La favola americana del giornalismo no profit

di IsayStaff Commenta

Il mercato dell’editoria cartacea, ed in particolare quello dei quotidiani, sta vivendo un lento ma inesorabile declino. Il discorso vale indistintamente per qualsiasi paese del mondo, da ormai un decennio a questa parte. I vistosi cali di vendite spingono oramai sistematicamente gli editori a tagliare intere redazioni, pur di mantenere inalterati i margini di profitto. In questo contesto, il colpo di grazia è dato dalla crescita esponenziale dell’uso della rete per fare informazione.


E’ di pochi mesi fa la decisione del NY Times – mica pizza e fichi – di rendere completamente gratuita la consultazione del quotidiano cartaceo anche sul web. Insomma, il giornale gratis. Applausi.


Il motivo della scelta è facile facile.


La pubblicità sul web rende più degli abbonamenti, hanno concluso gli editori del giornale, dopo aver controllato il numero crescente degli accessi alla sua versione elettronica. Nondimeno, i Nostri avranno anche considerato il risparmio, prevedibile nel lungo periodo, derivante dai minori costi di stampa della versione cartacea.


Per inciso, il paragone con l’attuale situazione dell’editoria italiana è improponibile. Da noi, per continuare a fare i giornali, che i lettori pagano regolarmente, gli editori hanno bisogno dell’aiutino, fornito dall’intera comunità attraverso le nostre amate tasse. Insomma, come dire, in Italia il giornale lo paghi anche se non lo compri. No comment


Sfogliando un prezioso numero de L’Espresso mi sono imbattuto in una notizia rintracciabile anche sulla versione web del settimanale. Il succo è questo: due filantropi americani, Herb e Marion Sandler, hanno offerto un anno fa all’ex direttore del Wall Street Journal, Paul Steiger, 10 milioni di dollari per mettere su una redazione di 25 persone che si occupi di inchieste a tutto campo, insomma di fare quel giornalismo investigativo che la crisi di oggi non rende più possibile. Una sorta di Dream team del giornalismo d’inchiesta no profit. Dodici mesi dopo, ecco nascere Pro Pubblica.


L’iniziativa, di per sé affascinate, rischia di diventare un’enormità se si pensa alla sua interazione con il web. Steiger non sottovaluta il ruolo attuale dei citizen journalist nei cosiddetti new media, ma ritiene che la sua crescita, unita ai contemporanei tagli alle redazioni di cronaca, abbia portato ad una diminuzione del numero materiale di notizie, di fatti. Per questo:

Pro Pubblica si occuperà di formare una nuova generazione di giornalisti di inchiesta, occupandosi delle vicende dell’attualità con l’attenzione e la cura che il giornalismo di oggi non consente

…concludendo con una promessa:

Diremo ai bloggers: ecco quello che abbiamo scoperto, se volete potete linkarci!

Onesto, non vi pare?

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