D’Alema for Kosovo

di Paolo Riva Commenta

Nonostante il governo sia caduto da tempo, il ministro degli esteri è ancora all’opera e vive in mezzo a noi. Nessuna polemica a riguardo anzi, è da elogiare la serietà con cui il ministro “col baffetto” Massimo D’Alema, affidato alla politica estera dal precedente governo, stia cercando di affrontare da parte sua il problema “Kosovo”.

Un problema che non è assolutamente da poco. L’indipendenza di uno stato martoriato come quello kosovaro non è cosa facile, né da dibattere né da risolvere. Gli interessi serbi su questa nazione sono tanti, tantissimi, nonostante a detta di molti degli addetti ai lavori “il Kosovo degli ultimi 10 anni faceva parte della Serbia solo a carattere geografico, la realtà è che era una vera e propria colonia dell’ONU”.

In effetti l’indipendenza del Kosovo si stava già trattando da molti anni sui banchi delle Nazioni Unite, ma l’argomento non è mai riuscito a spiccare il volo, soprattutto a causa dei veti della Russia.

Intervistato durante il Consiglio degli Affari Generali e Relazioni Esterne a Bruxelles, Massimo D’Alema ha risposto sulla questione Kosovo, specificandone l’unicità:

Non credo sinceramente che vi sia il rischio di un effetto domino, al di là di qualche dichiarazione di propaganda. Questo perché il Kosovo è un caso sui generis […] Uno stato con 20mila soldati stranieri, e ora una missione civile Ue di 2000 persone, non è uno stato normale per questo si parla di una situazione sui generis che non ha niente a che fare con i Paesi Baschi o la Cecenia.

In effetti anche a mio avviso i problemi che si possono scatenare da questa situazione sono due: da una parte il problema serbo, in quanto la nazione non sta accettando la scelta del Kosovo indipendente, dall’altra lo spirito di emulazione, che potrebbe portare appunto regioni storicamente con grande voglia di indipendenza come la regione Basca e la Cecenia.

E se tutto questo divenisse solo un pretesto? Pensate se da domani ci ritroveremo a dover parlare di ulteriori attacchi da parte della Serbia, uscita completamente indebolita da questa operazione, per rivalutare la sua posizione, o anche solo attacchi e ripercussioni in Spagna o in Russia.

La speranza è che tutto si fermi qui, anche se personalmente non credo. Forse sarebbe meglio a Bruxelles pensarle queste cose prima di portarle a termine.

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