Roma nun fà la stupida stasera…

di Angela Gennaro Commenta



Calo – spaventoso – di affluenza alle urne per il ballottaggio di provinciali e comunali. Sarà che c’era il sol. Molto sole, splendente. Sarà che c’era il ponte. Un invito a nozze, insomma. All’altrove. Sarà che non ce la si fa davvero più a sentir parlare di campagna elettorale, di promesse vacue, di momenti storici.


Lontano dai seggi, lontano dal cuore. Alle 22 aveva votato per le comunali il 46,2% contro il 58,7% del primo turno; per le provinciali, il 39,8% contro il 56,5% del primo turno. Un segnale? Forse.


Dalle 15 in avanti comincerà la danza dei risultati. 6 milioni di italiani chiamati all’attacco. Guest starssss a profusione al seggio, nella Capitale. Tra i primi, l’immancabile Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, (Paisani… e paisane….), nonchè il candidato Sindaco Piddì, Francesco Rutelli.

La protagonista di oggi, volenti o nolenti, sarà Roma Capoccia. Roma, città amata difficile. Che, nolente, porta con sè, nel suo risultato elettorale, un valore simbolico che forse la città stessa non vorrebbe avere. Un peso, una responsabilità. E un destino. Alcuni dicono che cambierà. Paure attanaglianti si susseguono in alcune zone più o meno oscure dell’opinione pubblica. Dal locale al nazionale. Paure a volte percepite come eccessive. Ma legittime. Paure che vengono dalla storia stessa di Roma. Dalla sua storia politica.


Campidoglio, Italia. Francesco Rutelli vs Gianni Alemanno. Poi c’è anche – ma passa decisamente in secondo piano a livello di “gossip politico” il voto per la presidenza della Provincia di Roma. Nicola Zingaretti per il centrosinistra (46,9% al primo turno) e Alfredo Antoniozzi per il Pdl (37,1%). Del secondo, è sempre arduo rimembrare il nome. Del primo, aiuta il suo essere fratello di Luca (Montalbano sono), e quella faccia buona che si ritrova, paciosa, pacioccona – assai meno fascinosa di quella del fratello attore,

venuto apposta dalla Sicilia per votare

Dice Nicola. Difficile dire quale sia il programma politico di entrambi, ma per simpatia, con ogni probabilità, passerà il sangue del sangue di Montalbano.


Rutelli si è detto

sereno

Alemanno

un po’ arrabbiato

Ognuno la prende come può. Resta il fatto che la svolta potrebbe, in effetti, essere storica. E che Roma, domani, potrebbe essere una città diversa? Diversa, ma come? Assumerà davvero il significato esistenziale e nazionale che la campagna elettorale ha attribuito – con gioco anche troppo facile – alla città? Una cosa è certa. Non si può che essere curiosi del risultato.


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