Piano casa, il no delle Regioni. Home sweet home

di Angela Gennaro Commenta

Piano casa? No grazie. Salta per venerdì la presentazione del decreto al Consiglio dei Ministri del famosissimo piano. Il Governo era deciso, avviato, praticamente certo. Meno decise, come si sa, le Regioni e i Comuni. La Conferenza degli enti locali ha fino a martedì prossimo per trovare un accordo sui contenuti del progetto.

Un’altra chicca, dopo la notizia data dal Ministro Fitto, (un tavolo tecnico per trovare una soluzione condivisa) è la spiegazione di Silvio Berlusconi di questa che è stata la sua più grande idea dei tempi recenti (e che chissà da quali altre azioni politiche sta distogliendo, in fondo, l’italico posto). Il suo piano di rinascita nazionale in salsa edile non varrà per i palazzi dei centri cittadini e i condomini.

Ma guarda un po’.

Qui trovate la versione del piano del Governo Berlusconi. A voi la valutazione sull’applicabilità della stessa. Naturalmente, dopo quello che i profani potrebbero definire un retrofront, il Premier Berlusconi fa sapere che non sia mai che lo si definisca tale:

Nessuna frenata, le regioni non potranno sottrarsi. Andrà qualcosa in Consiglio dei ministri d’accordo con loro. Ma sarà un confronto tecnico. Alla fine, decideremo noi

E che lo fate a fare, allora, il tavolo tecnico?

E se poi doveste mai aver pensato male (e cioè che il benedetto piano casa abbia qualcosa a che fare con il mondo dell’ad personam, quindi con le ville che certamente non possedete), ci pensa Silvio a fugare ogni dubbio. La misura, precisa, riguarderebbe quasi il 50 per cento delle abitazioni mono o bifamiliari.

O meglio: il 25%-28% sono le case monofamiliari, il 13-15% quelle bifamiliari. Voi, però, a occhio… Non vivete in un condominio? Di quelli alti, di cemento, con tanti piani? Comunque il Primo Ministro non vede che rosa, al merito: si aspetta un giro d’affari tra i 50 e i 60 miliardi di giro.

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