La terza giovinezza di Re Silvio

di Francesco Giurato 1

Già dagli exit poll del primissimo pomeriggio – poi rivelatisi a dir poco generosi nei confronti del neonato piddì – due erano i dati che poi, confermati dallo spoglio effettivo dei voti, davano la dimensione del cataclisma elettorale abbattutosi sul paese.


E non mi riferisco al SI’ – pur chiaro – espresso dagli elettori nei confronti del Cavaliere. Non mi riferisco, ancora, all’incredibile exploit della Lega lombarda, che ha dimostrato di avercelo ancora durissimo nonostante l’età e gli acciacchi. Penso ai comunisti.


Ben inteso, non ai mangiabambini stalinisti cui ormai proverbialmente fa riferimento il nostro nuovo premier (!). Penso al 1994. Con la stessa Lega e lo stesso arcobaleno (ma in quella occasione erano solo i verdi a essersi camuffati con i sette colori dell’iride). Stavolta invece nel pieno marasma dell’antipolitica, con un Berlusconi apparso quasi in affanno negli ultimi giorni di campagna elettorale, con un PD che pareva essere arrivato all’agognato testa a testa – ma con il rischio che il voto multicolore potesse tagliare le gambe alle aspirazioni di leadership del buon Uolter – con la lunga notte delle elezioni preparata nei minimi dettagli da TV e blogs, la festa è già finita e gli amici se ne sono andati anzitempo.


Pensando al giorno dopo – ma anche prima – della caduta del Governo Prodi, giorno in cui sembrava divenuto superfluo andare a nuove elezioni per manifesta superiorità del Popolo delle Libertà, tutto sembra tornare. La grande rimonta non solo non si è concretizzata, ma ha portato via con sè una parte importante di storia. Solo che… Solo che nessuno, e dico nessuno – accetto scommesse – avrebbe puntato sulla sparizione da Montecitorio di comunisti e socialisti.


La prossima legislatura non vedrà la presenza degli eredi degli artefici della resurrezione di un paese mortificato e vilipeso dal fascismo. Non servono più. E’ questo, a mio avviso, il dato di questa tornata elettorale. E poco male se Boselli e Bertinotti, siano considerabili come figli illegittimi di quelle tradizione. Loro non c’entrano. Io non penso mica a loro ed alla loro sopravvenuta disoccupazione.


Penso a tutti coloro che pensavano – a torto o a ragione – che fosse necessario continuare a resistere, mezzo secolo dopo Gramsci. C’è poco da resistere. E non parlate di voto utile e del presunto danno cagionato dalla separazione delle carriere delle due segreterie dei partiti non Berlusconi-friendly. Pur aggregando, per pura fantasia, il dato di PD e Arcobaleno, otterremmo una dignitosa ma comunque netta sconfitta. Tocca riflettere, e tanto.


Il Cavaliere Nero ha vinto, e manco poco. Veltroni ha perso, ma forse neanche troppo. La Lega ha stravinto, mai dire mai. E la sinistra non c’è più. Tutto il resto sono chiacchiere.

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