decidere chi mi rappresenti?

    Potevo capire il non ammettere che quella legge fosse assurda nei primi mesi dalla creazione della stessa, quando ancora non se ne erano notati con chiarezza i difetti, ma non ammetterlo adesso, è soltanto ipocrisia.

    Credevo che non mi sarei più riavvicinato alla sinistra, ma in questo momento l’unico politico con un pò di buon senso mi sembra Veltroni, che seguirò però solo se avrà il coraggio di rendersi indipendente dalla sinistra massimalista, e sarà in grado di dimostrare che la sua retorica non è solo retorica.

    Sbrighiamoci però, non siamo più uno stivale, qui al massimo è rimasta la scarpetta.

  2. @ Pizzicone. Non saprei, io invece provo per Veltroni quello che deve aver provato tutto il popolo della sinistra per Prodi. Un disegno preconfezionato e senz’anima creato ad hoc e in risposta alle creazioni della controparte. Preferivo Prodi, ha più storia. Ha anche più storia mafiosa, ma tant’è. Qui, con Veltroni, non è che si possa gioire per contro di un vago abbassamento di età nella politica italiana. Non so, quell’uomo mi sembra inesistente. Un politico senz’anima. Un fantoccio, neanche troppo bello. Ed è una vita che la sinistra non è in grado di trovare un leader carismatico. Dall’altra parte, quando sono carismatici le sparano anche grosse. Ogni spessore politico è perso, e Silvio è passato addirittura ad invocare la marcia su Roma.

Lascia un commento