Donne in rivolta. Contro la sinistra

di Angela Gennaro 1



Io vorrei che per una volta Veltroni, Fassino,Bertinotti & Co. la smettessero di abbassare sempre la testa, perchè ora hanno veramente rotto le palle con tutto questo perbenismo. E’ ora di prendere posizioni di decidere da che parte stare. W Zapatero. Questo è solo uno dei tanti commenti alla petizione. Le cui prime firmatarie sono, in ordine rigorosamente alfabetico: Simona Argentieri, Natalia Aspesi, Adriana Cavarero, Isabella Ferrari, Sabina Guzzanti, Margherita Hack, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Alda Merini, Valeria Parrella, Lidia Ravera, Elisabetta Visalberghi.


L’appello è forte, e a prescindere dal contenuto (se possibile) è l’ennesimo richiamo ad una sinistra che si guarda bene dal rappresentare il suo elettorato.


Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta! L’offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta – ha raggiunto livelli intollerabili.

Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza. Con l’oscena proposta di moratoria dell’aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.


Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l’autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.


Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l’obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l’accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro). Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.


Concettualmente forte. Ma, in qualche modo, voce di uno stato di esasperazione. Stamane, a Unomattina, l’altra faccia del problema si è rivelata in tutta la sua essenza. Marco Pannella letteralmente fuori di sè. Improperi di ogni sorta contro Giuliano Ferrara. L’inventore della lista Pro-life, ha chiesto di sostituire al confronto previsto con Pannella due finestre, nelle quale ognuno potesse sostenere le proprie posizioni. Senza contraddittorio. Servita su un puatto d’argento a Pannella. Sconcerto, il suo. Gridava: Giuliano, Giuliano dove sei?!.


Il Foglio è un quotidiano a tiratura nazionale fondato nel 1996 da Giuliano Ferrara. Nel 2006 vendeva circa 13.000 copie al giorno. Si legge su Wikipedia. Ma non chiamatelo giornale. Nell’idea romantica del giornalismo watchdog non rientra certo. Rientra nelle comunicazioni di servizio, a volte. E così il direttore che non aveva voluto il contraddittorio ha immediatamente replicato da casa propria. Non sottoporrà, nè ora nè mai, alla futilità delle opinioni a confronto in tv il tema dell’aborto, né con Pannella né con altri. Le opinioni, si ricordi, sono futili.


E al leader radicale: Caro Pannella, questa mattina hai fatto una tremenda scenataccia in tv, a raiuno, perché non ho accettato di discutere con te di aborto. Hai dato scandalo perché pensavi che io rifutassi di parlare con te della questione decisiva che ci divide aspramente. Ma non è così. In qualunque momento sono disposto a discutere con te in un teatro di aborto. A Milano, per esempio. La settimana prossima, se lo vuoi. Il teatro lo pago io con i miei soldi. A che pro? Le opinioni, non erano futili?


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