I dolori del giovane Veltroni, tra legge elettorale, Grandi Coalizioni e presidenzialismo francese (che poi così presidenziale non è)

di Angela Gennaro Commenta

Walter Veltroni, leader del Partito Democratico, finalmente ha parlato. In un’intervista a La Repubblica, spiega le sue ragioni. Siamo a un passo da un traguardo che può essere storico per il Paese, si tratta solo di superare le divisioni, e di fare l’ultimo miglio. Il 2008 sarà l’anno delle riforme, ha già avuto modo di tuonare con ottimismo. Anche se “tuonare” è un parolone per l’immagine del soggetto politico in questione. La verifica di maggioranza è vicina, e nonostante le polemiche letteralmente esplose da alcuni giorni sulla legge elettorale – su input del suo vice, Dario Franceschini – l’ancora Sindaco di Roma è certo di farcela.


Le condizioni di Veltroni. Approccio positivo, ma Walter pone dei limiti: no a un accordo a tutti i costi, sì invece a un sistema misto per salvare il bipolarismo. Sul sistema elettorale, e sulla direzione del Pd sulla questione, risponde così – anche alle frange interne simpatizzanti del modello tedesco: Hanno in mente la Grande Coalizione: ma questo non è e non sarà mai il progetto del Pd. Amen. D’Alema stoppa decisamente il modello francese, Veltroni quello tedesco. Sarà: quello italiano – se di modello si può parlare – resta un dramma.


E sulla rocambolesca proposta di emulare la Grandeur, vera o presunta, dei francesi fatta da Franceschini, arriva la stroncata impietosa del Corriere della Sera . Nientepopodimenoche Giovanni Sartori così scrive: Il nostro stupidume politico quest’anno ha celebrato ed esibito il suo meglio attorno a Capodanno. Perché la proposta elettorale di Dario Franceschini, il numero due di Veltroni, supera ogni precedente primato per: 1)incomprensibilità, 2)confusioni a catena. Primo: incomprensibilità. Vale a dire, non si capisce quale sia l’intento. La proposta Franceschini a chi giova? A chi o cosa serve?


Ineccepibile. A partire dal sunto che la parola stupidume offre. Abbagli, misunderstanding, colossali equivoci di fondo. A partire dalle parole e dai termini stessi utilizzati dai nostri politici. Presidenzialismo? Il presidenzialismo è fatto americano, e non francese. In Francia, semmai, il sistema è semi- presidenziale o, all’inverso, semi-parlamentare. Si aggiunga l’elementare considerazione – quasi da scuole medie, seancora facessero studiare educazione civica – che per idee del genere sarebbe necessario ribaltare la Costituzione. Dettaglio, cianciafruscoleria che sembra sfuggire a Franceschini, che se la cava cambiando le carte in tavola, e cioè riducendo il sistema francese (il semi-presidenzialismo) al puro e semplice sistema elettorale adottato in Francia, e cioè al doppio turno. Ora, il doppio turno è una tecnica elettorale praticata in tutta Europa sin dall’Ottocento.


Tornando ai Dolori del Giovane Walter, dopo le esternazioni di ieri Veltroni ha portato a casa, se non altro, la standing ovation di Parisi e di Bondi. Così come a suo tempo non ci fu possibile riconoscerci nel Veltroni che invece di scegliere si era fatto scegliere – afferma il Ministro della Difesa, Arturo Parisiquesta volta non possiamo non riconoscere la sua scelta, ed essere al fianco del Veltroni che sceglie. Da una parte sta il sistema tedesco e la bozza Bianco, dall’altro la ricerca di una strada che sembra rimettere al centro le parole della stagione dell’Ulivo che lui stesso sembrava aver abbandonato: bipolarismo, scelta dei cittadini, rifiuto del ritorno al proporzionale.


Appoggio anche, guarda un po’, da Forza Italia. Per Giuseppe Pisanu Ha ragione Veltroni: il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza sono conquiste che dobbiamo consolidare e sviluppare. Anche per il coordinatore del partito, Sandro Bondi, la presa di posizione di Veltroni è coraggiosa, condivisibile e coerente tenendo conto delle difficoltà in cui versa oggi il nostro Paese.

[via | Repubblica.it]
[via | Corriere.it]

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