Primarie USA: Obama il post-comunista

di Paolo Riva Commenta

Se nel nostro bel paese le elezioni sono ufficialmente concluse ed hanno visto vincente il lato “basso” della politica italiana (basso proprio in altezza, e non so se ci capiamo), negli Stati Uniti la lotta è ancora accesa e per Obama sembrano aprirsi scenari che potrebbero compromettere sempre più la sua candidatura.

Quale potrebbe essere la peggior piaga per un candidato nel paese più potente del mondo è semplice: essere accusato di essere degli altri, di essere di quelli “contro”, insomma di essere un comunista. Poi soprattutto vedendo anche i risultati ottenuti in Italia dai seguaci di Marx in questo momento, spero per Obama che questo scenario si chiuda il più presto possibile.

Se poi queste parole escono dalla bocca del senatore Joe Libermann, che conosce Barack Obama da molto tempo, allora c’è veramente molto di cui preoccuparsi.

Lo scenario è quello del Brian and the Judge Radio Show, programma radiofonico presentato dal giudice Andrew Napolitano, già collaboratore del canale Fox News.

Alla domanda fatta da Napolitano se considera Barack Obama un marxista, il senatore Libermann dopo aver esitato parecchio nella risposta, non ha potuto negare la posizione tipicamente marxista del candidato coloured dei democratici. Cosi dopo il famoso discorso sulle small-town ecco che sul democratico favorito cade una nuova tegola.

Il senatore Libermann, interrogato dal giudice Napolitano appunto sulle presunte tendenze marxiste di Barack Obama, ha prima informato tutti che si tratta di una domanda molto difficile a cui dare risposta. Così dopo averlo definito innanzitutto un bravo ragazzo e molto educato e preciso, ma che conoscendo le sue ideologie non lo definirei propriamente un marxista, anche se potremmo definirlo più a sinistra come mentalità rispetto alla moltitudine americana.

Quella del senatore la possiamo definire come una risposta non risposta. Per la serie “ci giro attorno non lo dico che è una cosa troppo evidente che sia un marxista quando in realtà lo penso anche io”.

Ogni giorno che passa i dubbi che Hillary ha sulla campagna elettorale di Obama, ma che sta evitando di fare uscire, aumentano. Il problema non c’è ora, dove la battaglia si svolge in casa democratica, quando il premio non sarà la leadership democratica, quanto invece la poltrona più ambita degli USA.

Il suo motto “Yes, We Can”, adottato dal “piddino” Walter Veltroni, non ha avuto una grande fortuna. Se continua così c’è il rischio che per Obama il risultato possa essere lo stesso.

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