Bagnasco ha da ridire sul giardino. La visita (non) fatta, saltata su invito delle autorità italiane

di Angela Gennaro Commenta



Ora, lo si sospettava. La vendetta è un piatto che va servito freddo. A costo di sembrare eretici, qui si fa difficoltà a non far fare capolino alla parola vendetta nella propria testa.


Ed è una vendetta in grande stile, che i ragazzetti centrosociale della Sapienza hanno servito direttamente in Vaticano con i migliori saluti.


Parla il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI. Parla nella prolusione d’apertura del Consiglio episcopale permanente. E certo non si fa sfuggire la polemica.

Fase 1. Attacco alle autorità italiane. La visita di Benedetto XVI alla Sapienza sarebbe stata sconsigliata dalle autorità italiane. Insomma, Ratzinger, che fino a ieri, celebrazione del Papa Day, era stato in un certo qual modo accomodante sulla vicenda, godendo del ritorno di immagine che la pochezza italica gli aveva dato, avrebbe rinunciato alla sua visita su suggerimento dell’autorità italiana. Il grave episodio di intolleranza e il clima di ostilità hanno suggerito, secondo quanto dichiarato oggi da Bagnasco, questa amara soluzione. Ma attenzione. L’amara soluzione se si è fatta necessariamente carico dei suggerimenti dell’autorità italiana, nasce essa stessa da un atto di amore del Papa per la sua città. Perchè insomma, la figura barbina non venga dimenticata, venga ribadita ai posteri e arrivi come uno scudiscio sullo Stato Italiano.


Alla fase 1, Palazzo Chigi prova a dare una timida risposta. Risposta che non rimarrà nella storia. In una nota si specifica che il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita. Prodi e Amato, dopo la riunione del Comitato provinciale per la sicurezza, cui hanno partecipato anche i responsabili della gendarmeria vaticana, hanno comunicato alle autorità vaticane che lo Stato italiano garantiva assolutamente la sicurezza e l’ordinato svolgimento della visita del Santo Padre.


Fase 2. Giacchè il momento è propizio, affondare dove necessario: la 194, per Bagnasco, è una legge abominevole. Va almeno aggiornata in qualche punto, grazie al portato delle nuove conoscenze e i progressi di scienza e medicina. Oltre le 22 settimane di gestazione c’è già qualche possibilità di sopravvivenza. Sulla scia di Camillo Ruini, fa appello alla coscienza pubblica. Il fatto che a trent’anni dall’approvazione della 194 la coscienza pubblica non abbia ‘naturalizzato’ ciò che naturale non è, è un risultato importante, di cui dobbiamo dare atto a chi, come il Movimento per la vita, mai si è rassegnato.


In quanto legge abominevole, i vescovi ora chiedono che si verifichi ciò che la legge ha prodotto, e ciò che non si è attivato di quanto prevede, soprattutto in termini di prevenzione e di aiuto alle donne, dunque alle famiglie. Sanno anche come. I fondi previsti dalla 194, accresciuti da apporti delle Regioni, siano dati in dotazione trasparente a consultori e centri di aiuto alla vita. Quando ci sono conti da fare, non ci sono consulenze contabili migliori.


Ma non finisce qui. Il Presidente della Cei richiama i politici di fede (naturalmente quelli italiani), con il seguente monito: Quando si tratta di avviare proposte legislative che vanno in senso contrario all’antropologia razionale cristiana, i cattolici non possono in coscienza concorrervi. Sì, la voce deve essere giunta anche al quartier generale del Pd.


Fase 3. L’Italia è il giardino del Papa, e di fatto è un po’ malconcio. E sfiorito. Così non va. A Bagnasco l’attuale condizione del Belpaese non va. Sfilacciato, frammentato, ridotto a coriandoli. Così lo descrive. Bloccato lo slancio e la crescita anche economica, il tutto coronato da paura del futuro e senso di fatalistico declino, sfiducia diffusa e pericolosa. Grazie, ce lo avevano detto. Non credo di sbagliare se dico che è l’Italia, in particolare, ad avere oggi bisogno della speranza. Ce la siamo andati a cercare. From A to Zed.


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