Repubblicane sexy, democratiche come cani: quando l’America esporta – male – il made in Italy

Quelle come Mara Carfagna: belle, giovani. La politica, in Italia, ha cominciato ad avere, soprattutto negli ultimi tempi, anche e sempre più i connotati e le caratteristiche fisiche del Ministro per le pari opportunità. Giovani, si diceva. Belle da spaccare lo schermo, incantare lo sguardo. Poi, per carità, dietro tale grazia occorrerebbe forse dimostrare di avere un cervello.

Chi ci riesce, chi ci prova, chi nemmeno si sforza. Tanto, prerogativa essenziale rimane sempre e solo quella: essere giovani. Essere belle. Sembrava regola tacita di parte della politica tricolore ma pare che tra un chilo di pasta Barilla e un tubo di Baci Perugina lo stivale abbia cominciato a esportare anche tale prassi. Ovvero, battersi in agoni, una parte contro l’altra. Solo che.

A consentire l’accumulo di frecce nell’arco non sembrano più essere le conoscenze specifiche, la preparazione settoriale, la lungimiranza. Macchè. Semmai: cosce, natiche, seni, corpo nel suo insieme, viso e bocca. Ci si sfida a duello nel nome della bellezza, provando a convincere l’elettore che tanto possa bastare per governare e amministrare la cosa pubblica. pensavamo che fosse peculiarità italiana e invece. Pigli un aereo, ti ritrovi in America e scopri che nel Minnesota la politica viene costruita allo stesso identico modo: a colpi di trucco, abiti succinti, curve mozzafiato.

Sciopero Tirrenia, Matteoli: “Il 30 e il 31 agosto si lavora”

Finale col botto. Fosse Capodanno, si potrebbe anche dire così. Ma. All’epilogo dalle ferie estive, lo sciopero dei dipendenti Tirrenia suona più come doccia fredda, gelata per migliaia di italiani attesi al rimpatrio. Sciopero di 48 ore proclamato dalla Uiltrasporti per il 30 e 31 agosto: il che equivale a mettere in crisi il rientro di quasi 20 mila persone: a conti fatti (dal sindacato stesso) in seguito alla protesta contro il processo di privatizzazione della compagnia si fermeranno venti navi della Tirrenia e otto dell’azienda controllata Siremar.

Fin qui, l’esposizione del problema dal punto di vista del passeggero (costretto, qualora non giunga un dietrofront improvviso e motivato da un incontro tra le parti interessate e il Governo, a trovare un mezzo alternativo) ma cambiando l’angolo della visuale ci si rende pure conto che il senso dello sciopero di due giorni è conseguenza di una situazione quantomeno complessa e articolata che interessa il futuro (lavorativo) di numerosi dipendenti con prole a carico.

Bocchino: “Fini, UdC, Api e Pd al Governo”. Cicchitto: “Che film è?”

Ormai il sito di Generazione Italia è diventato un quotidiano di partito: la voce di Futuro e Libertà passa attraverso il portale di chiara area finiana che si trasforma in cassa di rinonanza nel quale parli a suocera perchè nuora intenda. Nello specifico, è Italo Bocchino, capogruppo parlamentare di Fli, a replicare nuovamente a Silvio Berlusconi e alla crisi in auge al Governo. Per uno dei finiani più convinti, oramai il Premier ha poca scelta: l’unico modo per continuare a governare è quello di optare per un esecutivo composto da larghe intese partitiche. Provocazione, ennesimo botta e risposta, folgorazione?

L’unica strada che ha (Berlusconi, ndr) è appellarsi al Parlamento come gli ha consigliato Casini per varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd ormai delusi“.

L’autoribaltone dei finiani: governo con i centristi

Quella di oggi di Italo Bocchino è una provocazione che potrebbe essere paradossalmente geniale. “Non consegneremo il Paese all’asse Bossi-Tremonti”, scrive su Generazione Italia il capogruppo Fli. Da quel momento, il susseguirsi di agenzie, di reazioni, di commenti, di no, niet, sì, forse è a dir poco martellante. Nuovo governo con i centristi. Nl Pdl i più svegli lo chiamano l’autoribaltone. La politica è in una crisi endemica e irreversibile, e anche le exit strategy stanno prendendo corpo in modi assolutamente inediti e, forse, impensabili.

Bocchino non è uno sprovveduto. Non un suicida politico: al momento, almeno, sembra averlo dimostrato. E certamente l’intervento su Generazione Italia difficilmente può rappresentare un’iniziativa personale. Certo, lui poi in giornata chiarisce, aggiusta il tiro, specifica. Ma la sostanza è quella. E soprattutto sortisce un effetto difficilmente non previsto: quello di una guerra già in corso ma oggi acuita. Tra l’Udc e la Lega di Umberto Bossi.

Berlusconi-finiani, nuova puntata

Ci risiamo. Tira aria di elezioni e non si riesce ad allontanare la possibilità di andare alle urne a breve. Prima i “porta a porta” lanciati da Berlusconi (che ha il copyright dell’idea) e riproposti dieci giorni dopo dal Partito Democratico (… e poi i maligni non possono fare a meno di dire che non riescono ad avere un’idea originale che sia una). Ora il premier rilancia con un messaggio ai Promotori della Libertà. Il concetto è chiaro: preparatevi al voto, anche a breve. La questione dei gruppi finiani a Silvio Berlusconi proprio non va giù. Futuro e Libertà oggi rilancia e chiede al leader del Pdl di annullare la riunione dei probiviri (ricordate? I tre falchi finiani Fabio Granata, Italo Bocchino e Carmelo Briguglio sono stati deferiti ai probiviri del partito). E chiedono anche che si ponga fine a quella che chiamano “campagna mediatica” contro Gianfranco Fini, ovvero la serie di inchieste portate avanti dal Giornale di Feltri prima e da Libero sull’affaire Montecarlo.

Assange, il papà di Wikileaks, accusato di stupro. Anzi no

Che abbia pagato o che debba pagare l’attività di pubblicazione del sito Wikileaks da lui stesso fondato? Non è (ancora) dato saperlo ma la vicenda che ha interessato in prima persona l’australiano 39enne Julian Assange ha dell’incredibile.

In poche ore di distanza, la procura svedese ha prima emesso e poi annullato un mandato di cattura per stupro e molestie: in un clima da imbarazzo generale, le forze di polizia della località scandinava hanno inizialmente, per bocca del direttore delle comunicazioni della procura svedese, Karin Rosander, ammesso la formulazione di un mandato di cattura e poi lo hanno praticamente annullato.

Laconica l’informativa del dietrofront: “Sulla base delle attuali informazioni non vi sono più le basi per sospettare che abbia commesso uno stupro, non è più sospettato di stupro e molestie. Tutte le accuse a suo carico sono state cancellate” e il fondatore di Wikileaks “non è più ricercato”.

Quale potrebbe essere la colpa di Assange (anche perchè, ad oggi, nulla è stato chiarito dalle forze di polizia nè da altri soggetti)?

Fiat Melfi, il Lingotto agli operai reintegrati: “Non venite al lavoro”

Non presentatevi negli stabilimenti Fiat di Melfi perchè non ci sarà alcun lavoro per nessuno di voi tre: pressappoco queste le parole utilizzate dai vertici Fiat nei confronti dei tre operai reintegrati dal giudice del lavoro dopo licenziamento per ingiusta causa.

Rispetteremo il contratto”, ribadiscono dalla casa automobilistica ma nella facolta della Fiat rientra anche la possibilità di non utilizzare il trio in alcuna mansione. Pur riconoscendo il contratto in essere. E’ bastato un telegramma – stesso contenuto per ciascuno – per scatenare l’ennesimo putiferio intorno a una vicenda che già ha fatto parlare in precedenza.

Berlusconi lancia le Squadre della libertà

Un’agenzia di pochi secondi fa recita:
Roma, 21 ago. (Apcom) – Nel corso del doppio vertice che ha tenuto oggi a palazzo Grazioli, il premier Silvio Berlusconi ha dato mandato al Pdl di costituire in tempi brevi le ‘Squadre della libertà‘, una struttura che in raccordo con il partito e i suoi vertici e sotto la guida dell’ala movimentista del Popolo della libertà, si occuperà di radicare il Pdl sul territorio e, in caso di elezioni anticipate, di mobilitarsi per coprire i 61mila seggi elettorali.
Lo scopo del progetto è anche quello di informare i cittadini di quanto fatto dal Governo e di favorirne la strutturazione sul territorio. Allo studio ci sarebbe la possibilità di dotare le Squadre della libertà di tre coordinatori
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Le squadre della libertà?

Pd, Bersani: “Berlusconi ha fallito, ora mobilitiamoci nel più grande porta a porta”

Pierluigi Bersani parla a nome del Partito Democratico. Ha lasciato che Silvio Berlusconi facesse altrettanto interpretando il pensiero del PdL dopo il vertice di Palazzo Grazioli nel quale si è indicata la rotta che la maggioranza non può perdere di vista e poi si è pronunciato: “Che cosa c’è di nuovo sotto il sole? Berlusconi racconta favole, ragiona da caudillo sui temi della democrazia, della Costituzione, della legge elettorale e, al dunque, vuole il suo processo breve. Il documento Pdl certifica, in realtà, il fallimento di questi due anni di governo e non offre base alcuna per affrontare i problemi reali del paese, dei quali non si mostra la minima consapevolezza. Adesso la parola è al Parlamento. Noi apriremo il confronto tra tutte le forze di opposizione e apriremo la nostra mobilitazione nel paese. Certamente, con un governo così non si può andare avanti“.

Futuro e Libertà al PdL: “La vittoria di Fini”

Al termine del vertice tra i principali referenti del Popolo della Libertà, a cantare vittoria è stato il gruppo parlamentare Futuro e Libertà. I deputati vicini al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, hanno infatti dichiarato che dietro il documento programmatico emesso dal PdL al fine di individuare una convergenza politica che allontani una spaccatura e le conseguenti elezioni anticipate, c’è in realtà una lineare presa d’atto delle istanze espresse in più di una circostanza dai finiani.

Come dire: Silvio Berlusconi chiede a Fini quel che la terza carica istituzionale ha sempre preteso, il rispetto del programma elettorale. Anche se, in verità, qualcosa di più rispetto a quanto indicato in quello, c’è. A evidenziare la situazione simil paradossale ci pensano i tre referenti più intransigenti di Fli.

Il PdL a Futuro e Libertà: “Accordo in cinque punti, altrimenti si vota entro dicembre”

Vertice a Palazzo Grazioli con i principali referenti del Popolo del Libertà per definire la strategia da intraprendere per far uscire allo scoperto i finiani di Futuro e Libertà: Silvio Berlusconi e tutta la pattuglia hanno stilato e redatto un documento di dieci pagine nelle quali sono contenuti i punti programmatici da sottoporre a Gianfranco Fini e compagnia: in caso di assonanza, percorso ancora congiunto da qui alla fine del mandato (o, almeno, fino a che durerà); in caso di divergenze, elezioni entro dicembre.

Oltre sei ore di conciliabolo per evidenziare nuovamente i cinque cardini su cui non si prescinde: federalismo fiscale, fisco, Sud, giustizia e sicurezza. Ovvero, Tutti punti non trattabili, sui quali i capigruppo Pdl di Camera e Senato elaboreranno una mozione di fiducia da sottoporre alle Camere a settembre. Un comunicato a fine vertice e le parole del Presidente del Consiglio, determinato nel sostenere che Noi non dobbiamo conquistare nessuno, nemmeno i finiani. Sono rimasti nel Pdl e io personalmente, ma credo nessuno dei dirigenti del partito, non ho fatto nessuna telefonata. Inoltre, ribadisco che sul Presidente della Camera non ho mai incentivato alcuna campagna giornalistica“.

Tutto Bossi: tra elezioni comunali e nazionali

Umberto Bossi sembra svolgere uno dei lavori più belli del mondo: fa l’oracolo. Ormai lo si vede sempre meno nei salotti che contano (in delegazione, per la Lega Nord, ci vanno Roberto Calderoli e l’omonimo Maroni) mentre non perde un appuntamento che sia uno per stare intorno e in mezzo alla base. Padrone di casa di molte feste estive di partito, il Senatur sembra – tra i politici italiani – quello con le idee più chiare (e non sarebbe la prima volta): parla poco ma lo fa in maniera talmente lineare e chiara che non comprenderlo è impossibile.

Tiene banco la diatriba tra PdL e Fli, tra Berlusconi e Fini, tra berlusconiani e finiani e Bossi non fa che ripetere da settimane le stesse parole: “Ipotizzo un eventuale ritorno alle urne per le elezioni entro la fine di novembre, primi di dicembre“. Da Calalzo di Cadore, il Senatur ha ripreso la volontà di ricorrere presto al voto e mettere il popolo nelle condizioni di scegliersi un eventuale Governo senza che venga utilizzato un esecutivo tecnico: “Col presidente vediamo se una soluzione si trova. Prima si fa… Così non è possibile andare avanti. Ormai la macchina sta correndo verso le elezioni. Per fermarla? Occorrerebbe qualche gesto importante: per esempio, le dimissioni di Fini sarebbero un gesto fondamentale“.

No-Berlusconi Day 2, il popolo viola in piazza a ottobre

La replica del No-B Day, manifestazione per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi e dell’esecutivo dallo stesso presieduto che si è svolta a Piazza San Giovanni (Roma) lo scorso 5 dicembre 2009, potrebbe arrivare entro l’autunno: colorati di viola (colore che identifica gli aderenti), migliaia di persone invasero allora le vie della Capitale dietro a uno striscione dove campeggiava la scritta: “Berlusconi dimissioni“.

Numerosi, in quella circostanza, gli interventi di personalità illustri: da Salvatore Borsellino (fratello di Paolo) a Moni Ovadia, da Ascanio Celestini a Dario Fo e Franca Rame, da Fiorella Mannoia al magistrato Domenico Gallo con chiusura affidata a Roberto Vecchioni, cimentatosi in un concerto. L’evento nacque in seguito a un tam tam in rete: i social network riuscirono, nella circostanza, a farsi strumento necessario per i promotori (organizzazioni e società civile) al fine di convocare a raccolta la popolazione. E’ stato uno dei primi cortei nato spontaneamente dal basso: poi, per carità, vi si infilarono anche partiti ed esponenti politici garantendo la propria adesione.

Fini e il nuovo partito

Ho intervistato in questi giorni Enzo Palmesano per un’intervista che verrà trasmessa a breve su Current Tv. Abbiamo chiaccherato a lungo della situazione politica in scena in Italia in questo agosto 2010 così strano. Lui ci ha raccontato del suo libro uscito ad aprile (Gianfranco Fini – Sfida a Berlusconi di Aliberti), cominciato a scrivere in tempi non sospetti: la rottura era certo nell’aria, e il percorso che ha poi portato al 22 aprile 2010, con il botta e risposta mediatico di Fini e Berlusconi (il leggendario “Che fai, mi cacci?), ma il libro aveva intravisto il Tullianismo e il percorso politico finiano già prima che si concretizzasse in questi scenari di oggi.

Oggi Enzo ipotizza e analizza: «Se davvero Gianfranco Fini lanciasse il suo nuovo partito anti-berlusconiano dalla festa di Mirabello, prevista a settembre, correrebbe il rischio di evocare l’investitura di Giorgio Almirante che appunto a Mirabello indicò l’attuale presidente della Camera come proprio delfino per la poltrona di segretario del MSI-DN e quindi di leader del continuismo neofascista. Si tratterebbe di un passaggio delicato che, sul piano simbolico, potrebbe far sospettare un ritorno all’almirantismo, che è stato la declinazione del fascismo nella mutata stagione della Repubblica nata dopo la seconda guerra mondiale». Fabio Granata ha lanciato ufficialmente la nascita di una nuova forza politica intorno a Gianfranco Fini.