Testamento biologico. Ovvero: che ne sarà di noi

di Angela Gennaro 1

Testamento biologico. Il Pd (tanto per cambiare) risulta ancora diviso. Meglio dire spaccato? Indovina chi si contrappone oggi? D’Alema vs Rutelli.

Non lo si dice molto in giro, ma queste sono giornate cruciali per a vicenda. Non lo si dice molto in giro perché vergognosamente e perfettamente all’italiana, dopo il gran chiasso fatto intorno alla povera Eluana Englaro, e dopo la sua morte che è l’unica cosa che le ha ridato dignità in barba ad un Paese che sul suo corpo combatteva improprie battaglie, i giornali italiani si sono allontanati dall’hot topic del testamento biologico.

Sì, qualcuno lo accennna qua e là. Sì, riportano della gente che è scesa in piazza sabato scorso. Sì, la cronaca non smette di esserci… Ma tanto quanto alle istituzioni della faccenda importa meno, così si sono allontanati gli italici media.

Il Partito Democratico, sorprendentemente, non trova l’accordo. E come si fa? Questa faccenda etica e moralòe mette in ginocchio esattamente le più incolmabili differenze di un partito che non è unito. Non se ne parla granché, ma sono ore decisive per il testamento biologico in Senato. Il fatto che il nuovo segretario di partito sia Dario Franceschini vuol dire, a occhio e croce, che proprio lui viene chiamato in causa a gestire il disaccordo. L’incolmabile.

La commissione Sanità del Senato esamina il disegno di legge presentato da Raffaele Calabrò (Pdl) sul testamento biologico. E il Pd litiga. Mediazioni? C’è una versione ufficiale dei fatti: il disegno di legge non prevede la possibilità per il soggetto di decidere sui trattamenti di nutrizione e idratazione artificiale. La posizione ufficiale piddina è tutta nell’emendamento a prima firma Finocchiaro, (appoggiato da D’Alema che spera di vedere vivamente il ddl passare in altra forma, rispetto a quanto previsto dalla maggioranza, a suo dire “non dignitoso” e che non ha pari in nessun altro paese), che prevede che

nell’ambito del principio dell’autodeterminazione, nel rispetto dell’articolo 32, secondo comma, della Costituzione, è ammessa l’eccezionalità del caso in cui la sospensione di idratazione e nutrizione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento

Bene. Peccato che il suddetto testo non sia stato firmato dalla capogruppo del Pd, Dorina Bianchi. Che spiega che, data la delicatezza del passaggio, si ripromette di buttare giù un emendamento maggiormente condiviso. Perché non ce n’è stato tempo.

585, gli emedamenti presentati. dopo la manifestazione di sabato indetta da MicroMega e che ha visto anche Beppino Englaro in prima linea. Siccome emendare è bello, soprattutto nel Pd (solo in questo caso, in forma di grupi o di singoli ne avrebbe prodotto un centinaio), anche Francesco Rutelli ha depositato una serie di emendamenti. L’hanno già chiamata la “terza via” su idratazione e nutrizione artificiale. A fronte di chi dice che è obbligatoria e basta, e a fronte di chi, invece, la ritiene rifiutabile e basta (purché esplicitamente), Rutelli dice: la soluzione è nel confronto tra medico curante e fiduciario.

Una via d’uscita?

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