Vai al contenuto
Home » USA: Presidenziali 2008 » Obama vs.McCain: Anche Castro scende in campo

Obama vs.McCain: Anche Castro scende in campo

La corsa presidenziale negli Stati Uniti vede l’ennesimo sondaggio dare favori e vittoria ad Obama, questa volta con un risultato intorno al 6%, confermando il candidato di colore come il molto probabile presidente degli United States. Nel frattempo trapelano da Cuba delle dichiarazioni di Castro, che lo vogliono sostenitore di Obama e rivelandosi così per Barack un’arma assolutamente a doppio taglio.


Il sostegno del lider maximo è infatti forse ciò che meno desidererebbe un futuro presidente degli Stati Uniti d’America visto il rapporto che vi è tra i due paesi. Avere il sostegno di Castro può mostrare il candidato ai cittadini come un sostenitore della causa comunista, forse ancora peggio di avere la lebbra in un paese come quello a stelle e strisce. Ovviamente l’iniziativa di Fidel è stata autonoma e probabilmente non lascerà grosse ferite sul corpo di Media-Man.

Quanto invece preoccupa in maniera maggiore sono le conseguenze che la crisi finanziaria ha lasciato al paese e che si protrarranno inevitabilmente in quello che sarà il futuro del paese non solo negli interni, ma soprattutto per quanto concerne la politica estera. Troppo spesso infatti gli Stati Uniti si sono elevati ad ago della bilancia in situazioni di crisi internazionale che ora, anche per poter recuperare qualche fondo in più al fine di risanare l’economia nazionale, dovranno obbligatoriamente lasciare.

Una situazione questa assolutamente drammatica perchè oltre ad avere sacrificato vite umane per un obiettivo che ora devono abbandonare, il conflitto nelle stesse aree potrebbe riaccendersi con ancora più furore che in precedenza, in quanto si sa come la rabbia, se repressa, può esplodere ancora più ferocemente creando i presupposti per un futuro 11 settembre.

In tutto questo si aprono quindi due scenari: uno che vede la vecchia Europa riprendere in mano le redini della politica internazionale e divenire quindi punto di riferimento per tutto ciò che concerne l’equilibrio internazionale. Dall’altro i paesi dell’est come Russia, Cina, Giappone che possono trarre vantaggi insperati per il rilancio del proprio paese sul campo diplomatico-internazionale e ancora di più a livello di potere.

Uno scenario che dovrà affrontare il neo-presidente degli Stati Uniti il quale, prima di tutto, dovrà cercare di consolidare il proprio potere per evitare di trasformare la prima potenza mondiale in una come tante altre.