Italia.it: chiude i battenti il progetto da 45 milioni di euro. Buttati dove?

di IsayStaff 2



Si invitano i gentili visitatori ad effettuare una prova di sopravvivenza. Quatti quatti, zitti zitti, e senza dare troppo nell’occhio, posizionatevi sulla barra degli indirizzi del vostro browser, e digitate: www.italia.it. Fatto? Pregasi premere ora il tasto invio. O la freccina accanto all’indirizzo. Come vostra abitudine comanda.


Il risultato? Una valle di lacrime. Il vostro browser darà di matto, penserà che la clessidra sia la sua migliore amica, poi si arrenderà miserrimamente. Le sue ultime parole saranno: Network Access Message: The page cannot be displayed.


Il portale da molti milioni di euro, 45 per la precisione, www.italia.it, non c’è più. Finito, stop, rimosso. Chiuso.

In rete, a questo punto, c’è, giustamente, di tutto. Storia di una disfatta. Qui, la cronologia dell’ascesa mai avvenuta e della caduta, realizzata da Scandalo Italiano, il blog che da sempre ha seguito le vicissitudini del portale. Il progetto, la cui idea poteva risultare nobile in teoria, era stato presentato dal ministro per i Beni culturali Rutelli alla Bit 2007 . L’idea di una finestra dell’Italia sul mondo, sul turismo internazionale, su quel medium che ormai sa usare anche un bambino che è Internet, insomma, ci stava.


E’ divertente leggere la dinamica della chiusura dal suddetto blog, Scandalo Italiano.


Verso le 8:30 del mattino di venerdì 18 gennaio 2008, senza alcun preavviso percepibile, al sito nazionale del turismo è stata staccata improvvisamente la spina. La prima ad accorgersene, nel pomeriggio del 18, è la giornalista Anna Masera de La Stampa, probabilmente allertata dal caporedattore di italia.it Luca Palamara.


Ciro Esposito, capo dipartimento per l’Innovazione tecnologica, conferma la chiusura del sito: A ottobre Rutelli disse che il portale non era più funzionale. La decisione di chiudere i battenti sarebbe stata presa, intorno alle 19 del 18, dal Dipartimento dell’innovazione tecnologica gestito dal ministro Luigi Nicolais. Senza reazione – come riporta la Stampa – da parte di Francesco Rutelli e dei suoi collaboratori del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, da cui il portale dipendeva. Peccato che il portale fosse già morto dalle 8 di mattina.


Esposito aggiunge anche: Ora siamo pronti per ricominciare in maniera diversa. E il brivido corre nella blogosfera. Che vuol dire? 45 milioni di euro buttati nell’immondizia – più vari arrotondamenti forniti dal Governo stesso – forse non sono ancora abbastanza? Non si sa e non si capisce quanti di questi fondi siano stati effettivamente spesi. Non si sa dove. Il caporedattore di italia.it, Luca Palamara, ha dichiarato: Speravamo in un rilancio visto l’investimento cospicuo (5 milioni e 800 mila euro), abbiamo corretto gli errori denunciati lavorando gratis in questi ultimi mesi, e invece siamo a spasso senza nemmeno una comunicazione ufficiale. Va bene. Ma gli altri?


Nello sfacelo generale, pare che anche le Regioni stiano litigando. Sempre da Scandalo Italiano:


Se non fosse abbastanza chiaro, a chiarire definitivamente le cose ci pensa Margherita Bozzano, assessore al turismo della regione Liguria, assessorato già promotore di un altro famigerato progetto di portale turistico similnazionale prima insensatamente concorrente poi depotenziato da italia.it (e, per compensare il depotenziamento, assessorato ricompensato col ruolo di “responsabile dei contenuti del portale per le Regioni” in italia.it).
La Bozzano, infatti, che è donna volitiva e se ne infischia delle perifrasi diplomatiche, va dritto al cuore del problema. No, non il problema che c’è urgente necessità di un progetto web nazionalturistico serio, efficace, dinamico, che valorizzi quella che forse è la più grande risorsa economica del paese. No, non quel problema, l’altro. Ovvero: Vogliamo avere i 21 milioni che le Regioni, pur avendo in gran parte approvato i progetti relativi ai contenuti da inserire nel portale, non hanno mai ricevuto
. Vista la condotta delle regioni nella vicenda (ricordiamo che nel gennaio 2007, cioè tre anni dopo l’avvio del progetto italia.it, erano ancora a discutere se e come spartirsi i soldi loro destinati, e che a tutt’oggi non hanno ancora prodotto nella sostanza un bit di contenuti), alla Bozzano si potrebbe rispondere in maniera altrettanto spiccia che i 21 milioni, le regioni, dovrebbero averli tutti in monete da due euro. Sui denti.


Ogni ulteriore commento sarebbe superfluo. Tra denaro pubblico disperso, incapacità e soprattutto magnamagna. Con 45 milioni, si mette su il portale paneuropeo, con tanto di 27 sottoportali. Altro che Italia.it. Ma una chicca val bene l’aggiunta: un tempo, sul portale della vergogna, vi era una pagina, come in tutti i siti web che si rispettino, chiamata Chi siamo. Scoppiate immediatamente le polemiche sulla qualità dei contenuti (?), quella pagina ha pensato bene di scomparire. C’è chi l’ha salvata, (Dario Bonacina, giornalista di Punto Informatico, sul suo blog) preservando i nomi – nalla maggior parte di gente probabilmente sotto pagata e ora a spasso, noncjè di alcuni responsabili del framma – per i posteri.


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