Processo breve rinviato, è bagarre fuori e dentro Montecitorio

di Luca Fiorucci Commenta

 

E’ stata una convulsa e tesissima giornata politica oggi alla Camera, dove la maggioranza ha cercato, invertendo l’ ordine del giorno dei lavori, di accelerare l’ iter della legge sul processo breve, che si è conclusa con le forti contestazioni dei manifestanti fuori Montecitorio, ma anche con le “escandescenze” del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, protagonista di un durissimo scontro verbale con il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
L’ opposizione, dopo aver valutato le possibili forme di ostruzionismo, aveva chiesto a Fini di evitare il contingentamento dei tempi, e il presidente della Camera aveva accolto la richiesta raddoppiando i tempi di intervento.
Il capogruppo del PD Dario Franceschini aveva attaccato duramente il governo, affermando: ” Questa è l’ ultima delle vergogne, se non avete la forza morale di fermarvi, almeno provate vergogna per un’ altra pagina nera della Repubblica” e sostenendo che “Il processo breve ha come unico scopo di fermare il processo Mills del presidente del Consiglio, ma le conseguenze immediate saranno che migliaia di processi rischiano la prescrizione e saranno liberati anche imputati di rapina o violenza sessuale. ” Per il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, invece, “Questo è il governo della menzogna. Abbiamo capito a cosa serve il viaggio di Berlusconi a Lampedusa: serve a togliere i riflettori da qua, dove per salvare una sola persona si buttano a mare centinaia di processi”.
Parole simili sono state usate dal leader dell’ UDC Pierferdinando Casini, per il quale è “Il solito provvedimento che serve solo a placare le ossessioni giudiziarie del presidente del Consiglio”.

Nel pomeriggio, però, la tensione si è spostata fuori dell’ aula della Camera, in piazza Montecitorio, in occasione di un presidio organizzato dal Partito Democratico proprio contro il disegno di legge sul processo breve, a cui hanno partecipato anche simpatizzanti del Popolo Viola e dell’ IDV. Alcuni manifestanti hanno superato le transenne arrivando ad un passo dal portone, mentre stava passando il ministro La Russa, che è stato “accolto” da fischi e insulti, e anche da un lancio di monetine.
Una “sorte” analoga è toccata al sottosegretario Daniela Santanchè. I rappresentanti del “Popolo Viola”, comunque, intendono continuare a protestare nei prossimi giorni, e hanno proposto l’ istituzione di un “camper della legalità” permanente in piazza Montecitorio.
Il ministro La Russa, però, non si è dato per vinto, e, una volta in aula, ha accusato l’ opposizione di essere “complice dei contestatori e sempre più violenta”. A quel punto, è intervenuto il capogruppo del PD Franceschini, che ha accusato La Russa di aver provocato i manifestanti, e La Russa gli ha prima fatto segno di tacere, quindi lo ha applaudito in segno di scherno. E’ intervenuto quindi il presidente Fini, invitando il ministro ad “avere un atteggiamento più rispettoso verso l’ aula”, e, al suo secondo “richiamo”, La Russa ha risposto con un gesto che a molti è parso un inequivocabile “vaffa”. Fini ha quindi sospeso la seduta, dicendo: “Onorevole ministro non le consento di offendere la Presidenza”. La Russa ha poi smentito il “vaffa”, ma il Terzo Polo ne ha chiesto le dimissioni da ministro.

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