Gli uomini della Consulta han detto SI’

di IsayStaff 1

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I 14 della camera di consiglio hanno deciso. Ed è un SI grande come l’Italia, che porterà i cittadini a votare in referendum, con argomento la legge elettorale, tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Una decisione, quella della Consulta, che promuove a pieni voti il comitato di “Mariotto” Segni, di nuovo in prima fila per quanto riguarda i referendum.

Come detto sono tre i quesiti referendari, ma possono riassumersi in due semplici concetti: eliminazione della candidature in più collegi elettorali e attribuzione del premio di maggioranza alla lista e non più alla coalizione.

Soprattutto quest’ultimo concetto sta facendo impazzire i piccoli partiti del centro sinistra (Sinistra Radicale, UDEUR,…) che vedono, in caso di approvazione dei quesiti referendari, la sparizione praticamente QUASI certa dalle “sedie” che contano, ovvero le loro.


Ed ecco subito tutti che si smobilitano, e si informa i cittadini che il referendum ha importanza, ma comunque spetterà poi al governo decidere sulla soluzione migliore per quanto riguarda la “cosa pubblica” italiana.

Già immagino una pubblicità televisiva pro-NO ai referendum, dove tutto il centro sinistra è dentro in una casa, fuori piove e loro davanti a un camino, con in mano una bella fetta di pane e la voce fuori campo che ci sussurra:

Che Italia sarebbe senza Mastella

Premesso che personalmente io avrei un’idea su come potrebbe essere un’Italia senza di lui, dalla mia penso che voterò sicuramente SI. Sono stufo di vedere sempre le stesse faccine là in mezzo alle “cadreghe” di Camera e Senato. Sono stufo di vedere PPI, CACA, PUPU e tante altre sigle che più che partiti mi sembrano onomatopee di neonati.

Avanti con le grandi coalizioni effettive, avanti con nuovi volti, avanti con la nuova generazione politica. E chissà magari alle prossime elezioni potremmo trovare un’Angela Gennaro a candidarsi nel sua circoscrizione, o magari un Paolo Riva ministro delle Telecomunicazioni.

Sognare. Questo ci permetterà di fare il prossimo referendum, finchè arriverà il momento di votare, con la speranza di cambiare. Un cambiare che porterà una nuova realtà, ma che, molto probabilmente, non modificherà assolutamente niente.

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