Serbia, il futuro difficile. Partono le presidenziali

di IsayStaff Commenta



Oggi, circa 6,7 milioni di cittadini serbi sono chiamati alle urne. L’appuntamento è con il primo turno delle presidenziali. In realtà i sondaggi più recenti fanno trapelare la forte possibilità di un’alta percentuale di astensionismo: più o meno la metà degli aventi diritto pare che non si recherà a votare.


L’imbarazzo della scelta. I candidati ufficiali in questo primo turno sono ben nove. In realtà, però, la vera sfida dovrebbe ridursi ad un testa a testa tra l’attuale presidente e leader del Partito Democratico (DS) Boris Tadic, e il nazionalista Tomislav Nikolic, del Partito Radicale Serbo (SRS). Il primo è rinomatamente filo-europeista. Il secondo, leader del principale partito serbo, è dato come il vincitore annunciato del primo turno elettorale. Una vittoria, però, dicono i sondaggi, che non vedrà neppure da lontano il 50,1% dei consensi, quota necessaria per non andare al ballottaggio il 3 febbraio.


Ed è proprio il ballottaggio a spiazzare di più i sondaggisti. Secondo le proiezioni, Nikolic potrebbe ottenere il 36% dei voti al primo turno, mentre Tadic il 33%. Le sorti del ballottaggio, dunque, verranno decise dall’appoggio dei sette che non passeranno certamente il turno.

Tadic ha già l’appoggio di alcuni tra i candidati minori. E potrebbe accaparrarsi anche il 7% di Cedomir Jovanovic, leader del Partito Liberal Democratico (LDP). L’LDP ha una politica di sostegno dell’indipendenza del Kosovo, , e orbita nello stesso elettorato del presidente uscente.


L’incognita di queste votazioni è Velimir Ilic, leader della Nuova Serbia. Ilic può contare sull’appoggio non attivo del primo ministro Vojislav Kostunica e del suo Partito Democratico della Serbia (DSS). Ma soprattutto, Ilic ha, per i sondaggi, circa il 10% dei voti al primo turno. Un numero che, al ballottaggio, farà la differenza.


Nikolic, al momento del ballottaggio, dovrebbe poter fare affidamento anche sul 6% attribuito al partito dell’ex presidente Slobodan Milosevic, il Partito Socialista della Serbia. Vojislav Seselj, leader dell’SRS, è al momento sotto processo al Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY). E’ accusato di crimini di guerra, come di crimini di guerra era stato accusato Milosevic, morto in cella nel carcere dell’Aia nel marzo del 2006.


L’SRS e il DSS di Kostunica sono i più tenaci oppositori dell’indipendenza del Kosovo. Neanche Tadic è entusiasta all’idea, ma è su posizioni differenti, dato il suo filo-europeismo: sottolinea la necessità di non rompere con l’Occidente. Nel frattempo, appoggia anche le velleità di indipendenza degli albanesi di Pristina.


La crisi della coalizione di governo, formata da Kostunica, Tadic, Ilic e il G-17 Plus, è scoppiata proprio sul problema dell’indipendenza kosovara, unito alla tensione data dall’approssimarsi delle presidenziali. Il 28 gennaio prossimo, la Serbia dobvrebbe firmare l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Unione Europea. Un passo importante, che però Kostunica minaccia di non firmare se l’Unione non garantirà l’unità territoriale serba. Quindi anche la sovranità sul Kosovo.


Tadic sta provando a difendere la via del futuro all’europea per il suo Paese. Anche a costo di rinunciare al Kosovo. E, sempre in direzione di Bruxelless, dal prossimo 30 gennaio Unione Europea e Serbia cominceranno un dialogo serrato sulla liberalizzazione del regime dei visti d’ingresso. Lo ha ribadito il vicepresidente della Commissione Franco Frattini, e Massimo D’Alema ha espresso tutta la sua soddisfazione al merito. Già dal primo gennaio vige, comunque, un regime di facilitazione per i cittadini serbi.


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