Il silenzio a Piazza Tiananmen, 19 anni dopo

di Angela Gennaro Commenta



Il NYT dice. It’s over. Now, it begins. Questo è il sunto di quanto accade negli USA in queste ore. E’ la svolta? Ci sono molte cose che non vengono dette, plausibilmente. Se ci arriva, a novembre… Ci dicevamo ieri a cena. E tutto si vuole tranne che portargli sfiga. La vittoria, la fine e l’inizio di Barack Obama si collega – e il volo non è pindarico – all’altra faccia del mondo.


Penso a piazza Tian’anmen. Dimostrazioni guidate da studenti, intellettuali, operai nella Repubblica Popolare Cinese tra il 15 aprile ed il 4 giugno 1989. Diciannove anni fa si chiudeva una storia che ha riaperto la storia. Quel simbolo. Qui una cronaca di 19 anni dopo.

Vale la pena ricordare la successione di eventi, ben ricostruita da Wikipedia. Il lutto, la sfida, la tregua, il confronto, il massacro.


In piazza Tienanmen, il 4 giugno, non c’è stata alcuna commemorazione pubblica. Nessun segno visibile, nulla che potesse richiamare il 1989. La repressione militare contro gli studenti, la storia.



A Pechino, piuttosto, Olimpiadi dappertutto. E telecamere, quelle non mancano mai. Per controllare che nulla vada come non deve andare. Le richieste di liberazione delle persone ancora imprigionate sono giunte, certo, da familiari, che – fonte Human Rights Watch – sarebbero circa 130. Le Olimpiadi, appunto. Da più parti a Pechino sono giunte sollecitazioni per dimostrare apertura. E rilasciare i prigionieri.


Prigionieri? Detenuti? Quali? Piazza Tiananmen, dopo 19 anni, per la Cina è un tabù. E’ IL tabù. Tabù le centinaia, migliaia di morti. Ufficialmente, quanti, mai venne comunicato.


Ma per ora a Pechino tutto tace. La Xinhua, agenzia governativa cinese, è il più grande ente – praticamente l’unico – che raccoglie e diffonde notizie dalla Cina e per la Cina. Ecco i risultati mettendo nel motore di ricerca del sito dell’agenzia la parola chiave Tiananmen. after the 1989 Tiananmen Square crackdown… Questo è il massimo. Ah no, c’è anche un Enjoying holiday in Tiananmen Square.


L’associazione delle Madri di piazza Tiananmen, le donne che hanno avuto i loro figli uccisi nel massacro, ha chiesto al governo cinese di dire quante furono le vittime. Nada.

segreto di Stato


L’ex presidente cinese Yang Shangkun, in carica nel 1989 e morto nel 1998, pare che una volta abbia detto ad un suo ospite che a piazza Tienanmen avevano trovato la morte in 600. La fonte del gossip è naturalmente anonima, ma lo riporta l’organizzazione umanitaria di Hong Kong ”Centro informazioni per i diritti umani e la democrazia”. Pare, pare, che dopo le proteste furono arrestate 20.000 persone. Circa 15.000 furono accusate di attivita’ controrivoluzionarie e altri crimini.


Pare che in 70 furono poi condannati immediatamente a morte. E pare che furono immediatamente giustiziati. Secondo vari gruppi per i diritti umani, decine di condannati per le proteste sono, appunto, ancora in carcere.



Questi video, naturalmente, in Cina non sono visibili. La faccenda risale al 2007. Ma naturalmente, causa Tibet, c’è stato anche l’aggiornamento. Senza dimenticare le benedette Olimpiadi. E queste, le linee guida per la pubblicazione on line.


Google China è assai grazioso. Peccato che sia filtrato dal 2006, come riporta il grande Punto Informatico. La conclusione del pezzo di Dario d’Elia?

“E’ una vergogna”, sono state le parole di Julian Pain, portavoce di RSF. “Che le dinamiche di mercato possano portare a tanto è ingiustificabile”. E non è un caso che ora sulla stampa internazionale appaiano titoli che non piaceranno ai fondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page: “Google rafforza il grande firewall cinese” (Guardian, UK), “Google si china alla censura cinese con il nuovo sito di ricerca” (AFP), “Muro cinese per Google?” (Cnet, USA), “Google si allinea al Grande Firewall cinese” (Silicon.com) e via dicendo


Solo a Hong Kong, decine di migliaia di attivisti si sono riuniti al parco Vittoria per ricordare le vittime di Piazza Tiananmen con candele bianche e slogan per la democrazia. Un ex alto funzionario, imprigionato per sette anni per aver dimostrato vicinanza con i manifestanti, ha chiesto chiarimenti al governo cinese. A parlarne sono l’ANSA, l’Associated Press, l’AGI. Ma insomma, a volte quasi come fosse ormai una leggenda lontana. Neanche per noi, in fondo, questi 19 anni hanno avuto grande eco. Pare.


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