Bush in Kuwait: Iraq, sta tornando la speranza

di Angela Gennaro 1



Continua il viaggio in Medio Oriente del Presidente USA George W. Bush. Un viaggio delicato. Durante la sua seconda giornata in Kuwait, Bush analizza la situazione del terrorismo internazionale, e del suo nemico giurato, Al Qaeda. L’organizzazione terroristica, secondo il Presidente, avrebbe subito colpi duri in Iraq negli ultimi mesi.


Progressi, dunque. Progressi che, però, non permettono certamente di poter abbassare il livello di attenzione. Bush ha fatto visita oggi alla maggiore base militare Usa in Kuwait, dove ha ricordato, appunto, la necessità di non abbassare la guardia per non perdere i successi conquistati sul campo nel 2007.


Il Presidente ha inoltre specificato che nessuna decisione definitiva è stata ancora presa in merito alla possibilità di ritiro di altre truppe dall’Iraq. I fattori che portano a scegliere per un’effettiva riduzione della forza sul territorio sono molti, ha spiegato, e dipendono dalle reali condizioni presenti.

E poi, perchè no, un po’ di riconoscimento. Il presidente americano ha dunque avuto modo di esporre il fatto che, grazie alla sua nuova strategia per l’Iraq, annunciata un anno fa, il paese è, ora, un posto in cui sta tornando la speranza. E non basta: Noi dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere affinchè nel 2008 si possa registrare un grande progresso. Anche perchè, ipse dixit, tranquillità a lungo termine in Iraq significa portare un elemento cruciale alla stabilità di tutto il Medio Oriente.


Il Kuwait è la prima tappa di Bush nel Golfo Persico. Segue la contestata e difficile prima volta di Bush in Terra Santa. Oggi il Presidente è tornato a intimare a Siria e Iran di cessare di alimentare le violenze che tormentano l’Iraq. Alla prima, Bush ha chiesto di ridurre ulteriormente l’afflusso di terroristi stranieri nel Paese confinante. Il fine principale del viaggio di Bush, dichiarato, è quello di convincere gli alleati arabi a collaborare per isolare ulteriormente l’Iran. E, infatti, il suo messaggio verso la Repubblica Islamica è stata più duro: ha chiesto a gran voce al regime degli ayatollah di smettere di appoggiare le milizie irachene nei loro attacchi contro le truppe Usa e le forze governative locali.

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