Il fascino indiscreto di Beppe Grillo

di Francesco Giurato Commenta

Dobbiamo ammettere che l’idea è affascinante.

Fuori tutti, fuori tutti, devono andare via tutti, dal primo all’ultimo. E devono andare via anche i galantuomini. Anzi prima di tutti devono andare via i galantuomini, che mi dicono ce n’è qualcuno…

Musica e parole di Beppe Grillo, 60 anni, genovese, attore comico ma soprattutto blogger, tra i più quotati – pardon cliccati – al mondo. Ce l’ha con i politici, ça va sans dir, nel giorno del Monnezza-Day, organizzato ieri a Napoli per gridare e far gridare ai napoletani – ma direi ai campani tutti – il loro VAFFA alla gestione criminale della nettezza urbana in quella regione, da quindici anni a questa parte. La metamorfosi è quasi completa, ed il grillo parlante in questi ultimi mesi si è trasformato in leone. Ma facciamo un passo indietro.


Emblematica storia quella di Grillo. Costretto all’esilio mediatico per alcune profetiche considerazioni sulla moralità della classe politica dell’epoca, il comico genovese, dopo il ciclone Tangentopoli, anziché ricevere pubbliche scuse e nuovi contratti, viene dimenticato all’Elba.


Ma il nostro Beppe, novello Napoleone, abbandona furtivamente l’Elba richiamando alla battaglia contro il malcostume politico chi era stato con lui in passato e chi oggi rimane folgorato dalla semplicità del suo messaggio, arrivando a conquistarsi la prima pagina del Times. Inutile elencare le proverbiali battaglie combattute (e vinte!!!), come superfluo è menzionare i record di contatti totalizzati dal suo blog, tra i più cliccati al mondo.


Tutto questo fino a ieri. Con l’appendice degli ultimi mesi di crescente malcontento, testimoniato dai 2 milioni e passa di copie de “La Casta” del duo Stella-Rizzo o dal successo del V-day organizzato dai meet-up dello stesso Grillo l’otto settembre (in attesa di quello sull’informazione che promette di fare il botto il prossimo 25 aprile), oggi la credibilità del comico genovese è ai massimi, e alle Amministrative di aprile sulle schede farà capolino anche il suo faccione accigliato.


Un attore comico che garantisce sulla credibilità di una classe dirigente. Incredibile ma vero, la “Società dello spettacolo” lucidamente preconizzata agli albori della TV da Debord è servita (ndr. chiedi a gugol).


Ma il 13 e 14 aprile, i grillini, stimati approssimativamente in 2 milioni (!), ai seggi saranno chiamati ad esprimersi ovviamente anche sulle “politiche”… Il sondaggista Nando Pagnoncelli accredita la maggioranza delle preferenze dei grillini in favore di Di Pietro, che perderà un po’ di consensi per via dell’apparentamento con il PD, ma viene percepito come il più lontano dal Palazzo. Crespi, ex analista berlusconiano, sostiene che il consenso potenziale del fenomeno grillo “pesa” il 7-10%.


Ora, diciamocelo chiaramente: i partiti, approfittando della possibilità offerta dalla perdurante assenza del voto di preferenza, si apprestano a candidare, quatti quatti, una lunga sfilza di impresentabili. Ma si sa, bisogna portare a casa il risultato, e capita l’antifona, i proclami anti-casta dei candidati ormai non si fa più in tempo a contarli. Poco importa che a parlare siano a volte inquisiti, inquisiti e prosciolti ed inquisiti e condannati, chi per concorsi facili chi per concorso esterno… e poi collusi, concussi, corrotti, prescritti, o al più, volti e nomi a dir poco compromessi.


Siamo nella Società dello spettacolo, e lo spettacolo deve continuare.

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