Contrada, Berlusconi non ci sta

di Angela Gennaro Commenta



Silvio Berlusconi dalla parte di Bruno Contrada. E’ una battaglia che Lino Jannuzzi sta facendo e credo sia una battaglia che merita tutto il nostro appoggio: non si può pensare che chi è stato condannato per le accuse di chi ha contribuito a far arrestare, un servitore dello Stato, possa essere dimenticato e trattato in questo modo. È qualcosa che francamente non si può accettare.


Raggiunto telefonicamente da Neveazzurra, l’ex Premier si è così pronunciato sulla raccolta di firme del senatore azzurro per una commissione di inchiesta sul caso Contrada. Una presa di posizione netta, che segue la scia di polemiche che da molti giorni, ormai, si stanno susseguendo sul caso Contrada.


Una dichiarazione che arriva il giorno dopo l’intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale aveva affermato: Nessuna grazia a chi si dice innocente. Napolitano ha revocato il procedimento di clemenza nei confronti di Contrada, e ne ha spiegato il perchè. Lo ha fatto in una comunicazione inviata al senatore di Forza Italia, Gustavo Selva. Selva, infatti, aveva rivolto al Capo dello Stato un appello per la grazia all’ex numero due del Sisde.

Bruno Contrada è stato condannato per concorso in associazione mafiosa. Il suo primo arresto è avvenuto nel 1992, in base alle accuse di quattro pentiti: Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Giuseppe Marchese e Rosario Spatola.


Oggi si legge sul suo sito: Quasi al termine della mia esistenza, l’ingiustizia degli uomini mi ha inferto questo ultimo colpo. Farò appello alle mie residue forze fisiche e morali per resistere ancora, così come ho fatto per quindici anni.
Sono sicuro che verrà il momento (che forse io non vedrò) in cui la verità della mia vicenda giudiziaria sarà ristabilita.
Spero che qualcuno si pentirà del male fatto a me ed alle Istituzioni


. Nella sua lettera al senatore Selva, il Presidente Napolitano scrive che non c’è stata da parte sua nessuna marcia indietro, come si è volgarmente affermato da qualche parte (ne aveva parlato l’avvocato di Contrada, Lipera), e neppure condizionamenti di sorta. La revoca del procedimento è stata, ha spiegato Napolitano, causata dal chiarimento dato da Contrada e dal suo avvocato: l’implorazione, rivolta da Lipera al Capo dello Stato, non costituiva una domanda di grazia. Qui il testo completo della lettera.




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