Versione di Pechino: il Tibet e il Dalai Lama ricattano le Olimpiadi

di Angela Gennaro Commenta



Tibet e Olimpiadi, Olimpiadi e Tibet. Sanno di poterselo permettere. Sanno che il modo e il momento sono quelli giusti. Sanno che andrà esattamente come loro vorranno. La quetione tibetana e le Olimpiadi sono diventate un binomio imprenscindibile.


Dilagano le voci e gli appoggi a livello internazionale. Per una versione ed una lettura che mettono insieme un utilizzo della ribalta mediatica indotta dai Giochi, dalle Olimpiadi, da Pechino 2008, per riuscire a rilanciare la causa del Tibet. E, attraverso la causa, la tutela dei diritti civili e umani in Cina. Diritti che, col passare dei giorni, appaiono sempre più lontani.


Pechino risponde, e lo fa a muso duro: il Dalai Lama vuole

prendere in ostaggio

e ricattare le Olimpiadi. Il mondo alla rovescia. Il mondo nello specchio di Alice.

La Cina e il suo Governo accusano apertamente.

Nel 2008 il mondo intero attende con impazienza i giochi olimpici, ma la cricca del Dalai Lama vuole prendere le Olimpiadi in ostaggio per forzare il governo cinese a cedere sull’indipendenza del Tibet

Questo quanto si legge in un articolo comparso contemporaneamente sul Quotidiano del Popolo, organo del Partito comunista, su quello dell’Esercito popolare di liberazione e su altre pubblicazioni. Potere mediatico. In Cina il governo ne ha il controllo totale. You Tube insegni.


Già in questi giorni, il primo ministro cinese, Wen Jiabao, aveva già lanciato dure accuse all’indirizzo del leader spirituale tibetano. Il Dalai Lama ce l’avrebbe con le Olimiadi e il Tibet avrebbe orchestrato e gestito tutto questo per sabotarle.


Ma i Giochi possono – e già ormai lo sono – essere un potente palcoscenico per rilanciare la protesta anti-cinese. Non esattamente nel modo descritto dal potere ufficiale. Uno dei tedofori ufficiali delle Olimpiadi, ad esempio, la tailandese Narisa Chakrabongse, ha annunciato il suo ritiro. In risposta alla repressione ordinata da Pechino dopo le proteste di Lhasa. Con tanto di lettera aperta: un messaggio forte e cosciente alla Cina.

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