La fiaccola olimpica a Piazza Tiananmen

di Angela Gennaro Commenta



Location di assoluto simbolismo. E’ quella piazza, proprio quella. Il luogo simbolo della rivolta. Quella piazza ferma nell’immaginario comune internazionale da ormai quasi 20 anni. Quel ragazzo sconosciuto e inerme, camicia bianca, pantaloni neri, completamente disarmato che da solo si staglia davanti ad una colonna di carri armati.


Oggi, in quella stessa piazza, il presidente cinese, Hu Jintao, ha acceso, in mattinata, la controversa fiaccola olimpica. La fiaccola giunta dalla Grecia.


Via alle danze, via alla corsa che porterà il simbolo delle Olimpiadi in tutti e cinque i continenti.

Cerimonia di iniziazione, forse di un’era. Decisamente di un avvenimento che, in un modo e nell’altro, sta segnando questi tempi e probabilmente la storia. Al termine della cerimonia a Pechino, Hu Jintao ha consegnato la fiaccola a Liu Xiang, e cioè il campione del mondo dei 110 ostacoli, che l’ha portata sulla porta dell’antica residenza imperiale, la leggendaria Città Proibita.


Comincia il viaggio, con tutti i significati che il percorso porta con sè: la fiaccola viaggerà per tutte le province della Cina. Attraverserà anche il Tibet. La fiaccola illuminerà il Tibet. Il suo viaggio terminerà nella capitale l’8 agosto, tra 130 giorni – ormai è arrivato il momento, solo ieri sembrava così lontano parlare di Pechino 2008 – e cioè per il giorno di apertura dei Giochi Olimpici.


Per l’odierna, delicata cerimonia, è stato dispiegato un imponentissimo servizio di sicurezza, composto da migliaia di poliziotti in divisa e in borghese. Certo, già era di base difficile che a Pechino si ripetessero scene come quelle di Olimpia, dove Reporters sans Frontieres ha sventolato sotto gli occhi del mondo gli anelli olimpici a forma di manette. Ciononostante, proprio non era il caso di rischiare, per le autorità cinesi, similitudini proprio qui, luogo simbolo della rivolta repressa nel sangue nel 1989.


Ieri, ad Atene , sono state arrestate dodici persone che hanno manifestato per i diritti del tormentato Tibet. E c’è da scommettere che nel mondo la calma non arriverà: proteste sono state annunciate da attivisti tibetani a Londra, Parigi, San Francisco e New Delhi.


Il simbolo della pace attraverserà, si diceva, il Tibet: a giugno percorrerà le strade di Lhasa, la capitale del Tibet. Quelle stesse strade dove, secondo il governo tibetano in esilio, la repressione cinese ha provocato 140 morti. Quegli stessi luoghi nei quali poco, a detta invece del governo cinese, è successo, e comunque per colpa causa ed iniziativa esclusivamente dei ribelli.


Un attimo di pace – ma non troppo – lo può dare il pensare al percorso prossimo futuro della fiaccola: domani si dividerà in due, e una delle fiamme raggiungerà Almaty, nel Kazakhstan, prima tappa del suo viaggio. L’altra fiamma raggiungerà il campo base dell’Everest, dove, meteo permettendo, verrà condotta sul tetto del mondo.


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