Olimpiadi, accesa e contestata la Fiamma Olimpica

di Angela Gennaro Commenta



Acceso il sacro fuoco. A Olimpia. Il sacro sito archeologico era stato blindato proprio in occasione della cerimonia dalla polizia. Perchè blindare? Per l’eventualità che si è poi verificata. Una ribellione pacifica ma mediatica. E così è stato.


Luci della ribalta sulla fiaccola, con una copertura mediatica formidabile. A contestare, però, non son stati, come ci si aspettava, attivisti tibetani. A contestare sono stati dei rappresentanti di Reporters sans Frontières. Il loro sito, in apertura, è decisamente esplicativo. Il simbolo delle Olimpiadi di Pechino 2008, gli anelli olimpici, sono manette.




Reporters sans Frontières è un’associazione che si batte per i dirittti della libertà di stampa da tempo.

Durante la cerimonia, mentre parlava Liu Qi, presidente del comitato organizzatore di Pechino 2008, due attivisti, Jean-François Juilliard e Vincent Brossel, sono entrati in azione. Uno dei due ha sventolato una bandiera appunto con i cinque cerchi olimpici a forma di manette. E con la scritta

boicottate i Paesi che disprezzano i diritti umani

L’altro attivista ha provato di impadronirsi del microfono. Sono stati subito bloccati dal servizio di sicurezza.



Nelle strade di Olimpia è poi partita una protesta di una dozzina di manifestanti. La televisione cinese – non stupisce, naturalmente – è prontamente intervenuta a sospendere la trasmissione in diretta della cerimonia durante la contestazione. E le immagini sono state diffuse in leggera differita. Solo alcuni secondi di interruzione e, naturalmente, nessuna spiegazione al merito. Piuttosto, significative immagini di archivio di Olimpia e di una vecchia torcia olimpica.


La protesta era stato annunciata da un gruppo di dissidenti tibetani. Tenzin Dorjee, portavoce del gruppo degli Studenti per un Tibet libero, ha chiesto al Cio di escludere il Tibet dal percorso della torcia. La Cina ha già replicato che non ci sarà nessuna variazione del percorso, ivi inclusa la scalata dell’Everest.


Il presidente del Comitato olimpico Jacques Rogge ha commentato:

È triste che avvengano queste cose. Almeno però non si è trattato di manifestazioni violente

E ha escluso l’ipotesi di boicottaggio dei Giochi:

Nessuno dei grandi leader internazionali lo vuole, rispetto l’opinione delle organizzazioni umanitarie ma non sono rappresentative dell’opinione dei loro Paesi

Aggiungendo:

Sono impegnato in un negoziato silenzioso con la Cina sul Tibet e sui diritti umani

I Giochi, secondo Rogge, potrebbero rappresentare il cambiamento.


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