Quel grido: “Ritirateli”

kabul funerale romaUn grido. La messa. E un grido.

Ritirateli, quanti morti ci devono essere ancora?

Silenzio, frasi rituali, scambiatevi un segno di pace. E un grido dalla folla, mentre le supreme cariche dello Stato, in lacrime più o  meno sincere, come Santa Messa vuole, il segno di pace se lo scambiavano. Un grido. Pace, pace, pace. Chi ha seguito la diretta tv, da qualunque punto di accesso, ha sentito quell’uomo ripetere: pace subito.

Iraq: Troppe promesse da marinaio

Una volta erano loro, i marinai, i grandi realizzatori di promesse non mantenute. Giungevano ad un porto, magari trafiggevano d’amor il cuore di una bella donzella promettendole di stare per sempre al suo fianco, ed improvvisamente fuggivano sulla prima barca. La motivazione era che lontano dal mare loro non potevano stare, la verità forse era che il peso da “legato” risultava troppo eccessivo.

Da provetti marinai, anche i leader delle grandi potenze mondiali che occupano l’Iraq, si dannano nelle parole più lodevoli al fine di far credere al popolo iracheno e all’opinione pubblica internazionale che l’addio dalla ex terra di Saddam è vicino. La nuova promessa, fatta da Gordon Brown, è che verso la metà del 2009 dovrebbe arrivare la partenza definitiva.

Una promessa come tante altre, un seguito inarrestabile di parole su parole, che troppo spesso sono state sprecate senza pensare effettivamente a chi, questa situazione, magari la vive veramente e che spera un giorno di poter divenire libero. Perchè la libertà non è passare da una schiavitù ad un altra, ma rendere ad un paese la possibilità di scegliere del proprio destino.

USA – Iraq: Fuori Tutti entro il 2011

Ennesima data fasulla? Ulteriore obiettivo prefissato e non raggiunto? Nuova promessa che non verrà mantenuta? Queste sono le domande che, leggendo del nuovo accordo tra Iraq e USA sulla partenza delle truppe americane dal paese mediorientale, mi sono sorte. Tutto questo mentre i miei pensieri ricordavano la guerra lampo e affini.

Una guerra che era prima una caccia a Bin Laden, poi a Saddam e quindi all’Iran e fortunatamente a niente più. L’Iraq ha messo i paletti legislativi con un decreto che conferma l’intenzione entro il 2011 di far lasciare il presidio ai soldati americani, forti anche di un futuro appoggio ad Obama.

Sinceramente dopo tanti anni di promesse fasulle sono abbastanza scettico sulla riuscita dell’accordo, anche se il futuro abbronzato di Obama mi fa ben sperare. Forse, per una volta, quello che è stato detto e scritto diverrà effettivamente realtà.

Harry a pezzi dall’Afghanistan

Harry a pezzi
Nono, è sano e salvo, sta benone, e nessuno gli augura assolutamente negatività. I pezzi sono quelli della storia, del puzzle ricostruito, dei frammenti che a poco a poco sono arrivati della sua missione. Harry, a pezzi, i media alla fine hanno comunicato.
Rotto l’accordo, violato il top secret, squarciato il velo. Da metà dicembre scorso, il reale coronatissimo principe Harry si trovava in missione segreta in Afghanistan. E ora se ne è tornato, l’hanno richiamato, di gran corsa, in UK: l’Afghanistan doveva abbandonarlo prima di subito.
23 anni – Weltroni, Weltroni, sì, potrebbe chiamarlo a breve e arruolarlo nelle sue fila – e molto testardo. Sottotenente nel reggimento Blues and Royal della Household Cavalry. Ad attenderlo oggi a Oxford, nella sua tuta mimetica, c’erano Carlo e William, il fratello maggiore.

Bush in Kuwait: Iraq, sta tornando la speranza

Bush
Continua il viaggio in Medio Oriente del Presidente USA George W. Bush. Un viaggio delicato. Durante la sua seconda giornata in Kuwait, Bush analizza la situazione del terrorismo internazionale, e del suo nemico giurato, Al Qaeda. L’organizzazione terroristica, secondo il Presidente, avrebbe subito colpi duri in Iraq negli ultimi mesi.
Progressi, dunque. Progressi che, però, non permettono certamente di poter abbassare il livello di attenzione. Bush ha fatto visita oggi alla maggiore base militare Usa in Kuwait, dove ha ricordato, appunto, la necessità di non abbassare la guardia per non perdere i successi conquistati sul campo nel 2007.
Il Presidente ha inoltre specificato che nessuna decisione definitiva è stata ancora presa in merito alla possibilità di ritiro di altre truppe dall’Iraq. I fattori che portano a scegliere per un’effettiva riduzione della forza sul territorio sono molti, ha spiegato, e dipendono dalle reali condizioni presenti.