No Vat. No stampa

di Angela Gennaro Commenta



Giunta al suo secondo anno, la manifestazione è passata un po’ in sordina. In effetti, non deve essere esattamente facile gestirla dal punto di vista contenutistico, per i media italiani inside.


Sabato a Roma, la seconda edizione della manifestazione No Vat. Un appuntamento autofinanziato e organizzato dal basso, su azione dei movimenti di liberazione di donne, lesbiche, gay e trans. Una sorta di bis del Pride, con le stesse persone e associazioni della manifestazione nazionale dello scorso novembre contro la violenza maschile sulle donne. Solo, questa volta e come lo scorso anno, canalizzata su un target preciso che è il potere della Chiesa nel paese.


Sono inviperiti. Colorati e inviperiti. Provocatori, e in questo segnano la loro autocondanna. Le recenti uscite del Vaticano hanno dato loro materiale a non finire. Perchè la Chiesa sta sferrando un attacco in piena regola. Con tempi e strategie perfettamente scelti e calzanti. Una congiuntura perfetta. Una congiuntura non esattamente spontaneamente prodottasi.

Il Vaticano, sottolineano i partecipanti all’appuntamento No Vat, ha lanciato una nuova campagna mondiale di attacco all’autodeterminazione delle donne e alle legislazioni sull’aborto. Ha preso Giuliano Ferrara e la moratoria Onu sulla pena di morte. E sta, in verità, avendo vita relativamente facile nel dibattito che si è innescato.


Non solo Italia, comunque. In Francia, Sarkozy novello(forse)sposo vuole modificare la legge di 1905 sulla laicità. Inoltre, la locale Corte di cassazione ha sentenziato che un feto nato senza vita può essere dichiarato allo stato civile, qualunque sia il suo peso e la durata della gravidanza. Con conseguente rivoluzione delle associazioni francesi per i diritti delle donne: è un primo evidente fatto della volontà di rivedere anche qui la faccenda dell’aborto.


Non solo Italia, parte II. In Spagna i vescovi shanno diffuso tanto di documento ufficiale della Conferenza episcopale spagnola che invita gli elettori cattolici, a un mese delle elezioni del 9 marzo, a non votare per Jose Lui Zapatero. Quell’eretico.


La denuncia dei No Vat è precisa, opinabile ma canalizzata. Si legge sul comunicato stampa degli organizzatori: Tutte/i in piazza contro ogni integralismo e fondamentalismo, contro gli scambi politici sui corpi e sui diritti, per l’autodeterminazione delle donne, per i diritti e la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay, per l’eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano (in primis legge 40), per sistema sanitario e istruzione pubblici e laici, per l’abolizione del Concordato e dei privilegi derivati (esenzione ICI, otto per mille) difesi a oltranza dai due poli dello schieramento politico istituzionale.


Strascichi anche di grillismo, perchè no, nella denuncia delle connivenze tra la casta politica e quella ecclesiastica nella difesa dei privilegi e nell’arretramento sul piano dei diritti individuali. Infine, la non poco importante presenza degli studenti che un mese fa hanno dissentito (voluto eufemismo) sulla visita del Papa alla Sapienza in apertura di anno accademico.


Un po’ come ormai il Gay Pride, la manifestazione dei No Vat, in quelche modo, fa male alla causa stessa. I giornali di ieri, o non la riportavano affatto, oppure ne riportavano un trafiletto.


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