Obama vs McCain: La corsa dei sondaggi e il metodo di voto

di Paolo Riva 2

La corsa alla poltrona presidenziale negli Stati Uniti d’America si sta per concludere, il 4 novembre infatti si avvicina inesorabile e con lui anche le risposte a tante domande, a tante supposizioni e pensieri che, ogni giorno, penetrano nella nostra testa anche solo per qualche minuto, ma che aumentano l’ansia e l’emozione per scoprire il risultato che sarà e poter finalmente dire: “Io avrei vinto!”.


Nonostante se ne voglia dire il contrario, tutto il mondo è paese e come tale i cittadini vivono per scoprire i sondaggi. I grandi partiti ne confermano l’inefficacia eppure sono i primi a volersene basare per eventuali commenti, i grandi politici li snobbano attendendo i primi risultati definitivi e poi sono i primi a preparare bottiglie e bottigliette per festeggiare, noi poveri elettori possiamo goderci una delle poche cose che lo stato ci offre gratis: la possibilità di predire il futuro del paese.

Così è anche negli Stati Uniti, dove ormai tutti passano almeno 5 minuti della propria giornata a guardare la mappa dei grandi elettori e scoprire quali stati potranno far cadere una o l’altra candidatura. Per chi non lo sapesse, infatti, il metodo elettorale negli USA si differisce dal nostro. In ogni stato infatti avviene una elezione, i due candidati ovviamente sono sempre Obama e McCain, che farà percentuale a sè. La vittoria della mini-elezione in uno stato permette al candidato vincitore di conquistare l’ammontare di Electoral Votes (EV) che, una volta sommati permetteranno di eleggere il presidente degli Stati Uniti.

Ogni stato offre un quantitativo di Electoral Votes differente a seconda della dimensione e dell’elettorato. Questo numero, prefissato e quindi a conoscenza dei candidati già dalle primarie, è molto influente sull’esito delle elezioni ancora più delle percentuali. Basti osservare la differenza tra Texas (34 EV) e Montana (3 EV): sarà più importante riuscire a vincere la mini-elezione nel primo ovviamente piuttosto che nel secondo.

Al momento attuale, sfruttando ovviamente i dati che sono pervenuti sia dai sondaggi interni, sia dalle preferenze ottenute alle primarie, il vantaggio di Obama parrebbe schiacciante con un 375 contro 157 di McCain. La realtà è leggermente differente perché se anche solo uno stato da 10 EV dovesse passare a McCain il distacco cambierebbe sensibilmente in quanto di 10 EV non andrebbero solo aggiunti a McCain, ma tolti anche al coloured candidate (20 punti di differenza quindi).

Al momento attuale la battaglia più estenuante si gioca su quegli stati che potrebbero passare di mano e spostare l’equilibrio da una parte o dall’altra. I paesi chiave in questo momento sono 5: Florida (27 EV), Georgia (15 EV), North Carolina (15 EV), Montana (11 EV), Nevada (5EV). Non ci resta che aspettare e restare a vedere.

Commenti (2)

  1. Questo l’hai scritto proprio per me, eh? 😀

    Da notare che se i cinque Stati che hai menzionato passassero a McCain (e prendendo il punteggio 375-157 per buono – ma arriviamo a un totale di 532, e non il reale 538, attenzione 😉 ), Obama avrebbe ancora una trentina di EV da “sprecare”, pur riuscendo a vincere.

    Io però, agli stati in bilico, ci aggiungerei anche Indiana e Virginia (che pure valgono un bel 26). E allora la partita risulta ancora più che aperta.

  2. @Tooby: Assolutamente ti ho pensato tutto il giorno per scrivere questo articolo :-). A parte gli scherzi i 6 mancanti sono il Montana e il North Dakota rispettivamente 3 EV a testa che attualmente sono “senza colore”. Il fatto è che alcune situazioni sono assolutamente al limite, del tipo che stati tipicamente rep sono invece in questo momento nelle mani dei dem e viceversa. La situazione chiaramente resterà nel dubbio fino alla fine. Io ho aggiunto gli stati dove forse la situazione è più problematica, ovviamente con Indiana e Virginia la situazione si fa più complicata…staremo a vedere 😉

Lascia un commento