Testamento biologico? Ma de che

di Angela Gennaro 1

Testamento biologico, non s’ha da fare. Alla fine, il risultato è stato quello perfetto, l’unico possibile nel giardino del Papa. E’ brutale? E’ vero. Perché a me sembra, in onesta onestà, una colossale presa in giro. ancora scontro in aula.

E’ passato oggi, infatti, un emendamento che rende sostanzialmente la dichiarazione anticipata, la volontà del paziente, più o meno inutile. La Dichiarazione anticipata di trattamento, l’ormai celeberrima Dat, non sarà vincolante. Se volete usiamo degli eufemismi. Se non volete, diciamo che il testamento biologico è stato affossato.

Quindi, perdonate, che la si farà a fare?

L’Italia aveva bisogno di una risposta concreta in termini di boetica. Una risposta che non poteva essere trovata in pochi mesi (e men che mai in pochi giorni con decreto legge), ma che doveva essere trovata e non dopo anni di inutili litigi all’italiana. L’Italia ne aveva bisogno, e l’Italia è oggi punto e accapo.

Eluana Englaro ci ha obbligati a guardarci allo specchio. Ha accelerato – senza volerlo nè saperlo – un processo che altrimenti non si sarebbe smosso. L’ha scosso, rilanciato. Ci ha fatto guardare allo specchio. E in verità non possiamo non aver visto un’Italia lontana da qualsiasi dignità. La strada della bioetica, da Eluana in po, invece di andare dritta – come pure la vicenda poteva indirizzare – ha fatto un giro su se stessa. Ed è tornata al punto di partenza.

Un bell’emendamento approvato e via. Lo firma Antonio Fosson, guarda caso dell’Udc. Lo aprovano in 136. Lo respingono, invano, in 116. Le Dat erano state rese vincolanti dopo una dura battaglia in Commissione, che aveva sollevato non poche polemiche nella maggioranza. Vogliamo lasciare al medico un margine per poter intervenire a fronte di nuove evidenze scientifiche, dicono dal Pdl. Un margine. Un altro margine è il tempo: il Senato cambia anche la durata della Dat. Passa da 5 a tre anni di validità.

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