Menu di oggi: Campagna Elettorale

di Paolo Riva Commenta

Siamo entrati, dopo l’annuncio del presidente della Repubblica di sciogliere le camere, ufficialmente in campagna elettorale. Così tutti i nostri governanti preparano i vestiti nuovi della festa, si tirano a lucido, schiariscono la voce e preparano discorsi e promesse che dovranno ammaliare gli elettori. Sarà la gara a chi si venderà meglio, ma soprattutto a chi si venderà a più gente.

Eppure questo clima di cambiamento non lo vedono tutti. Tra coloro che pensano che non sia poi cambiato così tanto lo scenario in questi mesi è Luca Cordero di Montezemolo, il capo di Confindustria. Le parole di “Luca Luca” sono così pungenti che fanno riflettere:

“Siamo entrati in una ulteriore campagna elettorale. Questo e’ un paese che vive di campagne elettorali quasi permanente. Dal 2004, da quando sono entrato in Confindustria ho visto un susseguirsi di elezioni amministrative, europee, politiche e regionali. Una campagna elettorale permanente e anche in presenza di un governo c’era qualcuno, da una parte e dall’altra, che faceva campagna elettorale. Il Paese, invece, ha bisogno di crescita e di governabilità.”

Non ha tutti i torti in effetti. Certo le campagne elettorali a livello nazionale e per di più politiche sono le più “famose”, quelle con una maggiore diffusione mediatica. Quelle che, anche un cieco o un sordo riuscirebbero a percepire talmente diventano ingombranti nella nostra vita di tutti i giorni.

In effetti ogni anno ci chiamano a votare. Il voto è uno strumento utilissimo, forse la maggior cartina al tornasole per comprendere l’andamento del pensiero dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche a livello locale e a livello nazionale. In compenso tutte queste “campagne” comportano soldi, spesi, che vanno ad influire soprattutto sulle tasche dei meno abbienti.

Il ragionamento di Luca Cordero di Montezemolo va al di là delle questioni economiche. Effettivamente è anche vero che un paese che vive di campagne elettorali e le conseguenti promesse non mantenute, non solo diviene impossibile da governare, ma crea anche la situazione per non raggiungere nessun obiettivo prefissato.

Se ogni 6 mesi un determinato partito deve pensare a cosa promettere a qualcuno per il voto e passa quei 6 mesi a realizzare quel progetto, come può poi concentrarsi a pieno sul piano di lavoro creato nella precedente campagna?

Sarebbe bene soffermarsi e pensare sulle promesse non mantenute anziché farne sempre di nuove con la speranza, prima o poi, di raggiungerne qualcuna.

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