Bush, fine del viaggio: l’Iran finanzia il terrorismo

di Angela Gennaro Commenta



Fine del viaggio in Medio Oriende per il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Un’ultima tappa agguerrita, più di quelle precedenti. Perchè Bush ha lanciato oggi le sue invettive complete, dirette e inequivocabili contro l’Iran.


L’Iran che arma Hezbollah, finanzia Al Qaeda, minaccia la sicurezza mondiale. Bush parla da Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi: l’ultima tappa del tanto tribolato viaggio in Medio Oriente che ha anche visto la prima volta di Bush in Israele. L’attacco a Teheran, dunque, è diretto e senza mezzi termini. Il governo di Mahmud Ahmadinejad è per il Presidente americano il nuovo pericolo per l’umanità.


Parole, naturalmente, tradotte in tempo reale in tutte le declinazioni possibili dell’arabo e dei suoi dialetti. Parole che presto avranno conseguenze diplomatiche e internazionali. Parole dall’eco fortissima. Mahmud Ahmadinejad e il suo governo dovranno e vorranno presto replicare.

Parole che, in fondo, aspettavano tutti. Occidente e Oriente, Europa ma soprattutto Paesi del Golfo e del Medioriente: parole di indirizzamento sulla politica estera di Washington.


Una politica che il Presidente George W. Bush esprime nei minimi particolari, da un palco importante. Aiuteremo Israele e Palestina. E’ il momento di vedere israeliani e palestinesi vivere insieme in pace in Terra Santa. Una missione, nella quele il presidente ha chiesto anche l’aiuto di tutti i Paesi arabi. Bush, nei tre giorni antecedenti al suo arrivo nei Paesi del Golfo, ha passato tre giorni tra Gerusalemme e Tel Aviv, e ha incontrato sia il leader israeliano Ehud Olmert che quello palestinese Abu Mazen. Bush afferma di voler aiutare un accordo di pace basato sulla sicurezza dei confini per Israele e su uno stato indipendente, sovrano e con continuità territoriale per i palestinesi.


In Kuwait, poi, già ieri aveva cominciato a preparare il terreno al discorso di oggi sulla questione Iran: Teheran smetta di attaccarci, aveva detto. Siria e Iran, aveva detto, devono cessare di alimentare le violenze che tormentano l’Iraq. Alla prima, Bush ha chiesto di ridurre ulteriormente l’afflusso di terroristi stranieri nel Paese confinante. Il fine principale del viaggio di Bush, dichiarato, è quello di convincere gli alleati arabi a collaborare per isolare ulteriormente l’Iran. E, infatti, il suo messaggio verso la Repubblica Islamica è stata più duro: ha chiesto a gran voce al regime degli ayatollah di smettere di appoggiare le milizie irachene nei loro attacchi contro le truppe Usa e le forze governative locali.


Oggi, Bush ha completato l’opera, senza usare mezzi termini. Stati Uniti e alleati arabi devono affrontare uniti la minaccia iraniana, prima che sia troppo tardi. Teheran – Bush si basa su molteplici report stilati da esperti e osservatori statunitensi – finanzia i terroristi, danneggia la pace in Libano, minaccia i Paesi vicini, invia armi ai Taliban, sfida le Nazioni Unite e destabilizza l’intera regione rifiutando l’apertura sul suo programma nucleare. Azioni che minacciano la sicurezza delle nazioni ovunque e dimostrano che l’Iran è il maggior patrocinatore del terrorismo.


Poi decide di rivolgersi direttamente al popolo iraniano. Non al loro governo. Ma alla gente. Il vostro governo è una minaccia ma voi, popolo iraniano, non siete così. Vi auguro più democrazia, più libertà, più apertura alla comunità internazionale. Voi iraniani non avete migliori amici che gli Stati Uniti d’America. E, allargando il discorso a tutta la regione, esorta la gente contro la minaccia del terrorismo: gli estremisti hanno dirottato l’Islam. E vanno combattuti, così come li combatte l’America e tutto l’Occidente. Noi siamo vostri amici e ci auguriamo che diventiate presto uno Stato democratico. La libertà è il vostro diritto, il vostro obiettivo, la meta finale. Che Dio vi benedica. Benedizione Urbi et Orbi insomma. Aveva benedetto la terra di Israele, lasciando un messaggio analogo al Museo dell’Olocausto.


Un discorso di lotta, da allargare alla stessa popolazione dei Paesi Arabi. Lotta contro il terrorismo. Un discorso che, in Italia, per i suoi toni trova le critiche del Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema. Sono toni inutilmente allarmanti, ha tagliato corto. Ospite alla trasmissione di Fabio Fazio, Che tempo che fa, ha commentato: Questi toni, dal capo della più grande potenza del mondo, non li trovo utili e inutilmente allarmanti. Apre agli Stati Uniti, perchè l’apertura adel dibattito da parte della più grande potenza del mondo è cosa buona e giusta perchè indispensabile. Ma tenta, in qualche modo, di smussare i toni apocalittici delle parole del Presidente Usa contro Teheran: Non ho particolare simpatia per il regime iraniano, che non ha tenuto in nessun conto l’appello lanciato dall’Onu per la moratoria delle esecuzioni, cosa che mi spinge ad essere critico: però dire che l’Iran è una minaccia per tutto il mondo mi sembra una esasperazione.

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