Tibet, inferno in terra

Se il Tibet è un inferno in terra. Se il Tibet è un olocausto senza fine. Una fiamma che brucia e consuma ancora le esistenza di centinaia di migliaia d’innocenti. Non lo manda a dire, il Dalai Lama.

Questo è il Tibet soggiogato dalla Cina. Questo è il Tibet occupato da Pechino. Violentato ogni giorno. Sono passati 50 anni dalla prima, grande rivolta di Lhasa. Sono passati cinquant’anni di esilio per il Dalai Lama. Che nel 1959, a 23 anni, fuggì.Oggi, anziano, stanco ma amato, il Dalai Lama racconta al mondo il vero volto dell’invasore. Mentre l’invasore nega, nasconde, sopprime, in Patria e fuori.Lo racconta ai duemila fedeli commossi che lo hanno raggiunto a Dharamsala, la città indiana dove vive da anni.

L’ombra del terrore sui giochi di Pechino

Manca pochissimo all’apertura ufficiale dei giochi olimpici di Pechino; olimpiadi che vedono la loro importanza sia a livello sportivo, come è giusto che sia con i migliori atleti del mondo in gara, sia a livello politico-diplomatico in quanto la stessa Cina ha voluto fortemente questa manifestazione in casa per poter dimostrare la voglia di “uscire” e di affacciarsi al mondo come potenza non solo economica.

Europei e Olimpiadi: I nuovi obiettivi di Al Qaeda

Un titolo, quello di questo articolo, che abbinato ad un qualsiasi paese risulterebbe il suo rilancio, la sua voglia di mostrarsi al mondo per gli sforzi sportivi che lo hanno tenuto impegnato negli anni necessari alla preparazione dei due eventi.

Invece abbinato ad Al Qaeda significa solo paura, terrore, violenza. Termini che al fianco dei due eventi sportivi dell’anno, che si contraddistinguono tra l’altro per il fatto che riescono ad unire con il loro messaggio sportivo molti paese altrimenti “nemici”, stanno costringendo i paesi organizzatori a incrementare le proprie difese.

Perchè se da un lato Svizzera, Austria (organizzatori dell’Europeo) e la Cina (organizzatrice delle già tanto agoniate olimpiadi) riceveranno i benefici tipici di questi eventi di caratura mondiale, dall’altro la minaccia terroristica li tiene coi nervi tesi ogni giorno.

La fiaccola in Giappone

tibet1.JPG

Per favore, fate girare il più possibile questa foto, per far in modo che arrivi anche a giornalisti di TV pubbliche e private, giornali ecc affinchè possano pubblicarla

La mail, giunta da fonti “azioniste”, oltre alla foto, conteneva un articolo.

Pechino orchestrava la rivolta nel Tibet era il titolo, pubblicato da Canada Free Press [Venerdi, 21 Marzo, 2008 10:20] . Spie britanniche confermano la denuncia del Dalai Lama sulle violenze inscenate il sottotitolo. L’articolo porta la firma di Gordon Thomas.
Londra, 20 Marzo – Britain’s GCHQ, l’agenzia governativa delle comunicazioni che controlla elettronicamente mezzo mondo dallo spazio, ha confermato la rivendicazione del Dalai Lama che agenti dell’Esercito Popolare di Liberazione, l’EPL, travestiti da monaci, hanno innescato le rivolte che hanno lasciato dietro di sé centinaia di morti e feriti tibetani.

La fiaccola olimpica a Piazza Tiananmen

Piazza Tiananmen
Location di assoluto simbolismo. E’ quella piazza, proprio quella. Il luogo simbolo della rivolta. Quella piazza ferma nell’immaginario comune internazionale da ormai quasi 20 anni. Quel ragazzo sconosciuto e inerme, camicia bianca, pantaloni neri, completamente disarmato che da solo si staglia davanti ad una colonna di carri armati.
Oggi, in quella stessa piazza, il presidente cinese, Hu Jintao, ha acceso, in mattinata, la controversa fiaccola olimpica. La fiaccola giunta dalla Grecia.
Via alle danze, via alla corsa che porterà il simbolo delle Olimpiadi in tutti e cinque i continenti.

Internet, per molti ma non per tutti

censura.jpg
Si diceva ieri della censura imposta da Cuba sull’accesso a siti internet – diciamo così – sgraditi, come nel caso di Generazione Y, blog di Yoani Sanchez, cubana 32 anni, dissidente. Più o meno da quando Raul Castro ha aperto ai Pc, non è di fatto più possibile connettersi a Generazione Y.
Che strano.

Anonimi censori del nostro famelico cyberspazio hanno voluto chiudermi nella stanza, spegnermi la luce e non lasciar entrare gli amici. Questo, convertito nel linguaggio della rete, vuole dire bloccarmi il sito, filtrare la mia pagina, in sostanza, limitare il blog affinchè i miei amici non possano accedervi…Comunque il tentativo di repressione è così inutile che fa pena ed è così facile da schivare che possiamo quasi considerarlo un incentivo a sviluppare l’attività

Così recita uno degli ultimi post di Yoani, il cui blog è stato inondato di mail di solidarietà nelle ultime settimane e che “regge” grazie ad un server tedesco.

Aiutateci, disse il Dalai Lama

dalai lama
Più che una richiesta, è una vera e propria implorazione, a questo punto. Una Per favore, aiutate il mio popolo a risolvere la crisi del Tibet.

Per favore, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutto il mondo

Il Dalai Lama è in ginocchio. Teso, sembra disperato. E in ginocchio. Le mani giunte sopra la testa. L’appello, implorante, è rivolto a tutta la comunità internazionale. Toccante, drammatico, un culmine. Le mani giunte.

Spesso, il leader spirituale del Tibet compare con le mani giunte. E’ un leader spirituale. Spesso appare con un cipiglio particolare e caratteristico. Che è assolutamente suo, e che nell’immaginario rimane indelebile. Un sorriso, un guizzo. Oggi, a New Dehlik, c’è solo disperazione.
Tragedia, disperazione di fronte a migliaia di persone. persone della provenienza più disparata. Di vari credi.

Versione di Pechino: il Tibet e il Dalai Lama ricattano le Olimpiadi

alice
Tibet e Olimpiadi, Olimpiadi e Tibet. Sanno di poterselo permettere. Sanno che il modo e il momento sono quelli giusti. Sanno che andrà esattamente come loro vorranno. La quetione tibetana e le Olimpiadi sono diventate un binomio imprenscindibile.
Dilagano le voci e gli appoggi a livello internazionale. Per una versione ed una lettura che mettono insieme un utilizzo della ribalta mediatica indotta dai Giochi, dalle Olimpiadi, da Pechino 2008, per riuscire a rilanciare la causa del Tibet. E, attraverso la causa, la tutela dei diritti civili e umani in Cina. Diritti che, col passare dei giorni, appaiono sempre più lontani.
Pechino risponde, e lo fa a muso duro: il Dalai Lama vuole

prendere in ostaggio

e ricattare le Olimpiadi. Il mondo alla rovescia. Il mondo nello specchio di Alice.

Sabotaggio olimpico, dice la Cina. Nessuno tocchi le Olimpiadi

Olimpiadi
I politici, da ogni donde, da ogni paese, in tutti i contesti, si stanno precipitando a dire – condivisibile o meno, dall’alto di determinate ragioni o meno – che queste violenze s’hanno da fermare. Ma le Olimpiadi, nessuno le tocchi.
Nessuno le tocchi, men che mai il Dalai Lama. Il Governo cinese ha accusato il leader spirituale tibetano, di nuovo. Le proteste in Tibet hanno scatenato la reazione delle forze di sicurezza della Repubblica Popolare.

Ci sono ampia evidenza e prove abbondanti che dimostrano come gli incidenti siano stati organizzati, premeditati, diretti e incitati dalla cricca del Dalai Lama

Ampia evidenza, dunque, per il primo ministro di Pechino, Wen Jiabao. Tanto di conferenza stampa ufficiale questa mattina (ora italiana).

Tibet, appello internazionale del Dalai Lama. E’ genocidio culturale

dalai lama
Le notizie passano, le notizie scappano. Possono provare a cambiarle, limitarle, segregarle. Ma sentirsi raccontare che quello che sta accadendo a Lhasa è un dramma squarcia finalmente il silenzio che pure, ancora, il governo cinese tenta di divulgare e/o manipolare. Lhasa è assidiata, presidiata da migliaia di soldati. Oggi solo sparuti gruppi hanno manifestato nelle strade della città. Praticamente deserte.
Si estendono, però. a macchia d’olio le manifestazioni, e le vittime. In altre zone dell’altipiano, soprattutto in Amdo, area d’origine del Dalai Lama, il bilancio dovrebbe essere di almeno 30 vittime. Da ieri circolano inoltre diverse voci di una marcia degli abitanti di alcune province limitrofe verso Lhasa, ma senza conferme.
Nel frattempo, il sistema di informazione cinese non si smentisce e continua la sua linea di coerenza. Dieci vittime, nulla più, e soprattutto violenze causate dai manifestanti. Le pèoche immagini che girano sono quelle della tv cinese. Che mostrano manifestanti all’assalto di negozi e macchine. Non c’è altro. Perchè non c’è un’informazione indipendente. La posizione ufficiale parla di una guerra di popolo, al fine di

battere il separatismo, denunciare e condannare gli atti malevoli di queste forze ostili e mostrare alla luce del giorno il volto odioso della cricca del Dalai Lama