Bagnasco: “Questione morale grave, immagine del Paese danneggiata”

di Luca Fiorucci Commenta

Il presidente della Conferenza Episcopale, Card. Angelo Bagnasco, ha aperto i lavori del Consiglio permanente della Cei con un duro monito contro la crisi “morale e culturale che sta attraversando il Paese, causata da un “deterioramento del costume e del linguaggio pubblico” e da “comportamenti licenziosi e relazioni improprie” che “ammorbano l’aria“.
Non vi sono, nella prolusione di Bagnasco, riferimenti espliciti al premier Berlusconi, che non viene mai nominato, ma è chiaro che il pensiero corre subito ai recenti scandali in cui questo è coinvolto. Nella stessa base cattolica, del resto, si auspicava una presa di posizione dei vertici della Cei in merito a tale questione. Già nel suo viaggio a Berlino, pochi giorni fa, papa Benedetto XVI aveva parlato della necessità di un “rinnovamento etico” dell’Italia.
Nel suo discorso, il cardinale ha affermato:

” Si rincorrono con mesta sollecitudine racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata“.

 

Bagnasco, d’altra parte, ha anche espresso qualche perplessità sulla quantità di strumenti di indagine utilizzata, e sulla “dovizia delle cronache a ciò dedicate”. Inoltre, si è detto stupito dalle critiche al silenzio della Chiesa, poiche essa, ha detto, non ha mai cessato di far sentire “la voce responsabile del Magistero ecclesiale“.
Dall’arcivescovo è venuta anche un’esortazione al mondo della politica a combattere la corruzione e l’evasione fiscale, e un accenno alla situazione economica, con la richiesta di politiche per la famiglia e la critica alla globalizzazione “non governata”. Infine, Bagnasco ha ricordato l’attenzione della Chiesa per la condizione di precariato e di disoccupazione che vivono tanti giovani, ammonendo: ” Il lavoro è un diritto-dovere iscritto nell’ordine creaturale“.
Molte le reazioni politiche all’intervento del presidente della Cei, chiaramente divergenti fra maggioranza e opposizione. Per il presidente della Camera e leader di Fli Gianfranco Fini, “E’ un appello alle coscienze e un invito, a tutti coloro che hanno responsabilità, a onorarlo“.
Gli fa eco la presidente del Pd Rosy Bindi, che afferma: “Con parole ferme e inequivocabili, la Chiesa italiana denuncia l’insopportabile degrado della vita pubblica e il macigno di una questione morale che rischia di ipotecare il rinnovamento e il futuro dell’Italia“. Anche per il segretario dell’Udc Cesa, le parole del cardinale “sono limpide come l’acqua di una fonte”.
Dalla maggioranza, invece, sono in molti a voler precisare che il discorso di Bagnasco non riguarderebbe direttamente il premier. Per il ministro Sacconi, il messaggio del cardinale era rivolto “a tutti“, quindi “nessuno può usare il suo monito come una clava contro l’altro”. Della stessa opinione il ministro Rotondi, che ha affermato: “Il monito non va mai riferito ad una persona, la tradizione vuole che sia riferito alla generalità dei cittadini”.

 

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