Metalmeccanici, riprendono le trattative. Ma non si vedono spiragli


Metalmeccanici


Ripartono oggi le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. E sbocciano come fiori selvaggi spontanei scioperi nelle fabbriche: manifestazioni non coordinate e quasi automatiche di sostegno alla vertenza per il rinnovo del contratto, scaduto da ormai più di sei mesi. Dal Nord al Sud, dal Piemonte alla Sicilia, protagonisti oggi gli scioperi spontanei.


Sulla A4 Trieste-Venezia, è stato effettuato un blocco stradale durato circa 20 minuti. Non c’è accordo tra le parti, e sembra non esserci neppure uno spiraglio per raggiungerlo. Le posizioni dei protagonisti appaiono inconciliabili: i sindacati chiedono 117 euro più 30 di perequazioni, gli industriali ne offrono 100 euro più 5 per le perequazioni. Ma non basta. A dividere sono anche varie questioni normative, a cominciare da quella del precariato e dei contratti di lavoro interinale. La vita quotidiana di nuove (ma anche di vecchie, ormai) generazioni italiane al lavoro.


L’incontro di ieri sera si era concluso con una proposta, da parte dei sindacati, sul mercato del lavoro. L’obiettivo dichiarato, per i soggetti coinvolti, è quello di proseguire la difficile trattativa gestendo i punti più delicati passo dopo passo. Ma mancano gli spiragli.

Stamane il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli, ha preso posizione sull’offerta del sindacato, definendola un nuovo arretramento rispetto ad una proposta che già non ci piaceva. Si va indietro invece di progredire, insomma. I rappresentanti delle imprese si sono dunque riuniti per pianificare come presentarsi al tavolo con i sindacati.


Proposte indecenti? Fiom, Fim e Uilm hanno avanzato una proposta che copre sia il metodo che il merito del confronto. Con dettagli concreti, soprattutto per il mercato del lavoro. Condizione richiesta è che non possa più essere superato il tetto dei 36 mesi per i contratti a termine per i contratti interinali. Federmeccanica, dal canto suo, aveva chiesto che si potesse contrattare anche la proroga prevista per legge. E la risposta dei lavoratori è stata: sì ma, in questo caso, le aziende devono accettare anche la contrattazione di una quota massima di contratti a termine in ogni azienda. Condizione, peraltro, già contenuta nel protocollo del Welfare.


Le parti sociali chiedono anche che vi sia l’opportunità di cumulare i contratti a termine con quelli interinali. Una condizione che sposterebbe il tetto massimo a 42 mesi, prima di passare alla stabilizzazione del contratto di lavoro. Un compromesso, dato che la richiesta iniziale avanzata dai sindacati era quella di non superare, anche in questo caso, i 36 mesi. Federmeccanica aveva risposto con un limite di 48 mesi.


Le parti in causa, quindi, stanno portando avanti un botta e risposta serrato e continuo. E sul piano politico, i sindacati possono contare sull’appoggio di Rifondazione. Il segretario del Prc, Franco Giordano, ha dichiarato questa mattina: Noi chiediamo che ci sia lo sblocco dei contratti e in questa vicenda il governo deve svolgere un ruolo attivo e non equidistante tra il lavoro e l’impresa. Guai in vista per il Professore, che già ora difficilmente si barcamena tra sinistra estrema e Confindustria? Nel frattempo, Giordano ha annunciato la preparazione di una grande assemblea a Torino per discutere della condizione operaia. Una condizione diventata insostenibile.

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