Più Par Condicio per tutti. Anzi no, aboliamola. Questione di Fede

di Angela Gennaro 2



L’Italia è assai bizzarra. Lui ha già fatto sapere – e non è una novità – che la prima cosa che farà – e la farà, potete esserne certi – sarà abolire quella normativa probabilmente a lui inspiegabile nota ai più come par condicio.


Sarà quell’aggettivo. PAR. Un certo fastidio nell’ascoltarlo, leggerlo, vederlo, non parliamo poi del seguirlo. Ora se ne esce anche quell’altra strana istituzione del… Come la chiamano…? Autorità… Che fastidio. Garante. Peggio che mai. Delle Comunicazioni. dell’Agcom, sì, la chiamano così.


Un richiamo dall’alto. Più par condicio. Più equilibrio in tv tra le forze politiche. Questa la nuova richiesta – bizzarra, ne converrete – è contenuta appunto, nell’atto di richiamo rivolto dall’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Il bello è che l’Agcom sgrida tutti. Sia la Rai che le tv private.

Si richiede:

l’immediato riequilibrio dell’informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale

Che strani questi.


Dal monitoraggio della prima settimana dell’ultima fase della campagna elettorale dopo la presentazione delle liste, particolarmente per quanto riguarda la presenza nei notiziari delle forze politiche, emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre sia nel rapporto tra queste ultime sia, anche, in una certa misura, tra il Pdl e il Pd a favore del primo

Apriti cielo. Ma vorrete scherzare. E comunque quella legge è inutile, no? Sarà abolita a breve.


Comunque l’Agcom dà i numeri. Nella settimana analizzata, dal 10 al 17 marzo, i conti sono stati fatti dall’agenzia su un’unità di misura detta tempo di parola. La conta, insomma, del tempo degli interventi parlati di ogni rappresentante politico.


E cosa hanno scoperto quei burlloni dell’Agcom? (stanno là apposta, tra una cosa e l’altra). Hanno rilevato che il Popolo della Libertà si è portato a casa, nella settimana in oggetto, ben due ore e mezza di servizi in più rispetto al Partito Democratico. Nella fattispecie, nei telegiornali della Rai, di Mediaset, su La7 e Mtv.


L’impari situazione a tutto vantaggio del Pdl si riflette e declina non solo nei tiggì, ma anche negli speciali e negli approfondimenti.


E adesso, una domanda difficile difficile. QUAL E’ IL TG PIU’ SCORRETTO? Chi bacchetta in primis l’Agcom, chi, nel LIBERO e VARIEGATO panorama dll’informazione italiana, dà più degli altri un po’ troppo spazio a Silviuccio??? Lo so. La domanda è un mistero. La risposta è sorprendente. Non verrebbe in mente a nessuno. Ma ci deve essere un errore, in questa faccenda del richiamo dell’Autorità. E’ lo spirito di base che nasconde l’impostazione sbagliata.


Sveliamo il mistero. I burloni dell’Agcom dicono – bizzarro, invero – che il tg più “spostato” è il Tg4 di Emilio Fede.



Secondo i calcoli: il Tg4 ha dedicato il 53,65% degli interventi in voce al Pdl. Al Pd è pure tanto se ha dato 15,66% (immaginiamo il grosso sforzo che possa essere costato, siamo tutti solidali e vicini a Fede), e il 7,93% alla Sinistra-Arcobaleno. Ah, il 6.86% all’Udc.


Gli altri Tg hanno cifre più decenti – non tutti hanno la fortuna di avere un Emilio come direttore – ma insomma lo squilibrio c’è.


Il problema è che qui l’atto di richiamo dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni in caso di violazione della par condicio è il primo step. Nel caso in cui il richiamo non venga accolto, scattano le sanzioni, che vanno da una semplice multa da mille a 20 mila euro fino alla revoca della concessione nei casi più gravi. Ma c’è tempo. E la legge sulla par condicio verrà abolita prima.


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